Al fine di evitare la presunzione di rinuncia in appello
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Al fine di evitare la presunzione di rinuncia in appello

Secondo la Corte di Cassazione con l'ordinanza dell'8 novembre 2024 la n. 28802 in tema di appello, al fine di evitare la presunzione di rinuncia ex articolo 346 cod. proc. civ., è necessario riproporre le domande e le eccezioni non accolte in primo grado; tale riproposizione, pur potendo avere luogo in qualsiasi forma idonea ad evidenziare la volontà di riaprire la discussione e sollecitare la decisione su di esse e, dunque, in maniera libera da forme, deve tuttavia essere fatta in modo specifico, non essendo al riguardo sufficiente un generico richiamo alle difese svolte ed alle conclusioni prese dinanzi al primo giudice

Ricognizione debito da terzi con legittimazione
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Ricognizione debito da terzi con legittimazione

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|11 novembre 2024| n. 29078.

La ricognizione di debito e la promessa di pagamento possono provenire da un soggetto terzo rispetto al debitore, purché legittimato dal punto di vista sostanziale a disporre del patrimonio su cui incide l'obbligazione dichiarata.

Nel caso specifico, la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di merito che aveva ravvisato il riconoscimento di debito nella dichiarazione formulata, in seno a una proposta transattiva, per conto del debitore, da una società sua mandataria, non essendo stata dedotta la carenza di potere rappresentativo.

Complanarità teleologica: ammissibilità nuova domanda
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Complanarità teleologica: ammissibilità nuova domanda

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|8 novembre 2024| n. 28873.

Nel processo civile di cognizione, ciò che rende ammissibile l'introduzione in giudizio da parte dell'attore di un diritto diverso da quello originariamente fatto valere oltre la barriera preclusiva segnata dall'udienza ex art. 183 c.p.c. è il carattere della teleologica "complanarità". Tale diritto deve attenere alla medesima vicenda sostanziale già dedotta, correre tra le stesse parti, tendere alla realizzazione (almeno in parte) dell'utilità finale già avuta di mira con l'originaria domanda (salva la differenza tecnica di petitum mediato) e rivelarsi di conseguenza incompatibile con il diritto per primo azionato.

Nel caso specifico, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso avverso la decisione che, in un giudizio promosso per la risoluzione di un contratto di compravendita, aveva ritenuto tardiva la domanda subordinata di annullamento del contratto per vizio della volontà formulata con la prima memoria ex art. 183 c.p.c.

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Impugnazione inammissibile se parte adiuvata rinuncia

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|11 novembre 2024| n. 28907.

L'interventore adesivo dipendente non ha un'autonoma legittimazione ad impugnare, salvo che l'impugnazione sia limitata alle questioni specificamente attinenti la qualificazione dell'intervento o la condanna alle spese poste a suo carico. Pertanto, la sua impugnazione è inammissibile qualora la parte adiuvata non abbia esercitato il proprio diritto di proporre impugnazione ovvero abbia fatto acquiescenza alla decisione ad essa sfavorevole. L'interventore non è legittimato ad impugnare in via surrogatoria ex art. 2900 c.c. qualora il debitore non sia stato inerte per aver posto in essere comportamenti idonei e sufficienti a far ritenere utilmente espressa la sua volontà in ordine alla gestione del rapporto.

Nel caso specifico, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione proposta dagli eredi di un lavoratore deceduto in un infortunio sul lavoro, intervenuti nel processo instaurato dalla curatela fallimentare della società datrice di lavoro nei confronti dell'assicuratore della responsabilità civile, avendo la curatela dichiarato di voler fare acquiescenza alla pronuncia d'appello.

Responsabilità avvocato: valutazione prognostica “ex ante”
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Responsabilità avvocato: valutazione prognostica “ex ante”

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|11 novembre 2024| n. 29050.

La valutazione sull’esistenza di una colpa professionale dell’avvocato deve essere compiuta con un giudizio "ex ante", valutando la possibile utilità dell’iniziativa intrapresa o omessa, senza che l’avvocato possa garantirne l’esito favorevole. Tale giudizio deve seguire le regole causali in materia di responsabilità civile, secondo il principio del “più probabile che non”, in base al quale può ritenersi che l’omissione dell’avvocato abbia avuto efficacia causale diretta nella determinazione del danno. Occorre distinguere tra l’omissione di condotte che, se tenute, avrebbero evitato l’evento dannoso, dall’omissione di condotte che, invece, avrebbero prodotto un vantaggio. In entrambi i casi, possono esserci gli estremi per la responsabilità civile, ma, mentre nella prima ipotesi l’evento dannoso si è verificato, nella seconda il danno, che, se patrimoniale, sarebbe da lucro cessante, deve essere oggetto di un accertamento prognostico, dato che il vantaggio patrimoniale che il danneggiato avrebbe tratto dalla condotta altrui, che invece è stata omessa, non si è realizzato e non può essere empiricamente accertato.

Nel caso specifico, relativo a cinque diversi giudizi risarcitori promossi nell’interesse del ricorrente e tutti definiti con pronunce preliminari in rito a causa di una serie di omissioni procedurali imputabili all’avvocato, la Corte di Cassazione, avendo ascritto la fattispecie in esame alla seconda delle due ipotesi, non potendosene stabilire con certezza l’esito, ha confermato l’insussistenza della responsabilità professionale invocata anche in sede di legittimità dal ricorrente.

Contratto agrario: Erede e la coltivazione abusiva
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Contratto agrario: Erede e la coltivazione abusiva

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|8 novembre 2024| n. 28876.

L'art. 49 della l. n. 203 del 1982 - il quale, in caso di morte del proprietario di fondo rustico, prevede, in capo all'erede che esercita al momento dell'apertura della successione attività agricola sul fondo condotto e di proprietà del "de cuius", il diritto alla continuazione della coltivazione con un contratto di affitto con gli altri coeredi - non trova applicazione qualora l'erede prosegua l'attività agricola già esercitata dal "de cuius" abusivamente e senza alcun titolo, per essere stato il contratto di affitto stipulato con quest'ultimo dichiarato nullo per violazione degli artt. 4 e 8 della l. n. 379 del 1967.

Actio interrogatoria: incide su diritto potestativo
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Actio interrogatoria: incide su diritto potestativo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28666 del 7 novembre 2024, ha chiarito la natura e gli effetti dell'actio interrogatoria (artt. 481 c.c. e 749 c.p.c.).

L'actio interrogatoria è un'azione che consente a chiunque vi abbia interesse di chiedere all'autorità giudiziaria di fissare un termine entro il quale il chiamato all'eredità deve dichiarare se accetta o rinuncia.

La Corte ha precisato che tale azione non ha lo scopo di risolvere conflitti tra diritti, ma incide sul diritto potestativo del chiamato all'eredità, ovvero sulla sua facoltà di accettare o rinunciare. La dichiarazione di accettazione resa in seguito all'actio interrogatoria non determina una delazione dell'eredità in via succedanea o un accrescimento a favore di altri chiamati.

In altre parole, l'actio interrogatoria serve semplicemente a "sollecitare" il chiamato a prendere una decisione sull'eredità, ma non definisce in modo definitivo chi è erede e quali sono i diritti degli altri chiamati.

Pertanto, restano impregiudicate tutte le questioni che possono sorgere tra i chiamati, compresa quella relativa all'acquisto della qualità di erede da parte dell'interrogato per effetto di un atto o di un fatto precedente all'instaurazione del procedimento.

Consegna chiavi cassaforte perfeziona contratto deposito
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Consegna chiavi cassaforte perfeziona contratto deposito

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28565 del 6 novembre 2024, ha stabilito che in un contratto di trasporto e custodia valori, la consegna delle chiavi della cassaforte costituisce un contratto di deposito, con obblighi per entrambe le parti. Oltre all'obbligo del vettore, vi è un obbligo di custodia delle chiavi e dei valori nella cassaforte. In caso di furto, il depositario è responsabile se non dimostra che l'inadempimento è dovuto a cause non imputabili, secondo l'art. 1218 cod. civ.

Esdebitazione non esclusa per patrimonio scarso
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Esdebitazione non esclusa per patrimonio scarso

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28505 del 6 novembre 2024, ha stabilito che un debitore non può essere escluso dal beneficio dell'esdebitazione secondo l'art. 142 l.fall., a causa della scarsa consistenza del suo patrimonio. Questo è valido purché tale condizione non derivi da condotte ostruzionistiche, negligenti o fraudolente del debitore. La valutazione si concentra sui requisiti soggettivi elencati nell'art. 142 l.fall., escludendo l'importanza del requisito oggettivo, in linea con l'art. 280, comma 1, CCII.

Estensione proprietà comune ed il mandato speciale condomini
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Estensione proprietà comune ed il mandato speciale condomini

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28675 del 7 novembre 2024, ha stabilito che la richiesta di estendere la proprietà comune di un condominio a un'area adiacente, acquisita per usucapione, supera i poteri dell'assemblea condominiale e dell'amministratore. Tale azione richiede un mandato speciale da parte di ogni condomino, poiché comporta l'accrescimento del diritto di comproprietà e l'assunzione proporzionale degli obblighi correlati.