La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28482 del 5 novembre 2024, ha stabilito che un contratto di mutuo può includere un termine di restituzione deciso dal creditore, ma la clausola deve rispettare lo schema causale del mutuo senza rendere immediatamente esigibile il debito. Nel caso specifico, la Corte ha confermato la decisione che ha ritenuto corretta la richiesta di restituzione delle somme da parte della mutuante, senza necessità di fissare un termine secondo l'art. 1817 c.c.
Categoria: Sentenze – Ordinanze
Doppia iscrizione a ruolo per errore del cancelliere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28468 del 5 novembre 2024, ha stabilito che la doppia iscrizione a ruolo dello stesso atto di citazione, causata da un errore del cancelliere, non rende nulla la sentenza. Questo perché tale violazione dell'art. 168 c.p.c. non lede il diritto di difesa del convenuto, specialmente se quest'ultimo non si è costituito in nessuno dei due giudizi ed è stato dichiarato contumace.
Ricognizione di debito e la nozione di rapporto fondamentale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28448 del 5 novembre 2024, ha stabilito che la nozione di rapporto fondamentale, menzionata nell'art. 1988 c.c., si estende non solo al titolo del rapporto, cioè ai fatti costitutivi dell'obbligazione, ma anche alle specifiche articolazioni di quel rapporto. Queste articolazioni includono ogni singolo rapporto obbligatorio derivante da esso, definito anche dal suo oggetto, ovvero dal rapporto credito-debito che costituisce il diritto soggettivo portato in giudizio.
Inadempimento venditore: acquirente non paga interessi
L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 28308 del 4 novembre 2024 stabilisce che, se il mancato adempimento di un obbligo contrattuale è colpa esclusiva del venditore, l'acquirente non è tenuto a pagare gli interessi legali sul prezzo pattuito.
Ampliamento uso parti comuni in condominio
La Sentenza della Corte di Cassazione n. 28336 del 4 novembre 2024 chiarisce che, in un condominio, ogni condomino può utilizzare le parti comuni grazie al diritto di condominio. Tuttavia, l'uso delle parti comuni può essere ampliato tramite un titolo che attribuisce maggiori diritti, secondo l'art. 1118 del codice civile. Se invece le parti comuni vengono utilizzate per fornire un'utilità aggiuntiva a una proprietà esclusiva, si crea una servitù.
Dolo incidente: risarcimento senza annullamento contratto
L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 28291 del 4 novembre 2024 chiarisce che, in caso di dolo incidente, un contraente che subisce raggiri e sostiene che avrebbe stipulato il contratto a condizioni diverse, può chiedere il risarcimento dei danni senza dover annullare il contratto. La richiesta di risarcimento si basa sul presupposto che i raggiri non abbiano influito in modo determinante sul consenso, mantenendo così il contratto valido.
Accertamento data scrittura privata nel fallimento
L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 28214 del 4 novembre 2024 stabilisce che, nel processo di verifica del passivo fallimentare, l'accertamento della data anteriore di una scrittura privata che documenta un credito deve seguire le regole dell'art. 2704, comma 1, del codice civile. Il curatore fallimentare è considerato terzo rispetto ai creditori e al fallito, e il giudice può rilevare d'ufficio la questione. Se il curatore avvia un giudizio separato per contestare l'inadempimento di un creditore, ciò implica il riconoscimento della data anteriore della scrittura, poiché il dovere di lealtà e probità non consente di modificare la propria posizione processuale per convenienza.
Litisconsorzio e riassunzione con successore parte estinta
L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 28333 del 4 novembre 2024 stabilisce che, in un giudizio rescissorio dopo una cassazione con rinvio, è necessario coinvolgere tutte le parti della sentenza cassata. Se una parte non esiste più, la riassunzione del processo deve essere fatta nei confronti del suo successore. Nel caso specifico, un giudizio è stato riassunto contro il condominio invece che contro gli ex soci di una società estinta.
Prosecuzione attività societaria: non sempre dannosa
L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 28320 del 4 novembre 2024 afferma che, nelle società di capitali, continuare l'attività dopo una causa di scioglimento non è necessariamente dannoso. Gli amministratori non sono automaticamente responsabili se la loro condotta non conservativa non ha causato danni, o se ha persino avvantaggiato la società. La responsabilità non sussiste senza prova di un pregiudizio al patrimonio sociale.
Vittoria in primo grado e le eccezioni assorbite
L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 28295 del 4 novembre 2024 stabilisce che una parte completamente vittoriosa in primo grado non è tenuta a presentare appello incidentale per riesaminare domande o eccezioni respinte o non esaminate. È sufficiente riproporre tali questioni nelle difese del giudizio di secondo grado. La Corte ha cassato con rinvio una sentenza che aveva erroneamente richiesto un appello incidentale per un'eccezione di prescrizione assorbita.







