Accordo patrimoniale divorzio: natura negoziale
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Accordo patrimoniale divorzio: natura negoziale

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 1985 del 28 gennaio 2025, precisa che l'accordo transattivo riguardante la divisione dei beni, raggiunto tra le parti durante una causa di separazione o divorzio, ha valore contrattuale e produce i suoi effetti anche senza la necessità di essere approvato dal giudice (omologazione). Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato la decisione che, in una disputa successiva tra gli ex coniugi su tali beni, aveva considerato l'accordo privo di effetti. La corte territoriale non aveva applicato correttamente le regole di interpretazione dei contratti e non aveva considerato che le somme riconosciute nell'accordo non dipendevano interamente dalla vendita di un immobile a un prezzo specifico

Omessa trascrizione conclusioni: mera irregolarità di norma
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Omessa trascrizione conclusioni: mera irregolarità di norma

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2033 del 28 gennaio 2025, chiarisce che la mancata o incompleta trascrizione delle richieste delle parti (conclusioni) nella sentenza è generalmente un semplice errore formale che non ne inficia la validità. Tuttavia, diventa un vizio che può invalidare la sentenza se ha concretamente influenzato l'operato del giudice. Questo accade quando la mancata trascrizione porta a una mancata decisione sulle domande o eccezioni delle parti (omessa pronuncia), oppure a una motivazione insufficiente sui punti cruciali sollevati dalle parti stesse.

Limite legale uso non è diritto reale terzo
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Limite legale uso non è diritto reale terzo

La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1949 del 28 gennaio 2025, precisa che un limite imposto dalla legge sulle possibilità di utilizzo del terreno da parte del proprietario non è la stessa cosa dell'attribuzione a un terzo di un diritto reale parziario (come una servitù). Quest'ultimo diritto, se non concesso volontariamente tramite un accordo, può derivare solo da una procedura di esproprio conclusa positivamente con un decreto di esproprio o un accordo di cessione volontaria. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato la sentenza che aveva respinto la richiesta di liberare i terreni su cui si trovava un impianto sciistico, basandosi sulla semplice esistenza di un limite all'uso del proprietario previsto dal piano regolatore generale (in termini di edificabilità e realizzazione di strutture che potessero ostacolare le piste da sci).

Giudice amministrativo: competenza legata a potere pubblico
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Giudice amministrativo: competenza legata a potere pubblico

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2312 del 31 gennaio 2025, precisa che la competenza del giudice amministrativo, anche quando esclusiva, si basa su un legame con l'esercizio di poteri tipici della pubblica amministrazione, cioè quei poteri autoritativi che la caratterizzano. Se invece la pubblica amministrazione viola il principio generale di non danneggiare gli altri (neminem laedere) con azioni od omissioni che non derivano dall'esercizio, neanche indiretto, di attività amministrativa, la competenza è del giudice ordinario. In quest'ultimo caso, non spetta al giudice amministrativo la giurisdizione generale di legittimità perché si tratta di diritti soggettivi e non di interessi legittimi. Allo stesso modo, non sussiste la giurisdizione esclusiva sull'uso del territorio, che è riservata al giudice amministrativo solo per controversie su atti o provvedimenti e, secondo l'articolo 7 del codice del processo amministrativo, anche per comportamenti, ma solo se collegati, anche indirettamente, all'esercizio del potere amministrativo.

Notifica a familiari: convivenza non necessaria.
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Notifica a familiari: convivenza non necessaria.

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2154 del 30 gennaio 2025, precisa che per la notifica degli atti, secondo l'articolo 139, secondo comma, del codice di procedura civile, è sufficiente consegnare l'atto a un membro della famiglia del destinatario, senza dover dimostrare che questa persona conviva con lui. La legge presume (presunzione "iuris tantum") l'esistenza del rapporto di parentela e ciò rende valida la notifica, a meno che non si provi che la presenza del familiare nella casa del destinatario era solo occasionale.

Interpretazione atti processuali ed ermeneutica contrattuale
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Interpretazione atti processuali ed ermeneutica contrattuale

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2360 del 31 gennaio 2025, chiarisce come contestare l'interpretazione di un atto processuale fatta dal giudice di merito. La parte che non concorda deve specificare quale norma sull'interpretazione dei contratti (articoli 1362 e seguenti del codice civile, applicabili in generale) è stata violata, oppure indicare un difetto di motivazione nell'applicazione di tali norme. Inoltre, il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità, quali ragionamenti del giudice sono in contrasto con i criteri interpretativi e quale parte precisa dell'atto è stata interpretata in modo errato.

Procura nulla se la firma è illeggibile
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Procura nulla se la firma è illeggibile

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2150 del 30 gennaio 2025, stabilisce che una procura speciale per agire in giudizio rilasciata per una società correttamente nominata è nulla se la firma è illeggibile e il nome del firmatario, indicato genericamente come legale rappresentante, non compare nel testo della procura, né nell'intestazione o in calce all'atto. La nullità sussiste anche se manca l'indicazione specifica della funzione o carica del firmatario che permetterebbe di identificarlo tramite i documenti del processo o il registro delle imprese. Nel caso specifico, la Cassazione ha accolto l'eccezione sollevata dalla società appellata (ora ricorrente) sulla validità della procura del difensore della società appellante, un vizio non rilevato dal giudice d'appello che avrebbe dovuto concedere un termine per sanarlo. La Suprema Corte, ribadendo questi principi, ha annullato con rinvio la decisione impugnata.

Fallibilità: Accertamento base istruttoria prefallimentare.
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Fallibilità: Accertamento base istruttoria prefallimentare.

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2223 del 30 gennaio 2025, precisa che lo stato di fallibilità previsto dall'articolo 15, comma 9, della legge fallimentare deve esistere al momento in cui viene dichiarato il fallimento. La verifica di tale condizione si basa sulle prove raccolte nella fase istruttoria precedente al fallimento. Non sono rilevanti i documenti presentati successivamente nel giudizio di reclamo (articolo 18 della legge fallimentare) per dimostrare che la condizione di fallibilità è venuta meno, anche se tali documenti risalgono a prima della dichiarazione di fallimento. Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la decisione impugnata, ritenendo irrilevante la presentazione, solo in sede di reclamo, dei documenti che attestavano l'adesione della società debitrice a una definizione agevolata di debiti fiscali, avvenuta prima dell'apertura della procedura concorsuale, dato che la società non si era difesa davanti al primo giudice.

Accordo CTU non è conciliazione giudiziale tipica
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Accordo CTU non è conciliazione giudiziale tipica

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2212 del 30 gennaio 2025, chiarisce che un accordo tra le parti verbalizzato dal consulente tecnico d'ufficio (CTU) non è una conciliazione giudiziale che chiude automaticamente il processo, specialmente se redatto senza la presenza del giudice e al di fuori dei casi di contestazione contabile previsti dall'articolo 199 del codice di procedura civile. Tuttavia, se il giudice ne riconosce gli elementi, tale accordo può costituire una vera e propria transazione sostanziale. Questo significa che pone fine alla disputa iniziale e crea nuovi obblighi per le parti coinvolte. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello che aveva ritenuto non vincolante l'accordo raggiunto dalle parti durante un processo poi conclusosi con il deposito del verbale di definizione concordata, solo perché non era stato formalizzato in un provvedimento del giudice.

Esclusa responsabilità precontrattuale da clausola arbitrale
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Esclusa responsabilità precontrattuale da clausola arbitrale

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2145 del 30 gennaio 2025, precisa che in un arbitrato irrituale, una clausola compromissoria che affida agli arbitri le dispute sull'interpretazione, esecuzione e risoluzione del contratto a cui si riferisce, salvo diversa indicazione, include solo le controversie basate sul contratto stesso. Pertanto, non rientrano in queste controversie quelle relative al risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale. In questo caso, il contratto non è la fonte del diritto al risarcimento, ma solo un fatto antecedente.