L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 26299 dell'8 ottobre 2024 afferma che, se due giudizi tra le stesse parti riguardano lo stesso rapporto giuridico e uno è stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento compiuto preclude il riesame del medesimo punto di diritto in un successivo giudizio. Questo vale anche se il secondo giudizio ha finalità diverse. Nel caso specifico, una casa di cura non può rimettere in discussione un punto già deciso in un giudizio precedente contro una ASL per il pagamento di interessi su prestazioni sanitarie.
Categoria: Sentenze – Ordinanze
Dare-avere senza compensazione propria necessaria
L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 26365 del 9 ottobre 2024 chiarisce che quando debiti e crediti tra due soggetti derivano da un unico rapporto complesso, non si applica la compensazione "propria", ma un semplice accertamento di dare e avere. Questo consente al giudice di elidere automaticamente i crediti reciproci senza necessità di eccezione di parte o domanda riconvenzionale. Nel caso specifico, la Corte ha annullato una sentenza riguardante un contratto di leasing risolto, sottolineando che le pretese delle parti erano poste contabili di un unico rapporto.
Prova della tempestività del ricorso in Cassazione
Per la Cassazione con l'ordinanza del 9 ottobre 2024| la n. 26314 al fine di provare la tempestività del ricorso in Cassazione oltre alla copia conforme della sentenza notificata deve essere depositata anche la relata di notifica (nel caso di specie pec di accettazione e consegna), in caso contrario il ricorso è inammissibile. Tuttavia il ricorso può ritenersi procedibile anche in assenza del deposito della relata di notificazione della sentenza se dal ricorso si evince il rispetto del termine di 60 giorni per la notificazione.
Non dispersione prova documentale vincola tutti gradi
L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 26298 dell'8 ottobre 2024 afferma che nel processo civile, il principio di "non dispersione della prova" si applica anche ai documenti, sia telematici che cartacei. Questi documenti dimostrano il fatto storico rappresentato, influenzando il giudizio in tutti i gradi e non dipendono dalle scelte difensive successive della parte che li ha prodotti. Nel caso specifico, la Corte ha annullato una sentenza perché non ha rispettato questo principio in una causa tra una casa di cura e una ASL per il pagamento di prestazioni sanitarie.
Responsabilità sanitaria ed il giudizio controfattuale
L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 25825 del 27 settembre 2024 tratta dell'accertamento del nesso causale nella responsabilità sanitaria. Il giudizio controfattuale deve confrontare la condotta alternativa lecita con l'evento dannoso per valutare se il danno fosse evitabile. Nel caso specifico, la Corte ha annullato una sentenza che aveva erroneamente escluso la rilevanza causale di un intervento chirurgico rispetto a uno conservativo, non valutando correttamente se l'intervento conservativo avrebbe potuto evitare il danno neurologico permanente.
Valutazione della formula del giuramento decisorio
Secondo l'ordinanza della Corte di Cassazione del 27 settembre 2024 n. 25866, la valutazione (positiva o negativa) della decisorietà della formula del giuramento decisorio, che - attese le finalità di questo speciale mezzo di prova - deve essere tale che, a seguito della prestazione del giuramento stesso, altro non resta al giudice che verificare l’”an iuratum sit”, onde accogliere o respingere la domanda sul punto che ne ha formato oggetto, è rimessa all’apprezzamento del giudice del merito, il cui giudizio circa la sua idoneità a definire la lite è sindacabile in sede di legittimità con esclusivo riferimento alla sussistenza di vizi logici o giuridici attinenti all’apprezzamento espresso dal predetto giudice (Nel caso di specie, relativo ad un giudizio definito nei gradi di merito con la condanna dell’odierna ricorrente al rilascio di un immobile in quanto dalla stessa occupato senza titolo e legittimamente rivendicato dal proprietario quale successore testamentario, la Suprema Corte, nel ribadire l’enunciato principio, ha ritenuto inammissibile anche il motivo di impugnazione prospettato sul punto, non avendo la ricorrente medesima indicato nella relativa censura i predetti vizi).
Disconoscimento conformità copia informatica
L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 26200 del 7 ottobre 2024 chiarisce che il disconoscimento della conformità di una copia informatica di un documento analogico depositato telematicamente è regolato dall'art. 2719 c.c., non dalle norme sul processo civile telematico. Per essere efficace, il disconoscimento deve essere accompagnato da una dichiarazione chiara che specifichi il documento contestato e le differenze rispetto all'originale. Il giudice è incaricato di verificare la conformità attraverso le prove presentate, diversamente dal disconoscimento della scrittura privata che, senza verificazione, ne impedisce l'uso.
Lavoratore e le condotte in contrasto con i doveri aziendali
L'ordinanza della Corte di Cassazione n. 26181 del 7 ottobre 2024 stabilisce che l'obbligo di fedeltà del lavoratore, previsto dall'art. 2105 c.c., deve essere interpretato in combinazione con i principi di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.). Ciò implica che il lavoratore deve evitare qualsiasi comportamento, anche al di fuori dell'ambito lavorativo, che possa essere dannoso o in conflitto con gli interessi dell'azienda. Il caso specifico riguardava un dirigente di un'azienda speciale che aveva assunto un ruolo in un'impresa privata, creando un potenziale conflitto di interessi.
Responsabilità contrattuale della banca per prelievi abusivi
Per la suprema Corte con l'Ordinanza del 27 settembre 2024 la n. 25855 in ordine alla responsabilità contrattuale della banca per prelievi abusivi effettuati dal promotore finanziario infedele, incombe sul cliente danneggiato l'onere di provare la distrazione delle somme dal proprio conto corrente, mentre spetta alla banca provare il fatto estintivo dell'altrui pretesa risarcitoria, costituito dall'accreditamento della somma derivante dagli investimenti effettuati dal promotore su altri conti correnti nella giuridica disponibilità del cliente.
Titolarità della posizione soggettiva vantata in giudizio
Secondo l'ordinanza della Corte di Cassazione del 27 settembre 2024, la n. 25860, la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicché spetta all’attore allegarla e provarla, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto




