Buona fede contrattuale: tutela interessi reciproci
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Buona fede contrattuale: tutela interessi reciproci

L'ordinanza n. 656/2025 della Corte di Cassazione sottolinea l'importanza della buona fede nell'esecuzione di un contratto. Questo principio generale impone a ogni parte di agire in modo da proteggere gli interessi dell'altra, anche al di là di quanto specificamente previsto nel contratto o dalla legge. Ciò significa che ogni parte deve adattare il proprio comportamento per non danneggiare l'utilità dell'altra e, in certi limiti, tollerare inadempimenti non gravi. Un semplice ritardo nell'esercitare un proprio diritto può violare la buona fede se non ha una giustificazione valida e causa un danno all'altra parte. Nel caso specifico, la Cassazione ha criticato una sentenza che aveva ritenuto legittimo il recesso di un promissario acquirente da una vendita immobiliare senza valutare se il suo silenzio prolungato, nonostante gli acconti versati, fosse contrario al principio di buona fede, dato che avrebbe dovuto agire più tempestivamente.

Comunanza di clientela nell’ambito della concorrenza sleale
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Comunanza di clientela nell’ambito della concorrenza sleale

L'ordinanza n. 626/2025 della Corte di Cassazione chiarisce il concetto di "comunanza di clientela" nell'ambito della concorrenza sleale. Non si tratta necessariamente degli stessi identici clienti, ma dell'insieme dei consumatori che hanno lo stesso bisogno e che, per soddisfarlo, possono rivolgersi a diversi prodotti simili o che si sostituiscono l'uno all'altro. Di conseguenza, esiste un rapporto di concorrenza anche tra imprenditori che vendono gli stessi prodotti utilizzando canali di distribuzione diversi, come ad esempio negozi fisici e piattaforme online. La Corte ha quindi annullato una precedente sentenza che aveva escluso la concorrenza sleale tra un'attività con negozi fisici e una online.

Immissioni acustiche provenienti dal traffico stradale
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Immissioni acustiche provenienti dal traffico stradale

L'ordinanza n. 631/2025 della Corte di Cassazione si occupa delle immissioni acustiche, anche quelle provenienti dal traffico stradale. La Corte precisa che in questi casi si applica l'articolo 844 del Codice Civile, che regola i conflitti tra diversi usi di proprietà vicine. Il criterio fondamentale per valutare se queste immissioni sono lecite è la tollerabilità, un limite che non può essere superato da specifiche normative tecniche. Infatti, il diritto alla salute e a una normale qualità della vita devono prevalere sulle esigenze della produzione economica, in linea con un'interpretazione della legge che rispetti i principi costituzionali.

Leasing: tasso determinabile esternamente
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Leasing: tasso determinabile esternamente

L'ordinanza n. 711/2025 della Corte di Cassazione affronta il tema del leasing immobiliare. Stabilisce che la mancata indicazione esplicita del "tasso leasing" nel contratto non lo rende automaticamente nullo per indeterminatezza dell'oggetto, a condizione che il tasso sia comunque determinabile in modo chiaro e oggettivo attraverso il riferimento a criteri esterni prestabiliti. Questo meccanismo di determinazione "per relationem" deve essere tale da non lasciare spazio a incertezze o decisioni arbitrarie da parte della società di leasing, garantendo così la trasparenza per il cliente riguardo ai costi e alle condizioni economiche del contratto. Tuttavia, nel caso specifico esaminato, la Corte ha ritenuto valida la dichiarazione di nullità delle clausole di indicizzazione all'Euribor e al Libor e della clausola "rischio cambio" a causa della mancanza di indicazioni fondamentali come la base temporale di riferimento.

Garanzia “a prima richiesta”: basta richiesta stragiudiziale
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Garanzia “a prima richiesta”: basta richiesta stragiudiziale

L'ordinanza n. 660/2025 della Corte di Cassazione si occupa dei contratti autonomi di garanzia, in particolare quando è previsto il pagamento "a prima richiesta". In questi casi, se il contratto fa riferimento alla clausola di decadenza dell'articolo 1957 del Codice Civile (che prevede un termine di sei mesi per agire), questo riferimento deve essere interpretato in modo restrittivo, limitandosi al solo termine semestrale. Per evitare la decadenza, quindi, è sufficiente inviare una semplice richiesta di pagamento al garante entro sei mesi, senza la necessità di avviare un'azione legale nello stesso periodo.

Letture contatori somministrazione non sono prove assolute 
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Letture contatori somministrazione non sono prove assolute 

L'ordinanza n. 512/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che le letture dei contatori nei contratti di somministrazione non sono prove assolute dei consumi. Se un cliente contesta i consumi riportati, spetta al fornitore dimostrare che il contatore funzionava correttamente. Allo stesso tempo, il cliente deve provare che l'eccesso di consumo è dovuto a cause esterne che non avrebbe potuto prevenire con una normale cura dell'impianto. In pratica, si tratta di un equilibrio di responsabilità tra fornitore e cliente riguardo alla prova dei consumi.

Comodato a vita termine certo e durata incerta
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Comodato a vita termine certo e durata incerta

L'ordinanza n. 573/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che il contratto di comodato di un immobile, stipulato per durare fino alla morte del comodatario, è considerato un contratto a termine. Sebbene la data di scadenza precisa sia incerta ("quando"), è certo che il contratto terminerà ("an"). In questo modo, il comodante limita la sua possibilità di rientrare in possesso dell'immobile a suo piacimento, mentre il comodatario ha la garanzia di poterlo utilizzare per tutta la durata della sua vita.

Strategia legale condivisa nessuna responsabilità avvocato
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Strategia legale condivisa nessuna responsabilità avvocato

L'ordinanza n. 469/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che se un cliente e il suo avvocato concordano una specifica strategia processuale, decidendo insieme tempi e luoghi per presentare determinate richieste, e questa strategia si dimostra corretta, l'avvocato non può essere ritenuto responsabile per eventuali errori o omissioni commessi in altri momenti o sedi del processo. In sostanza, se le scelte strategiche sono condivise e fondate, si esclude la responsabilità professionale dell'avvocato.

Usucapione: ipoteca non si estingue automaticamente
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Usucapione: ipoteca non si estingue automaticamente

L'ordinanza n. 565/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che l'usucapione, ovvero l'acquisizione di un bene tramite possesso prolungato, non cancella automaticamente un'ipoteca esistente su quel bene. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 160 del 2024, ha confermato che l'ipoteca, come altri pesi e vincoli, può coesistere con l'usucapione. In pratica, chi usucapisce un bene non lo riceve libero da ipoteche o altri gravami preesistenti. Questo è rilevante, ad esempio, nei casi di opposizione all'esecuzione forzata da parte di chi ha usucapito il bene ipotecato.

Decisione accelerata e successiva udienza pubblica
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Decisione accelerata e successiva udienza pubblica

La sentenza n. 560/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che se un caso, inizialmente destinato a una decisione rapida secondo l'articolo 380-bis del Codice di Procedura Civile, viene invece discusso in un'udienza pubblica per la sua importanza, allora non si possono applicare le sanzioni per lite temeraria previste dall'articolo 96, commi 3 e 4, dello stesso codice. In altre parole, il passaggio all'udienza pubblica segnala che la decisione finale non è stata così semplice e ovvia come si pensava all'inizio, rendendo inapplicabili le sanzioni per chi perde la causa.