La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1923 del 28 gennaio 2025, precisa che per il risarcimento del danno derivante da un comportamento illecito contro la concorrenza, il termine di prescrizione per l'azione legale inizia a decorrere da quando il danneggiato è stato informato in modo adeguato, o si sarebbe potuto ragionevolmente aspettare che lo fosse usando la normale attenzione. Questa conoscenza non riguarda solo la violazione commessa da altri, ma anche l'esistenza di un possibile danno ingiusto. La verifica di tale conoscenza non deve avvenire in modo automatico, ma valutando le circostanze specifiche di ogni caso
Categoria: Sentenze – Ordinanze
Nascita indesiderata: responsabilità e volontà interruzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 1903 del 27 gennaio 2025, chiarisce che nel risarcimento per nascita indesiderata dovuta a errore medico, l'impossibilità per la madre di scegliere l'interruzione volontaria della gravidanza (lecita solo in casi eccezionali) a causa di insufficiente informazione del medico può generare responsabilità civile. Ciò avviene se: a) sussistono le condizioni previste dall'articolo 6 della legge n. 194 del 1978; b) emerge la volontà della donna di non proseguire la gravidanza. L'onere di provare questa volontà spetta alla madre, ma può essere assolto anche tramite indizi, purché le condizioni che avrebbero permesso l'interruzione siano state indicate tempestivamente e gli indizi siano gravi, precisi e concordanti come richiesto dall'articolo 2729 del codice civile
Ricognizione: dichiarazione astrazione processuale causa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 1879 del 27 gennaio 2025, precisa che il riconoscimento di un debito è un atto dichiarativo che ha l'effetto di rendere astratta la causa del debito solo se non ci sono dubbi sulla sua interpretazione. Non può essere considerato un riconoscimento di debito un documento che si limita a raccontare dei fatti senza ammettere, neanche implicitamente, l'obbligo di restituire qualcosa.
Riunione cause e Preclusioni maturate valgono solo per la prima
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 1877 del 27 gennaio 2025, precisa che la riunione di cause identiche non le fonde realmente in un unico procedimento. Ogni causa mantiene la sua autonomia riguardo ai fatti da provare e alle questioni da decidere. Per evitare abusi del processo e tutelare il diritto di difesa della parte che ha maturato preclusioni, rispettando il principio del "ne bis in idem", il giudice deve esaminare e decidere solo la causa iniziata per prima. La decisione si basa sui fatti allegati nei termini e sulle prove raccolte in quella prima causa. Un'eccezione si verifica solo se la prima causa non può portare a una decisione nel merito, eliminando così l'ostacolo all'esame della causa iniziata successivamente. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello. I giudici di merito avevano erroneamente esteso a una causa identica, iniziata dopo, le preclusioni maturate nella prima opposizione a decreto ingiuntivo, che era rimasta senza una vera decisione perché il decreto ingiuntivo era stato dichiarato inefficace in un altro procedimento (articolo 188 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile).
Servitù coattiva: azione contro tutti proprietari
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1900 del 27 gennaio 2025, precisa che l'azione legale per ottenere la costituzione di una servitù coattiva di passaggio a favore di un terreno senza accesso diretto alla via pubblica (fondo intercluso) deve essere intentata contro tutti i proprietari dei terreni che si trovano tra il fondo intercluso e la strada pubblica, considerando tutti i possibili percorsi praticabili. Questo perché tale azione crea un processo con più parti necessariamente coinvolte (litisconsorzio necessario) a causa della stretta connessione tra i vari rapporti bilaterali, tutti mirati a garantire l'esercizio del diritto di passaggio. Lo stesso principio si applica ai casi previsti dagli articoli 1051, comma 3, e 1052 del codice civile. Se il giudice ordina di integrare il contraddittorio chiamando in causa tutti i proprietari necessari e ciò non avviene, il processo deve essere dichiarato estinto secondo le norme del processo civile, senza che questo comporti il rigetto della domanda.
Postergazione incompatibile con compensazione fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1865 del 27 gennaio 2025, chiarisce che esiste una incompatibilità fondamentale tra la regola della postergazione dei crediti da rimborso dei finanziamenti dei soci (prevista dall'articolo 2467 del codice civile) e la possibilità di compensare i debiti e i crediti in sede fallimentare (disciplinata dall'articolo 56 della legge fallimentare). In sostanza, il socio creditore il cui credito è postergato non può usare tali crediti per compensare eventuali debiti che ha verso la società fallita. Questo perché la protezione dei creditori esterni della società è un obiettivo inderogabile, che prevale anche sulle ragioni che normalmente permettono a un creditore "in bonis" di compensare il proprio credito con un debito verso un soggetto fallito
Revocatoria atto anteriore: serve dolo specifico
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1898 del 27 gennaio 2025, precisa che nell'azione revocatoria riguardante un atto di disposizione compiuto prima della nascita del credito, per provare l'elemento soggettivo della "dolosa preordinazione" richiesto dall'articolo 2901, comma 1, numero 1, del codice civile, non basta che il debitore fosse consapevole del danno che l'atto avrebbe causato ai creditori (dolo generico). È invece necessario dimostrare che il debitore ha compiuto quell'atto proprio in previsione del futuro debito, con lo scopo di rendere più difficile o impossibile l'esecuzione forzata o comunque di compromettere il soddisfacimento del credito, modificando la consistenza del suo patrimonio (dolo specifico). Inoltre, se l'atto è a titolo oneroso, è necessario che il terzo fosse a conoscenza di questo specifico intento del debitore riguardo al debito futuro.
Bolla XAB non sempre obbligatoria, ma completa
La sentenza n. 1597/2025 della Corte di Cassazione, richiamando la sentenza C-319/21 della Corte di Giustizia UE, stabilisce che nel trasporto interno di prodotti ortofrutticoli freschi tra piattaforma e punto vendita dello stesso soggetto, non è obbligatoria l'emissione della "bolla XAB". Tuttavia, se tale documento viene emesso, deve contenere indicazioni specifiche, corrette e complete per garantire il controllo di conformità in ogni fase della commercializzazione, a prescindere dalle informazioni presenti su imballaggi, fatture o schede sul mezzo di trasporto.
Solidarietà appalto: ferie escluse da retribuzione
La sentenza n. 1450/2025 della Corte di Cassazione precisa che la responsabilità solidale del committente, ai sensi dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 276/2003, si limita ai soli "trattamenti retributivi" dovuti ai dipendenti dell'appaltatore o del subappaltatore, escludendo l'indennità sostitutiva per ferie e permessi non goduti. Quest'ultima, invece, può rientrare nei "trattamenti economici e normativi" previsti dall'articolo 118, comma 6, del decreto legislativo n. 163/2006 (nel testo anteriore alle modifiche del decreto legislativo n. 50/2016, applicabile in base al regime transitorio dell'articolo 216 dello stesso decreto n. 50), la cui applicazione dipende dalla data di pubblicazione dei bandi o avvisi di gara (prima o dopo il 19 aprile 2016).
Indennizzo vincoli espropriativi: giudice ordinario
La sentenza n. 1625/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulla controversia promossa dal proprietario di un fondo in area protetta che chiede l'indennizzo previsto dall'art. 15 della legge n. 394/1991 per vincoli ambientali di natura sostanzialmente espropriativa imposti dalla Pubblica Amministrazione. In questo caso, la domanda non riguarda l'esercizio del potere pubblico, ma la lesione di un diritto soggettivo derivante dalla conformazione legale della proprietà. La Cassazione ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva negato la giurisdizione ordinaria nella vicenda di proprietari nel Parco nazionale del Pollino che lamentavano l'impossibilità di attività agro-silvo-pastorali e di taglio boschivo a causa dei vincoli del piano del parco.





