La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 13662 del 21 maggio 2025, ha stabilito un importante principio in materia di ricorsi per cassazione. La sentenza sottolinea che, affinché un ricorso che contesta la violazione dell'art. 2909 c.c. (relativo all'efficacia del giudicato) sia ammissibile, deve essere autosufficiente. Questo significa che il ricorrente è obbligato a indicare in modo specifico e dettagliato, nel ricorso stesso, la parte del provvedimento passato in giudicato di cui lamenta l'errata interpretazione. La mancata specifica di tale elemento comporta l'inammissibilità del ricorso, in ossequio al principio di autosufficienza sancito dall'art. 366, comma 1, n. 6 c.p.c.
Categoria: Sentenze – Ordinanze
Duplicare titoli esecutivi limiti e condizioni.
Esposizione ampia e chiara
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 13612 del 21 maggio 2025, ha analizzato la legittimità della duplicazione dei titoli esecutivi. La sentenza ha stabilito che un creditore, pur essendo già in possesso di un titolo esecutivo (come un decreto ingiuntivo), può ottenerne un secondo. Tuttavia, questa possibilità non è assoluta ed è soggetta a tre condizioni fondamentali:
L'azione non deve essere stata consumata, ovvero non deve essere violato il principio del ne bis in idem (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto).
Deve sussistere l'interesse ad agire da parte del creditore, come previsto dall'art. 100 c.p.c.
Non deve essere riscontrato un abuso del diritto o del processo.
Nel caso specifico, la Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva ridotto l'importo di una cartella di pagamento. La Corte ha ritenuto che il creditore, già in possesso di un decreto ingiuntivo mai eseguito, non avesse un interesse specifico a duplicare i titoli iscrivendo a ruolo una somma identica a quella del provvedimento monitorio.
Rimessione in pristino non sempre quale azione reale
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 13377 del 20 maggio 2025, ha chiarito che la richiesta di rimessione in pristino dello stato dei luoghi non è un elemento sufficiente per qualificare automaticamente un'azione come di natura reale (cioè basata su un diritto di proprietà o altro diritto reale). La Corte ha precisato che la rimessione in pristino può essere intesa anche come una richiesta di risarcimento del danno in forma specifica. Di conseguenza, il giudice deve esaminare l'intera domanda giudiziale e il contesto fattuale per determinare la corretta natura dell'azione, senza fermarsi alla mera formulazione della richiesta di ripristino.
Il giudice deve accertare la natura del conto anticipi
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 13670 del 21 maggio 2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia bancaria. La sentenza chiarisce che, quando un "conto anticipi" è parte di una relazione con un cliente, il giudice di merito, prima di calcolare i saldi finali, ha l'obbligo di accertare la natura di tale conto. L'analisi è volta a verificare se il conto anticipi sia autonomo dagli altri conti del correntista. Solo se viene confermata tale autonomia, il giudice può procedere a conteggiare separatamente il saldo specifico di questo conto, per giungere a una determinazione corretta delle somme complessive dovute o a credito del cliente.
Atto di accertamento non basta per la proprietà
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 13014 del 15 maggio 2025, ha ribadito un principio fondamentale in tema di acquisto della proprietà a titolo derivativo di un bene immobile. La sentenza chiarisce che un semplice "atto di accertamento" non è sufficiente a trasferire la proprietà.
Contraddittorietà motivazione su riduzione prezzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 13217 del 19 maggio 2025, ha affrontato il tema della riduzione del prezzo in una compravendita di terreno con permesso di costruire, a causa dell'illegittimità di una variante edilizia. La pronuncia ha chiarito quando la motivazione di una sentenza può essere considerata contraddittoria e, quindi, censurabile in Cassazione.
La Corte ha stabilito che si verifica un vizio di contraddittorietà della motivazione – che può essere rilevato in sede di ricorso in Cassazione – quando la sentenza di merito, nel respingere la domanda di riduzione del prezzo, non considera o contraddice un'affermazione fatta in precedenza nel suo stesso ragionamento.
Onere prova simulazione e la posizione del terzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 13219 del 19 maggio 2025, ha stabilito un importante principio in materia di simulazione contrattuale, definendo l'onere della prova in capo al terzo che agisce in giudizio.
La Corte ha chiarito che se un terzo (estraneo all'accordo simulato) propone un'azione di simulazione, basandosi su elementi presuntivi per dimostrare che il contratto di vendita è fittizio, spetta all'acquirente dimostrare l'effettività della transazione. Nello specifico, l'acquirente ha l'onere di provare l'avvenuto pagamento del prezzo.
Differenza tra servitù e diritto personale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 13210 del 19 maggio 2025, ha ribadito i criteri distintivi tra una servitù prediale e un diritto personale di godimento. La sentenza è cruciale per comprendere la natura dei vincoli che possono gravare su un bene immobile. La Corte ha chiarito che una servitù richiede un legame di asservimento oggettivo tra due fondi: un fondo servente, che sopporta un peso, e un fondo dominante, che ne trae un'utilità. Questa utilità deve essere inerente al fondo stesso, non alla persona che lo possiede. L'essenza della servitù, infatti, è un vincolo reale che incrementa l'utilizzazione, la comodità o l'amenità del fondo dominante, a prescindere da chi ne sia il proprietario in un dato momento. La servitù è un diritto reale sulla cosa altrui ("ius in re aliena") e si trasferisce automaticamente con la proprietà dei fondi.
Contratto quando è un appalto o una vendita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 13463 del 20 maggio 2025, ha fornito importanti chiarimenti sui criteri per distinguere un contratto di vendita da un contratto di appalto, specialmente quando la fornitura di beni si affianca alla prestazione di lavoro. La decisione è fondamentale per determinare le norme applicabili al rapporto tra le parti.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 13463 del 20 maggio 2025, ha fornito importanti chiarimenti sui criteri per distinguere un contratto di vendita da un contratto di appalto, specialmente quando la fornitura di beni si affianca alla prestazione di lavoro. La decisione è fondamentale per determinare le norme applicabili al rapporto tra le parti.
Risarcimento danni lievi e spese processuali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 13383 del 20 maggio 2025, ha affrontato due importanti questioni in materia di responsabilità civile e risarcimento danni: la liquidazione dei danni biologici di lieve entità e il criterio della soccombenza per la ripartizione delle spese processuali.




