Sinistro stradale dinamica è giudizio di fatto insindacabile
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Sinistro stradale dinamica è giudizio di fatto insindacabile

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25987 del 24 settembre 2025, ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità (ricorso in Cassazione) riguardo all'accertamento dei fatti nei giudizi relativi a sinistri derivanti dalla circolazione stradale.

La Suprema Corte ha stabilito che l'attività di apprezzamento svolta dal giudice di merito, concernente la ricostruzione della dinamica dell'incidente, l'accertamento della condotta dei conducenti dei veicoli, la sussistenza o meno della loro colpa (e l'eventuale graduazione) e l'accertamento del rapporto di causalità tra i comportamenti e l'evento dannoso, si concreta in un giudizio di mero fatto.

Pertanto, tale giudizio resta sottratto al sindacato di legittimità, il che significa che la Cassazione non può riesaminare i fatti come accertati nei precedenti gradi di giudizio. L'unica condizione per l'intangibilità di tale giudizio è che il ragionamento posto a base delle conclusioni del giudice di merito sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico. In sostanza, il ricorso in Cassazione non può contestare il modo in cui il fatto è stato ricostruito, ma solo se il giudice ha errato nell'applicazione della legge o se la sua motivazione è illogica o insufficiente (nei limiti previsti dal vigente art. 360 c.p.c.).

Danno per lesione affidamento e giurisdizione
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Danno per lesione affidamento e giurisdizione

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 26080 del 25 settembre 2025, ha fornito importanti chiarimenti in merito alla giurisdizione competente a conoscere delle cause di risarcimento del danno per lesione dell'affidamento causata dall'illegittimo rilascio di un permesso a costruire.

La Suprema Corte ha confermato che si verte in una materia che rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 133, comma 1, lettera f), del Codice del Processo Amministrativo (c.p.a.), dove il giudice amministrativo conosce anche dei diritti soggettivi (come il diritto al risarcimento).

Tuttavia, per stabilire con certezza la giurisdizione, è necessario operare una distinzione sulla base della natura del comportamento che ha causato la lesione dell'affidamento:

Comportamenti connessi al potere pubblico: Se la lesione è riconducibile a comportamenti posti in essere nell'esercizio di un potere pubblico (ad esempio, l'atto amministrativo illegittimo di rilascio del permesso) o ad essi collegati anche in via mediata, la giurisdizione spetta al Giudice Amministrativo.

Comportamenti materiali puri: Se la lesione è causata da meri comportamenti materiali della Pubblica Amministrazione, che siano estranei all'esercizio del potere pubblico, la giurisdizione compete al Giudice Ordinario.

In sintesi, la giurisdizione si determina in base al criterio della causa petendi, verificando se l'azione risarcitoria affondi le sue radici nell'esercizio di un potere amministrativo o in una condotta puramente materiale.

Tasso leasing determinabile: trasparenza ed elementi certi
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Tasso leasing determinabile: trasparenza ed elementi certi

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25984 del 23 settembre 2025, ha affrontato il tema della trasparenza contrattuale nel settore del leasing immobiliare, in particolare riguardo all'obbligo di indicazione del "tasso leasing" ai sensi dell'art. 117, comma 4, del Testo Unico Bancario (T.U.B.).

La Suprema Corte ha stabilito che la mancata indicazione esplicita del "tasso leasing" nel contratto non determina la violazione dell'art. 117, comma 4, T.U.B. se il tasso è comunque determinabile per relationem. Ciò è possibile a condizione che il rinvio avvenga a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci che siano obiettivamente individuabili, senza lasciare alcun margine di incertezza o discrezionalità in capo alla società di leasing.

La ratio della norma è individuata nell'esigenza di salvaguardare la trasparenza economica a favore del cliente, consentendogli di intuire o prevedere il livello di spesa e di rischio del contratto di durata.

Nel caso specifico, la Cassazione ha ritenuto corretta la decisione impugnata, in quanto la Corte territoriale aveva accertato che il contratto di leasing conteneva elementi definiti e idonei a consentire l'oggettiva determinabilità dei tassi, quali le modalità di rimborso del finanziamento, l'ammontare dei canoni, il loro numero, la scadenza e il prezzo di riscatto

Interposizione fittizia: partecipazione del terzo contraente
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Interposizione fittizia: partecipazione del terzo contraente

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25980 del 23 settembre 2025, ha stabilito il criterio distintivo tra l'interposizione fittizia di persona (simulazione) e l'interposizione reale di persona (mandato senza rappresentanza o fiducia).

La Suprema Corte ha chiarito che l'interposizione fittizia esige l'imprescindibile partecipazione all'accordo simulatorio non solo dell'interponente (il vero contraente) e dell'interposto (il prestanome), ma anche del terzo contraente.

Il terzo contraente è chiamato a esprimere la propria adesione all'intesa raggiunta dai primi due (anche in un momento successivo al loro accordo), manifestando così la volontà di assumere gli obblighi e i diritti contrattuali direttamente nei confronti dell'interponente, replicando un meccanismo analogo a quello della rappresentanza diretta.

Al contrario, la mancata conoscenza da parte del terzo contraente degli accordi intercorsi tra interponente e interposto (o la mancata adesione a essi, anche se conosciuti) fa rientrare la fattispecie nella diversa categoria dell'interposizione reale di persona. In questo caso, il terzo stipula un contratto valido ed efficace solo con l'interposto, che è l'unico obbligato nei suoi confronti, salvo poi trasferire gli effetti all'interponente in un momento successivo

I presupposti soggettivi dell’azione revocatoria ordinaria
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I presupposti soggettivi dell’azione revocatoria ordinaria

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25983 del 23 settembre 2025, ha specificato i presupposti soggettivi dell'azione revocatoria ordinaria (disciplinata dall'art. 2901 c.c.).

La Suprema Corte ha ribadito che, ai fini dell'azione revocatoria, è sufficiente la mera consapevolezza (scientia damni) da parte del debitore alienante e del terzo acquirente che l'atto dispositivo causi una diminuzione della garanzia generica dei creditori, riducendo la consistenza patrimoniale del debitore.

Non è richiesta, invece, la collusione tra debitore e terzo, né è necessario che il terzo acquirente fosse a conoscenza dello specifico credito per cui l'azione viene proposta.

Tuttavia, la conoscenza da parte del terzo dello specifico credito diventa un requisito necessario solo se l'azione revocatoria ha ad oggetto un atto a titolo oneroso che sia stato compiuto prima del sorgere di tale credito (cd. consilium fraudis anticipato).

In sintesi, per gli atti successivi al sorgere del credito, la semplice consapevolezza del pregiudizio arrecato alla garanzia patrimoniale è sufficiente a fondare l'azione contro il terzo.

Sospensione giudizio non definitiva e concorde istanza parti
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Sospensione giudizio non definitiva e concorde istanza parti

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 26536 del 1 ottobre 2025, ha specificato le condizioni e i limiti per la sospensione del giudizio di primo grado a seguito di appello immediato avverso una sentenza non definitiva.

La Suprema Corte ha stabilito che, in tale ipotesi, la sospensione può essere disposta dal giudice istruttore esclusivamente su concorde istanza delle parti, come previsto dall'articolo 279, quarto comma, c.p.c.

Viene categoricamente esclusa la possibilità di disporre tale sospensione in applicazione analogica dell'articolo 295 c.p.c. (che disciplina l'ipotesi di pendenza di una controversia pregiudiziale). Tale esclusione si fonda su due ragioni:

La natura eccezionale della norma di cui all'art. 295 c.p.c.

La mancanza di una lacuna normativa, dato che la fattispecie specifica è già regolata dall'art. 279, comma 4, c.p.c.

Inoltre, la Cassazione ha ribadito che non è più configurabile un potere discrezionale di sospensione in capo al giudice, a seguito delle modifiche introdotte agli artt. 42 e 295 c.p.c. ad opera della Legge n. 353 del 1990

Opponibilità trust a creditori: prevale la legge nazionale
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Opponibilità trust a creditori: prevale la legge nazionale

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 26471 del 1 ottobre 2025, ha affrontato il delicato tema dell'opponibilità del trust, istituito ai sensi dell'art. 2 della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985 (resa esecutiva in Italia con la Legge n. 364 del 1989), nei confronti dei terzi creditori del disponente (colui che istituisce il trust).

La Suprema Corte ha stabilito che l'opponibilità del trust ai terzi creditori non è regolata dalla legge scelta dal disponente ai sensi della Convenzione. Al contrario, tale opponibilità è regolata dalla legge nazionale (italiana). Questo principio si fonda sull'assunto che non è possibile derogare alle norme poste a protezione dei creditori in caso di insolvibilità semplicemente mediante una manifestazione di volontà, come pure previsto in linea generale dall’art. 15, lettera e), della Convenzione stessa.

Tra le norme inderogabili a tutela dei creditori, la Cassazione ha ricompreso certamente l'azione revocatoria di cui all'art. 2901 c.c. Ciò significa che, anche in presenza di un trust straniero o regolato da una legge straniera scelta dal disponente, i creditori italiani possono agire con l'azione revocatoria (se ne sussistono i presupposti) per rendere inefficace l'atto di conferimento dei beni in trust e tutelare la propria garanzia patrimoniale

Autovelox: serve omologazione, non basta sola approvazione
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Autovelox: serve omologazione, non basta sola approvazione

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 26521 del 1 ottobre 2025, ha fornito un importante chiarimento riguardo alla validità degli accertamenti di violazioni del Codice della Strada per superamento dei limiti di velocità, eseguiti con apparecchi "autovelox".

La Suprema Corte ha affermato che è illegittimo l'accertamento eseguito con apparecchio "autovelox" che sia stato solo "approvato" ma non "debitamente omologato". Questo perché la preventiva approvazione dello strumento di rilevazione elettronica della velocità non può essere considerata, sul piano giuridico, equipollente all'omologazione ministeriale, che è invece prescritta dall'articolo 142, comma 6, del Codice della Strada (Dlgs n. 285 del 1992).

La Cassazione ha motivato questa distinzione richiamando la citata disposizione e l'articolo 192 del relativo regolamento di esecuzione (Dpr n. 495 del 1992). Tali norme dimostrano che i processi di approvazione e omologazione hanno caratteristiche, natura e finalità diverse. L'omologazione garantisce una verifica più rigorosa della conformità dello strumento ai requisiti tecnici e funzionali stabiliti, assicurando maggiore affidabilità e tutela per il cittadino

CTU può acquisire documenti oltre le preclusioni istruttorie
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CTU può acquisire documenti oltre le preclusioni istruttorie

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 26529 del 1 ottobre 2025, ha definito i poteri e i limiti di acquisizione probatoria del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) nell'ambito del processo civile.

La Suprema Corte ha chiarito che il CTU, pur operando entro i limiti delle indagini che gli sono state assegnate e nel rispetto del principio del contraddittorio delle parti, ha la facoltà di accertare tutti i fatti inerenti all'oggetto della lite il cui accertamento si renda necessario per rispondere ai quesiti posti dal giudice.

Tale potere incontra un limite fondamentale: il CTU non può accertare i fatti principali che costituiscono l'onere di allegazione delle parti a fondamento della domanda o delle eccezioni (salvo che non si tratti di fatti principali che il giudice può rilevare d'ufficio).

Entro questi limiti, la Cassazione ha riconosciuto al CTU la possibilità di acquisire tutti i documenti necessari al fine di rispondere ai quesiti, anche prescindendo dall'attività di allegazione delle parti. Questo perché le preclusioni istruttorie vigenti a carico delle parti (che devono depositare i documenti entro i termini stabiliti) non si applicano all'attività del consulente, il cui obiettivo è fornire al giudice gli elementi tecnici per la decisione.

Cumulo domande: rito ordinario prevale, salvo rito lavoro
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Cumulo domande: rito ordinario prevale, salvo rito lavoro

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 26537 del 1 ottobre 2025, ha analizzato la disciplina del cumulo di domande soggette a riti diversi introdotta dall'art. 40 c.p.c., nel testo novellato dalla Legge n. 353 del 1990.

La Suprema Corte ha chiarito che il cumulo nell'unico processo di domande che andrebbero trattate con riti processuali differenti è consentito esclusivamente in presenza di ipotesi qualificate di connessione "forte" o "per subordinazione", ovvero quelle contemplate dagli articoli 31, 32, 34, 35 e 36 c.p.c.

La regola processuale generale per gestire tale cumulo stabilisce che le domande, sia che siano proposte cumulativamente fin dall'inizio sia che vengano successivamente riunite, devono essere trattate secondo il rito ordinario (quello, cioè, prevalente).

Tuttavia, è prevista un'importante deroga: il rito ordinario non si applica se una delle domande cumulativamente proposte riguarda una controversia di lavoro o previdenziale. In quest'ultimo caso, che costituisce un'eccezione, prevale il rito speciale (quello del lavoro o previdenziale), garantendo la celerità tipica di tali procedure anche alle altre domande connesse