Identità bene: essenziale tra preliminare e definitivo
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Identità bene: essenziale tra preliminare e definitivo

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30427 del 26 novembre 2024, ha ribadito un principio fondamentale in tema di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto (art. 2932 c.c.), con particolare riferimento al contratto preliminare e al contratto definitivo.

La Corte ha affermato che la sostanziale identità del bene oggetto del trasferimento è un elemento imprescindibile che lega il contratto preliminare e il contratto definitivo.

Di conseguenza, la sentenza che, ai sensi dell'art. 2932 c.c., "tiene luogo" del contratto definitivo non concluso, deve necessariamente riprodurre lo stesso assetto di interessi che le parti avevano stabilito nel contratto preliminare, senza possibilità di introdurre modifiche.

In altre parole, la sentenza deve "fotografare" il contenuto del contratto preliminare, trasponendolo nella forma del provvedimento giurisdizionale, senza aggiungere nuovi elementi o modificare quelli esistenti.

Pertanto, la sentenza non può avere ad oggetto beni diversi da quelli che erano stati contemplati nel preliminare come oggetto del futuro trasferimento.

La decisione della Corte di Cassazione sottolinea l'importanza della corrispondenza tra il bene promesso nel contratto preliminare e quello effettivamente trasferito con il contratto definitivo, o con la sentenza che ne tiene luogo.

Mancato guadagno appalto: indennizzo aliquota forfettaria
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Mancato guadagno appalto: indennizzo aliquota forfettaria

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30494 del 26 novembre 2024, ha chiarito un aspetto importante relativo alla quantificazione del danno da mancato guadagno in caso di recesso unilaterale del committente in un contratto di appalto privato.

La Corte ha affermato che, qualora sia difficile provare con certezza l'entità del danno subito dall'appaltatore a seguito del recesso unilaterale del committente, l'indennizzo spettante all'appaltatore può essere quantificato in via equitativa.

A tal fine, si può applicare per analogia l'aliquota forfettaria e presuntiva del dieci per cento, prevista per gli appalti pubblici, sulla differenza tra il corrispettivo pattuito e quello relativo alle opere parzialmente realizzate.

In altre parole, se un contratto di appalto privato viene interrotto bruscamente dal committente, e l'appaltatore non è in grado di dimostrare con precisione quale sia stato il suo effettivo mancato guadagno, il giudice può utilizzare un criterio equitativo, basato su una percentuale standard del 10%, per calcolare l'indennizzo dovuto all'appaltatore.

La decisione della Corte di Cassazione fornisce un'utile indicazione per la quantificazione del danno da mancato guadagno in caso di recesso unilaterale del committente in un contratto di appalto privato, soprattutto quando la prova precisa di tale danno risulta particolarmente complessa.

Registrazione prova se non contestata e con parte in causa
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Registrazione prova se non contestata e con parte in causa

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30977/2024, ha stabilito che una registrazione audio-video di una conversazione telefonica può essere considerata prova valida solo se la persona contro cui è presentata non ne contesta l'autenticità e se almeno uno dei partecipanti alla conversazione è parte in causa. In questo caso, la registrazione è stata ritenuta inammissibile perché la conversazione non coinvolgeva direttamente le parti del processo.

Costituzione socio sana citazione a società estinta
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Costituzione socio sana citazione a società estinta

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31130/2024, ha stabilito che una citazione diretta a una società di persone estinta è nulla, ma questa nullità può essere sanata se il socio accomandatario si costituisce in giudizio, anche se lo fa in via subordinata.

Nel caso specifico, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata perché la corte d'appello aveva ritenuto che la nullità della citazione non potesse essere sanata dalla costituzione in giudizio del socio accomandatario.

Clausola a prima richiesta non determina tipo di garanzia
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Clausola a prima richiesta non determina tipo di garanzia

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31105/2024, ha stabilito che la presenza di una clausola "a prima richiesta" in un contratto di garanzia non è sufficiente per distinguerlo da un contratto di fideiussione. Per stabilire la natura del contratto, il giudice deve valutare la relazione causale tra l'obbligazione principale e quella di garanzia, utilizzando gli strumenti interpretativi a sua disposizione.

Impugnazione necessaria per interessi non riconosciuti
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Impugnazione necessaria per interessi non riconosciuti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31032/2024, ha stabilito che se un giudice di primo grado, nel liquidare un debito di valore (come l'indennità dovuta al costruttore), non riconosce gli interessi compensativi richiesti, il creditore deve impugnare questa decisione con un'impugnazione incidentale per evitare che la decisione diventi definitiva. Questo vale anche se la controparte ha impugnato la sentenza principale, poiché gli interessi compensativi, pur essendo parte del credito, hanno una loro specifica individualità.

Nessun risarcimento per atto lecito senza colpa.
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Nessun risarcimento per atto lecito senza colpa.

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30981/2024, ha stabilito che non è possibile ottenere il risarcimento del danno per un atto lecito, a meno che non sia espressamente previsto dalla legge. In altre parole, per ottenere un risarcimento è necessario dimostrare che chi ha causato il danno abbia agito con colpa o abbia commesso un illecito.

Nel caso specifico, la Corte ha cassato la sentenza di un tribunale che aveva condannato un comune a risarcire un esercizio commerciale per la diminuzione del reddito causata da un'azione lecita del comune stesso.

Mancata integrazione, impugnazione inammissibile
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Mancata integrazione, impugnazione inammissibile

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31065/2024, ha stabilito che, in caso di causa inscindibile (art. 331 c.p.c.) e di ordinanza di integrazione del contraddittorio, se nessuna delle parti provvede all'integrazione nel termine fissato, l'impugnazione diventa inammissibile. Il giudice d'appello deve dichiarare l'inammissibilità senza esaminare gli atti, e non può rinviare la causa al primo giudice (art. 354 c.p.c.).

Eccezione inadempimento non richiede gravità
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Eccezione inadempimento non richiede gravità

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31125/2024, ha chiarito la differenza tra l'eccezione di inadempimento e la risoluzione del contratto. L'eccezione di inadempimento può essere sollevata anche per inadempimenti non gravi, a differenza della risoluzione che richiede un inadempimento di una certa gravità. Questo perché la risoluzione ha un effetto più drastico, estinguendo il contratto, mentre l'eccezione di inadempimento non lo fa.

Interventore diventa parte in riconvenzionale
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Interventore diventa parte in riconvenzionale

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31133/2024, ha stabilito che, se in una causa viene presentata una domanda riconvenzionale basata sullo stesso contratto della domanda principale, e il giudice riconosce che il credito della domanda principale spetta a un interventore e non all'attore originale, deve esaminare anche la domanda riconvenzionale considerando l'interventore come parte passiva, senza bisogno di un'istanza specifica del convenuto in riconvenzione.