Perizia stragiudiziale: solo indizio, non prova
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Perizia stragiudiziale: solo indizio, non prova

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5667 del 4 marzo 2025, ha stabilito che una perizia stragiudiziale non costituisce una prova, neppure per i fatti che il consulente afferma di aver accertato. Essa ha valore solo di indizio, alla stregua di qualsiasi documento proveniente da un terzo. Di conseguenza, la sua valutazione è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito, il quale non ha alcun obbligo di considerarla ai fini della decisione.

Appalto incompleto: inadempimento no garanzia vizi
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Appalto incompleto: inadempimento no garanzia vizi

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Sentenza n. 5771 del 4 marzo 2025, ha chiarito che se un appaltatore non completa l'opera commissionata, violando così l'obbligazione assunta, si applica la disciplina generale dell'inadempimento contrattuale (articoli 1453 e 1455 del Codice Civile). La speciale garanzia per vizi e difformità prevista dagli articoli 1667 e 1668 del Codice Civile, infatti, si riferisce alla diversa situazione in cui l'opera è stata portata a termine, anche se con difetti. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha cassato la sentenza che aveva erroneamente applicato i termini di denuncia dei vizi dell'articolo 1667 c.c. a un immobile i cui lavori di ristrutturazione non erano stati completati.

Equità richiede parametri motivati, no arbitrarietà
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Equità richiede parametri motivati, no arbitrarietà

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5669 del 4 marzo 2025, ha ribadito che il giudizio equitativo non può essere una decisione arbitraria che esime il giudice dal dovere di fornire una motivazione esaustiva sui parametri utilizzati. Questi parametri costituiscono la necessaria struttura di legittimità della decisione e devono essere criteri valutativi verificabili, logicamente apprezzabili, ragionevoli e pertinenti al tema della decisione. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha confermato la riforma di una sentenza del giudice di pace, pronunciata secondo equità, a causa della natura apparente della motivazione adottata.

Amministratore: eccesso potere, contratto non nullo
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Amministratore: eccesso potere, contratto non nullo

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5647 del 3 marzo 2025, ha chiarito che un contratto stipulato dall'amministratore di una società che eccede i poteri di rappresentanza stabiliti nell'atto costitutivo e nello statuto non è nullo. L'articolo 2384, comma 2, del Codice Civile (nella sua formulazione applicabile al caso) prevede infatti l'inopponibilità di tali limitazioni ai terzi, a meno che questi non abbiano agito intenzionalmente a danno della società. Questo implica che la violazione della disposizione non può essere invocata dal terzo contraente. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata, statuendo che un appaltatore non poteva far valere l'eccedenza di un amministratore rispetto all'importo massimo stabilito da una delibera del consiglio di amministrazione.

Immissioni illecite: azione reale e risarcimento
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Immissioni illecite: azione reale e risarcimento

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5637 del 3 marzo 2025, ha chiarito che l'azione intrapresa dal proprietario di un fondo danneggiato, di natura reale, per accertare l'illegittimità delle immissioni e richiederne l'eliminazione tramite modifiche strutturali, deve essere indirizzata al proprietario del fondo da cui provengono le immissioni. Tale azione può essere cumulata con una domanda di risarcimento del danno personale (responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c.), proponibile anche contro un convenuto diverso.

Atto via posta: deposito irrituale, non nullo
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Atto via posta: deposito irrituale, non nullo

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Sentenza n. 5644 del 3 marzo 2025, ha stabilito che l'invio tramite posta di un atto processuale alla cancelleria (nel caso specifico, la costituzione in giudizio per opposizione a decreto ingiuntivo) costituisce un deposito irrituale, in quanto non contemplato dalla legge. Tuttavia, poiché questa è un'attività materiale senza un requisito volitivo autonomo, che può essere svolta anche da un "nuncius" (cioè un incaricato), tale modalità può comunque raggiungere il suo scopo. Di conseguenza, il vizio viene sanato ai sensi dell'articolo 156, comma 3, del codice di procedura civile, con decorrenza dalla data di ricezione dell'atto da parte del cancelliere, e non dalla data di spedizione.

Procedimento per la decisione accelerata dei ricorsi
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Procedimento per la decisione accelerata dei ricorsi

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con l'Ordinanza n. 5580 del 3 marzo 2025, ha chiarito un aspetto del procedimento per la decisione accelerata dei ricorsi ai sensi dell'Articolo 380-bis del Codice di Procedura Civile.

La pronuncia stabilisce che, qualora la proposta di decisione accelerata riguardi l'improcedibilità del ricorso per il mancato deposito della certificazione di conformità del provvedimento impugnato, e l'intimato non si sia costituito con controricorso, il ricorrente ha la facoltà di presentare istanza per la decisione della causa e, contestualmente, depositare la certificazione mancante.

In tale contesto, la proposta del giudice ha l'effetto di sollecitare il contraddittorio sulla presenza di vizi formali del processo che sono ancora sanabili. Tuttavia, una volta fissata l'udienza camerale e intervenuta la sanatoria del vizio, non è più applicabile l'ultima proposizione del comma 3 dell'Articolo 380-bis c.p.c., poiché il giudizio non viene più definito in conformità alla proposta originaria di improcedibilità.

Diffamazione a mezzo stampa: irrilevante conoscenza diretta
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Diffamazione a mezzo stampa: irrilevante conoscenza diretta

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con l'Ordinanza n. 5642 del 3 marzo 2025, ha stabilito che, in tema di diffamazione a mezzo stampa, la conoscenza diretta da parte del danneggiato della pubblicazione da cui ha avuto origine la notizia diffamatoria è irrilevante ai fini della sussistenza dell'obbligo risarcitorio.

La Suprema Corte ha chiarito che l'evento lesivo non è rappresentato dalla diretta cognizione del danneggiato della specifica e iniziale fonte della notizia diffamatoria, ma piuttosto dalla diffusione che tale notizia ha avuto presso l'opinione pubblica e dal discredito che ne è derivato per la sua figura nella collettività.

Nel caso specifico esaminato, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della corte di merito che aveva riconosciuto un danno da lesione della reputazione, a prescindere dalla prova dell'effettiva conoscenza, da parte dell'attore, della notizia diffamatoria relativa al suo coinvolgimento in un pluriomicidio.

Inadempimento Contrattuale: Chi Prova Cosa?
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Inadempimento Contrattuale: Chi Prova Cosa?

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con l'Ordinanza n. 5629 del 3 marzo 2025, ha ribadito i principi in materia di onere della prova dell'inadempimento di un'obbligazione.

Quando un creditore agisce in giudizio per la risoluzione contrattuale, il risarcimento del danno o l'adempimento, è sufficiente che provi la fonte (negoziale o legale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza. A tal fine, il creditore deve limitarsi a una mera allegazione della circostanza dell'inadempimento o dell'inesatto adempimento della controparte.

Spetta invece al debitore convenuto l'onere di provare il fatto estintivo della pretesa altrui, ovvero l'avvenuto adempimento.

Lo stesso criterio di riparto dell'onere della prova si applica anche nel caso in cui il debitore, convenuto per l'adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno, si avvalga dell'eccezione di inadempimento ai sensi dell'Articolo 1460 del Codice Civile. In questa situazione, i ruoli delle parti si invertono: il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l'altrui inadempimento, mentre il creditore agente dovrà dimostrare il proprio adempimento o la non ancora intervenuta scadenza dell'obbligazione.