L'Ordinanza civile n. 8758 della Corte di Cassazione, del 2 aprile 2025, si è pronunciata sul tema del risarcimento del danno da lucro cessante, sottolineando l'importanza di una prova concreta e non meramente ipotetica del pregiudizio.
La Suprema Corte ha ribadito che il risarcimento del danno da lucro cessante richiede la prova non solo del nesso causale tra il fatto illecito e il danno, ma anche del pregiudizio effettivo. Non è sufficiente basarsi su un'astratta o ipotetica possibilità di guadagno; è invece necessaria una situazione concreta che consenta di ritenere fondata e attendibile tale possibilità di lucro.
Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d'Appello che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno da lucro cessante. La domanda era stata presentata per la violazione del diritto alla prelazione in un contratto di affitto d'azienda. L'affittuaria non era riuscita a provare che, in seguito alla disdetta, non aveva potuto svolgere altrove la medesima attività, né di averla svolta a condizioni più onerose o subendo una significativa perdita dell'avviamento commerciale.
In sintesi, l'ordinanza sottolinea che la semplice perdita di un'opportunità non basta per il lucro cessante; è indispensabile dimostrare che l'opportunità si sarebbe concretizzata in un guadagno certo e che l'impossibilità di realizzarlo ha generato un danno economico quantificabile e non meramente potenziale.




