Con l’Ordinanza dell’8 giugno 2026, n. 18607, la Corte di Cassazione, sezione civile lavoro, ha confermato la legittimità del trasferimento di un ramo d'azienda cosiddetto "leggero" o dematerializzato, rigettando il ricorso promosso da un gruppo di lavoratori.
Il caso e le tappe giudiziarie
La vicenda trae origine dal ricorso di diversi dipendenti di Banca impiegati nella divisione NPL ( "recupero crediti"), i quali, nel maggio 2019, erano stati trasferiti alla società Spa a seguito di un conferimento di ramo d'azienda. I lavoratori avevano impugnato l'operazione dinanzi al Tribunale di Milano, sostenendo che non si trattasse di una genuina cessione di ramo d'azienda per mancanza dei requisiti di preesistenza e di autonomia organizzativa e funzionale del ramo ceduto.
Sia il Tribunale che la Corte d’Appello di Milano avevano respinto le domande dei lavoratori, ritenendo provata la preesistenza della struttura (dedicata alla gestione dei crediti in sofferenza) e la sua autonomia. I giudici di merito avevano infatti accertato che il ramo d'azienda possedeva i mezzi e, soprattutto, le risorse umane con lo specifico know-how necessario a operare in autonomia, reputando irrilevanti l'esclusione di due piccoli reparti accessori e la permanenza di rapporti collaborativi di servicing tra la banca cedente e la società cessionaria.
I lavoratori si sono quindi rivolti alla Suprema Corte, contestando, tra i diversi motivi, l'effettiva sussistenza del requisito dell'autonomia funzionale e la natura di "ramo d'azienda" applicata a un settore dematerializzato e privo di ingenti beni strumentali.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
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