Decreto ingiuntivo non opposto copre titolo e fatti
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Decreto ingiuntivo non opposto copre titolo e fatti

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18854 del 10 luglio 2025, ha ribadito la vasta portata dell'autorità del giudicato in relazione al decreto ingiuntivo non opposto.

La Suprema Corte ha stabilito che l'autorità del giudicato non si limita alla decisione esplicita (la condanna al pagamento), ma si estende anche alle ragioni logico-giuridiche che ne costituiscono il presupposto, anche se implicite. Pertanto, un decreto ingiuntivo di condanna al pagamento che non sia stato opposto, o il cui giudizio di opposizione sia stato dichiarato estinto, acquista efficacia di giudicato non solo riguardo all'esistenza del credito, ma anche in relazione al titolo posto a fondamento dello stesso.

Ciò comporta che il giudicato sostanziale preclude ogni ulteriore esame delle ragioni giustificative della domanda in qualsiasi altro giudizio. In particolare, il giudicato conseguente alla mancata opposizione copre non solo l'esistenza del credito e del rapporto su cui si basa, ma anche l'inesistenza di tutti i fatti impeditivi, estintivi e modificativi del rapporto e del credito che erano precedenti al ricorso per ingiunzione e che non sono stati dedotti attraverso un'opposizione.

Vuoto per pieno non riduce distanza dal confine
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Vuoto per pieno non riduce distanza dal confine

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18826 del 10 luglio 2025, ha specificato i limiti di applicazione della regola del cosiddetto "vuoto per pieno" in tema di distanze legali tra edifici.

La Suprema Corte ha chiarito che questa regola, la quale permette di derogare alle distanze minime previste dalla normativa (legge o regolamenti locali) quando l'ampliamento consiste nella chiusura di uno spazio aperto all'interno di una sagoma già esistente, trova applicazione in maniera restrittiva. Essa è ammissibile solo se la nuova costruzione non proietta l'edificio in avanti e, conseguentemente, non riduce la distanza dal confine rispetto all'edificio preesistente. L'ampliamento, pur aumentando il volume delle superfici chiuse, non deve alterare la proiezione esterna dell'edificio rispetto ai confini.

Nel caso esaminato, la Cassazione ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva erroneamente applicato il "vuoto per pieno" alla chiusura con pilastri e tettoia di una veranda aperta su un terrazzo, destinata a "giardino d'inverno". La Corte ha rilevato che tale intervento non si era limitato a chiudere gli spazi preesistenti, ma aveva anche determinato un innalzamento dei parapetti con vetrate e una diversa copertura, provocando una variazione della distanza minima dall'edificio confinante, e rendendo inapplicabile la deroga.

Sepolcro gentilizio ius sepulchri si acquista iure proprio
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Sepolcro gentilizio ius sepulchri si acquista iure proprio

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 15432 del 10 giugno 2025, ha fornito un'ampia distinzione tra le diverse tipologie di ius sepulchri (diritto di sepolcro) e i relativi regimi di trasmissione.

La sentenza chiarisce che il sepolcro gentilizio o familiare (che si presume tale in caso di dubbio e che trova fondamento nell'antica consuetudine e nel sentimento di pietà verso i defunti) spetta, in assenza di diverse disposizioni del fondatore, al fondatore stesso e ai componenti del nucleo familiare strettamente inteso (legati al fondatore da vincolo di sangue o tra loro da vincolo matrimoniale). Tale diritto si acquista iure proprio (per il solo fatto di appartenere al nucleo familiare) e non iure successionis (per successione), sin dalla nascita.

Il diritto di sepolcro gentilizio determina una comunione fra contitolari ed è caratterizzato da:

Intrasmissibilità per atto tra vivi o mortis causa.

Imprescrittibilità.

Irrinunciabilità.

Questo diritto si trasforma in ereditario solo con la morte dell'ultimo superstite della cerchia familiare designata dal fondatore, e da quel momento diventa soggetto alle ordinarie regole della successione.

Di contro, nel sepolcro ereditario, lo ius sepulchri si trasmette in modo ordinario (per atto inter vivos o mortis causa), come qualsiasi altro diritto, anche a persone estranee alla famiglia.

Infine, la Corte ha specificato che il titolare del diritto "secondario" al sepolcro (che si risolve nella facoltà personalissima e intrasmissibile di accedere al luogo di sepoltura e di opporsi a trasformazioni che ledano il rispetto dovuto al defunto) non è legittimato ad esperire la tutela possessoria, data la natura personale di tale posizione soggettiva.

Transazione deve essere provata per iscritto
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Transazione deve essere provata per iscritto

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 15471 del 10 giugno 2025, ha ribadito il rigoroso onere probatorio richiesto per la transazione (art. 1967 c.c.). La Corte ha stabilito che la transazione deve essere provata per iscritto. Ciò implica che tutti gli elementi costitutivi essenziali di tale negozio — incluso il fondamentale requisito della reciprocità delle concessioni — devono risultare dal documento scritto. Non è consentito ricorrere alla prova per testimoni o per presunzioni, nemmeno a fini integrativi, per dimostrare l'esistenza di tali elementi.

Nel caso specifico, la Suprema Corte ha cassato la decisione del giudice di merito. Quest'ultimo, infatti, aveva superato i limiti consentiti, utilizzando il ragionamento presuntivo non solo per interpretare o integrare il contenuto dell'accordo (cosa già vietata), ma addirittura per inferire l'esistenza stessa dell'accordo transattivo, violando così il principio che richiede la prova scritta ad probationem.

Accettazione eredità tacita del rappresentante è definitiva
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Accettazione eredità tacita del rappresentante è definitiva

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 15301 del 9 giugno 2025, ha stabilito che l'accettazione dell'eredità, anche in forma tacita, può essere validamente compiuta da un rappresentante purché sia stato espressamente conferito il relativo potere (come, ad esempio, in una procura generale). L'effetto di tale atto è l'immediato acquisto della qualità di erede da parte del rappresentato. La Corte ha precisato che questo effetto è definitivo e permanente, e non viene meno neanche in caso di una successiva e tardiva rinuncia all'eredità da parte del rappresentato stesso.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata che non aveva riconosciuto l'accettazione tacita. La Corte ha ritenuto che la rappresentante avesse compiuto un atto di accettazione tacita quando aveva venduto un bene ereditario in nome e per conto del rappresentato. L'acquisto della qualità di erede si era così prodotto in via definitiva nella sfera giuridica del rappresentato, rendendo inefficace la rinuncia all'eredità da questi effettuata il giorno successivo alla vendita.

Potere discrezionale del giudice e  compensazione spese 
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Potere discrezionale del giudice e compensazione spese 

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18467 del 7 luglio 2025, si è pronunciata sui limiti del potere discrezionale del giudice in materia di compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha ribadito che il potere del giudice di compensare le spese ha natura discrezionale. Tuttavia, questo potere non è assoluto. Il sindacato della Corte di Cassazione, esercitato ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., è limitato alla verifica che non sia stato violato il principio fondamentale secondo cui le spese non possono mai essere poste a carico della parte che è risultata totalmente vittoriosa (salve le ipotesi previste dalla legge). La compensazione delle spese è, pertanto, legittima solo in caso di soccombenza reciproca oppure in presenza di:

Assoluta novità della questione trattata.

Mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti (quelle decisive).

Analoghe gravi ed eccezionali ragioni, la cui valutazione è rimessa al giudice di merito.

Chiamati all’eredità devono contestare la qualità di erede
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Chiamati all’eredità devono contestare la qualità di erede

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18494 del 7 luglio 2025, si è pronunciata sugli oneri processuali a carico dei chiamati all'eredità in caso di interruzione del processo dovuta alla morte di una delle parti.

La Suprema Corte ha chiarito che, quando la causa viene riassunta nei confronti dei chiamati all'eredità, questi, pur non acquistando la qualità di eredi per il solo fatto di aver ricevuto e accettato la notifica, hanno l'onere processuale di costituirsi in giudizio e contestare espressamente l'effettiva assunzione di tale condizione soggettiva. Devono, in sostanza, chiarire la propria posizione e l'eventuale conseguente difetto di legittimazione passiva.

La ragione di ciò risiede nel principio per cui, dopo la morte della parte, la legittimazione passiva – che non si trasferisce per la mera delazione ereditaria – deve essere individuata dalla parte istante allo stato degli atti. L'istante è legittimato a notificare nei confronti dei soggetti che oggettivamente presentino un valido titolo per succedere, a meno che non sia a conoscenza, o potesse conoscere con l'ordinaria diligenza, circostanze che dimostrino la mancanza di tale titolo. In tale contesto, spetta ai chiamati all'eredità, una volta chiamati in causa, chiarire al giudice la propria reale posizione.

Promessa di vendita e immobile locato con rifiuto  rilascio
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Promessa di vendita e immobile locato con rifiuto rilascio

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18442 del 7 luglio 2025, ha stabilito i criteri per valutare l'inadempimento dell'obbligo di stipulare un contratto definitivo di compravendita immobiliare.

La sentenza riguarda l'ipotesi in cui il promittente compratore giustifichi il proprio rifiuto a stipulare il definitivo adducendo il mancato sgombero dell'immobile da parte di un terzo locatario. La Corte ha precisato che il giudice di merito non può considerare automaticamente il rifiuto del terzo come una causa esonerativa di responsabilità per il promittente compratore.

Affinché l'inadempimento del promittente compratore possa essere giustificato, il giudice deve compiere due accertamenti fondamentali:

Deve accertare la legittimità del rifiuto del terzo locatario a liberare l'immobile.

Deve indagare sull'eventuale attività che il promittente compratore ha concretamente svolto per rimuovere l'ostacolo e adempiere all'obbligo contrattuale (ad esempio, intraprendendo azioni legali contro il terzo o dimostrando di aver fatto quanto in suo potere).

Senza questi due accertamenti, il promittente compratore non può essere esonerato dalla sua responsabilità contrattuale.

Produttore deve informare sui rischi specifici del prodotto.
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Produttore deve informare sui rischi specifici del prodotto.

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18530 del 7 luglio 2025, ha definito l'estensione degli oneri informativi posti a carico del produttore per la tutela del consumatore. La Suprema Corte ha stabilito che tali obblighi sono finalizzati a rendere edotto il consumatore — nel modo più minuzioso possibile e in base allo stato delle conoscenze tecniche e scientifiche disponibili al momento dell'immissione in commercio — riguardo ai potenziali effetti collaterali connessi all'uso del prodotto e ai rischi a cui può essere esposto.

Ne consegue che, per esentare il produttore da responsabilità, non è sufficiente indicare una generica pericolosità del prodotto. È invece richiesta una specifica informativa dei rischi che tenga conto dell'utilizzo del prodotto in relazione a eventuali condizioni personali in cui il consumatore può versare (ad esempio, controindicazioni per soggetti con specifiche patologie o condizioni).

Forum destinatae solutionis e controversie di compravendita
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Forum destinatae solutionis e controversie di compravendita

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18483 del 7 luglio 2025, ha fornito un importante chiarimento sul criterio del forum destinatae solutionis (foro dell'adempimento) ai fini della competenza territoriale nelle controversie di compravendita.

La Corte ha stabilito che, qualora le parti abbiano contrattualmente designato, per il pagamento del prezzo di una compravendita di beni mobili, il luogo in cui si trova l'acquirente al momento della consegna della cosa, tale designazione opera solo nell'ipotesi di adempimento della prestazione.

Al contrario, nel caso di inadempimento del compratore, seguito dall'azione giudiziale del venditore, riprende piena efficacia il regolamento legale previsto dall'art. 1498, comma 3, c.c. Secondo tale norma, l'obbligazione di pagare il prezzo, ove non diversamente stabilito per il caso di inadempimento, si adempie al domicilio del venditore-creditore.

Nel caso specifico, relativo a forniture di materiale per pasticcerie, la Suprema Corte ha accolto il ricorso per regolamento di competenza della società creditrice, dichiarando competente il tribunale del luogo di domicilio del creditore (venditore), contrariamente a quanto stabilito dal giudice di primo grado che aveva declinato la competenza in favore del foro del debitore.