Appaltatore risponde interamente anche per progetto errato
Articolo

Appaltatore risponde interamente anche per progetto errato

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24567 del 4 settembre 2025, ha analizzato l'articolata disciplina della responsabilità dell'appaltatore e le conseguenze in caso di concorso di colpa con altri professionisti (direttore dei lavori o progettista), estendendo le implicazioni al contratto di assicurazione della responsabilità civile.

Responsabilità dell'Appaltatore: L'appaltatore ha l'obbligo di osservare i criteri tecnici specifici del lavoro affidatogli, il che include il dovere di controllare la bontà del progetto o delle istruzioni fornite dal committente. Se tali istruzioni sono palesemente errate, l'appaltatore può essere esente da responsabilità solo se dimostra di aver manifestato il proprio dissenso e di essere stato costretto ad eseguire le istruzioni come un mero esecutore (nudus minister), a rischio del committente. In assenza di tale prova, l'appaltatore è tenuto alla garanzia totale per i vizi e le imperfezioni (essendo la sua un'obbligazione di risultato), senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente.

Responsabilità Solidale: Qualora il danno subito dal committente sia causato dai concorrenti inadempimenti dell'appaltatore e del direttore dei lavori (o progettista), entrambi i soggetti rispondono solidalmente per i danni. È sufficiente che le loro azioni e omissioni abbiano concorso in modo efficiente alla produzione dell'evento dannoso, anche se tali condotte costituiscono fatti illeciti distinti o violazioni di norme diverse.

Obbligo Indennitario dell'Assicuratore: La Corte ha chiarito che, se l'assicurato (l'appaltatore) è responsabile in solido con un altro soggetto, l'obbligo indennitario della sua assicurazione di responsabilità civile non si limita alla quota di responsabilità interna dell'assicurato (quella rilevante per il regresso), ma copre l'intera obbligazione risarcitoria dell'assicurato nei confronti del terzo danneggiato, fino al massimale. Ciò include anche la condanna alle spese processuali in solido. Questo garantisce la funzione del contratto assicurativo di liberare il patrimonio dell'assicurato dall'obbligazione risarcitoria, ferma restando la possibilità per l'assicuratore di surrogarsi (ex art. 1203, n. 3, c.c.) nel diritto di regresso che l'assicurato avrebbe nei confronti del corresponsabile solidale.

Vendita di merce illecita: inadempimento e risoluzione
Articolo

Vendita di merce illecita: inadempimento e risoluzione

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24481 del 3 settembre 2025, ha analizzato il regime contrattuale e risarcitorio applicabile alla vendita di cose mobili di provenienza illecita.

La Suprema Corte ha stabilito che la disciplina specifica della vendita di cosa altrui (artt. 1478 e 1479 c.c.) non si applica nel caso in cui il venditore si sia procurato la cosa in modo illecito (ad esempio, tramite furto o ricettazione) o non riesca a dimostrare di aver ignorato senza colpa (neanche lieve) la sua provenienza delittuosa. Il presupposto delle norme sulla vendita di cosa altrui, infatti, è il comportamento lecito di entrambi i contraenti.

In questi casi, il compratore che era in buona fede e che riceve una cosa di provenienza illecita ha ricevuto una cosa diversa da quella pattuita (cd. aliud pro alio). Pertanto, il compratore ha diritto alla risoluzione del contratto in base ai principi ordinari in materia di inadempimento contrattuale (art. 1453 c.c.). Ai fini della risoluzione per aliud pro alio, è irrilevante che il compratore abbia eventualmente acquisito la proprietà del bene grazie al principio del possesso vale titolo (art. 1153 c.c.).

Violazione distanze: tutelabile con azione di manutenzione
Articolo

Violazione distanze: tutelabile con azione di manutenzione

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 24591 del 5 settembre 2025, ha chiarito la tutela possessoria esperibile in caso di violazione delle distanze legali tra costruzioni.

La Suprema Corte ha stabilito che la violazione delle distanze legali costituisce, al pari di ogni altra condotta del vicino che crei una situazione di fatto corrispondente all'esercizio di una servitù (ad esempio, un passaggio non dovuto), un attentato alla libertà del fondo che subisce tale violazione. Tale attentato si configura come una turbativa nell'esercizio del relativo possesso del fondo stesso.

Di conseguenza, la parte che subisce la violazione ha la facoltà di denunciare tale condotta non solo con l'azione petitoria, ma anche attraverso l'azione di manutenzione nel possesso, prevista dall'art. 1170 c.c., al fine di far cessare la turbativa e ripristinare lo status quo ante.

Scuola non responsabile evento imprevedibile e inevitabile
Articolo

Scuola non responsabile evento imprevedibile e inevitabile

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 25337 del 16 settembre 2025, ha affrontato due questioni distinte: la responsabilità dell'istituto scolastico e la competenza in appello contro sentenze del Giudice di Pace che coinvolgono un'Amministrazione Statale.

Responsabilità Scolastica da Contatto Sociale: La Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità da contatto sociale dell'istituto scolastico per i danni subiti dall'alunno è esclusa quando l'evento dannoso sia oggettivamente imprevedibile e inevitabile. Questa esclusione vale anche in caso di assenza temporanea dell'insegnante, a condizione che la funzione di vigilanza sia comunque garantita in modo effettivo dal personale ausiliario impiegato nell'istituto (bidelli o altro personale). L'istituto scolastico non risponde per eventi che non avrebbe potuto impedire nemmeno con la massima diligenza e vigilanza.

Competenza in Appello (Foro Erariale): Per quanto riguarda il regime processuale, la Corte ha precisato che l'appello avverso le sentenze pronunciate dal Giudice di Pace, quando in causa è parte un'Amministrazione dello Stato, deve essere proposto al Tribunale competente in base alle norme che individuano il foro erariale. Tali norme sono quelle contenute nell'art. 7 del R.D. n. 1611/1933.

Ammissione prove: ricorso limitato a vizi specifici
Articolo

Ammissione prove: ricorso limitato a vizi specifici

La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio sulla rilevanza e sull'ammissibilità dei mezzi di prova è riservato al giudice di merito. Pertanto, il provvedimento sulle richieste istruttorie può essere censurato con ricorso per cassazione (ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c., per violazione del diritto alla prova) solo nelle seguenti ipotesi:

Quando il giudice di merito rilevi preclusioni o decadenze insussistenti.

Quando affermi l'inammissibilità del mezzo di prova per motivi che prescindano da una valutazione della sua rilevanza in rapporto al tema controverso e al compendio probatorio complessivo.

Quando vi sia un vizio di motivazione riguardo all'attitudine dimostrativa della prova su circostanze rilevanti ai fini della decisione.

Viceversa, la Corte ha dichiarato inammissibile la critica che si limita a contestare, con un assunto uguale e contrario, il motivato giudizio di irrilevanza espresso dal giudice di merito. Non è sufficiente sostenere che le prove proposte erano idonee a dimostrare i fatti di causa, se tale critica non demolisce il ragionamento con cui il giudice ha motivatamente ritenuto quelle prove irrilevanti.

Revocatoria e la data di origine credito antecedente
Articolo

Revocatoria e la data di origine credito antecedente

Esposizione ampia e chiara ⚖️
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 19099 dell'11 luglio 2025, ha fornito un criterio temporale per l'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria nel caso di credito litigioso (cioè un credito la cui esistenza è ancora oggetto di contestazione in giudizio).

La Suprema Corte ha stabilito che un credito, anche se litigioso, è idoneo a far insorgere la qualità di creditore e, conseguentemente, abilita all'esperimento dell'azione revocatoria (art. 2901 c.c.). Ai fini di stabilire se tale credito sia sorto anteriormente all'atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore (requisito fondamentale della revocatoria), occorre fare riferimento al momento genetico dell'obbligazione, distinguendo a seconda della sua fonte:

Credito di fonte contrattuale: si deve fare riferimento alla data del contratto da cui trae origine l'obbligazione.

Credito risarcitorio da fatto illecito: si deve fare riferimento alla data dell'illecito che ha cagionato il danno, anche se la liquidazione del danno avverrà successivamente.

In entrambi i casi, è la data in cui il rapporto giuridico è nato (il contratto o l'illecito) a definire la preesistenza del credito rispetto all'atto revocando.

Distanze la Scelta del preveniente sul confine è definitiva
Articolo

Distanze la Scelta del preveniente sul confine è definitiva

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18828 del 10 luglio 2025, ha definito il principio della definitività della scelta costruttiva in materia di distanze fra costruzioni. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta operata dal preveniente (il primo che costruisce) di edificare direttamente sul confine non è reversibile. Tale scelta condiziona non solo l'attività edilizia del vicino (il prevenuto), ma vincola lo stesso preveniente anche nella successiva prosecuzione in altezza del suo fabbricato.

Il principio impone che, una volta stabilita la linea costruttiva sul confine, sia il preveniente che il prevenuto possono sopraelevare esclusivamente sul filo della costruzione preesistente. Se, invece, decidono di non attenersi a tale criterio (ad esempio, arretrando o avanzando la nuova parte), sono obbligati a rispettare la distanza minima dall'altro fabbricato prevista dal Codice Civile o dai regolamenti locali.

La Corte ha motivato la definitività di tale scelta spiegando che, se fosse consentito al preveniente di variare la linea costruttiva tra i vari piani del fabbricato, si costringerebbe il vicino (prevenuto), qualora volesse a sua volta sopraelevare, a innalzare un edificio con muri perimetrali a linea spezzata, con evidenti problemi strutturali e di legittimità.

Perfezionamento mutuo con assegno accettato con quietanza
Articolo

Perfezionamento mutuo con assegno accettato con quietanza

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 19047 dell'11 luglio 2025, ha ribadito la natura del contratto di mutuo e le modalità di perfezionamento del medesimo.

La Suprema Corte ha confermato che il mutuo è un contratto di natura reale e, pertanto, si perfeziona nel momento in cui avviene la consegna della cosa mutuata o quando il mutuatario ne consegue la disponibilità giuridica.

In particolare, la sentenza chiarisce che la traditio rei (la consegna della cosa) può essere validamente realizzata anche mediante la consegna di un assegno (nello specifico, un assegno circolare interno, intestato al mutuatario e recante la clausola di intrasferibilità). Tale modalità è ritenuta idonea a trasferire la disponibilità giuridica della somma, soprattutto nel caso in cui la parte mutuataria abbia espressamente dichiarato di accettare l'assegno "come denaro contante" e ne abbia rilasciato quietanza a saldo. In tal modo, si realizza l'immediata acquisizione, da parte del mutuatario, della disponibilità della somma

Limiti del diritto di critica e diffamazione a mezzo stampa
Articolo

Limiti del diritto di critica e diffamazione a mezzo stampa

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 19091 dell'11 luglio 2025, ha analizzato i limiti del diritto di critica nell'ambito della responsabilità civile per diffamazione a mezzo stampa.

La Suprema Corte ha ribadito che il diritto di critica si esprime in un giudizio soggettivo e non si limita alla narrazione oggettiva dei fatti. Tuttavia, per essere considerata una causa esimente dalla responsabilità per diffamazione, la critica deve rispettare un presupposto fondamentale: il fatto presupposto e oggetto della critica deve corrispondere a verità.

Tale verità non deve essere assoluta, ma è sufficiente che sia ragionevolmente putativa, ovvero creduta vera dal giornalista in base alle fonti da cui proviene o ad altre circostanze soggettive che ne supportano la veridicità.

Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato il carattere diffamatorio di un servizio giornalistico. Il reportage aveva attribuito condotte illecite in termini di certezza a una persona sottoposta a un procedimento penale ancora in corso, mediante domande incalzanti e commenti finali. La Corte ha riscontrato il difetto del requisito della verità, anche putativa, poiché le accuse erano presentate come fatti certi e non come mere ipotesi accusatorie non ancora suffragate da un vaglio dibattimentale definitivo, superando così i limiti del diritto di critica.