Condanna in solido e comunanza interessi spese processuali
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Condanna in solido e comunanza interessi spese processuali

La sentenza n. 369 dell'8 gennaio 2025 della Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di spese processuali, la condanna in solido al pagamento può avvenire non solo in caso di indivisibilità o solidarietà del rapporto sostanziale, ma anche quando vi è una comunanza di interessi tra le parti soccombenti. Tale comunanza può essere dedotta dall'identità delle questioni sollevate, dalla convergenza delle difese o dall'interesse comune al riconoscimento di un fatto costitutivo, anche se le domande proposte hanno valori diversi.

In altre parole, se più parti perdono una causa e condividono un interesse comune, il giudice può condannarle a pagare le spese processuali insieme, anche se le loro richieste iniziali erano di importi diversi.

Interpretazione contrattuale: i limiti in Cassazione
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Interpretazione contrattuale: i limiti in Cassazione

L'ordinanza n. 353 dell'8 gennaio 2025 della Corte di Cassazione ha ribadito che l'interpretazione dei contratti spetta al giudice di merito. La Cassazione può intervenire solo in caso di motivazione errata o insufficiente, oppure se i criteri di interpretazione contrattuale non sono stati rispettati. Il ricorso in Cassazione deve indicare precisamente come il ragionamento del giudice si è allontanato da tali criteri. Un'interpretazione alternativa proposta dalla parte ricorrente non è sufficiente per contestare la decisione del giudice di merito.

Divieto di prestiti per acquisto azioni proprie
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Divieto di prestiti per acquisto azioni proprie

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 372 dell'8 gennaio 2025, ha ribadito l'applicabilità dell'articolo 2358 del Codice Civile alle società cooperative per azioni e, in modo particolare, alle banche popolari che adottano tale forma societaria. Tale articolo vieta alle società di concedere prestiti o fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione delle proprie azioni, salvo specifiche eccezioni.

Danno endofamiliare e la prescrizione e la consapevolezza
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Danno endofamiliare e la prescrizione e la consapevolezza

L'ordinanza n. 375 dell'8 gennaio 2025 della Corte di Cassazione chiarisce che, nel contesto del danno endofamiliare, la persistente violazione dei doveri di sostegno morale e materiale verso un figlio configura un illecito continuo. Di conseguenza, il termine di prescrizione per richiedere il risarcimento del danno si rinnova quotidianamente, a partire dal primo manifestarsi del danno, e continua fino alla cessazione del comportamento lesivo.

Inoltre, la Corte sottolinea che, data la natura peculiare di questo tipo di illecito, la determinazione del momento in cui il danno si manifesta per la prima volta è legata alla presa di coscienza emotiva della vittima riguardo alla possibilità di esercitare il proprio diritto al risarcimento. Tale consapevolezza può emergere sia durante la fase di persistenza dell'illecito, sia molto tempo dopo la sua conclusione.

Servitù prediale e contratto a favore di terzi
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Servitù prediale e contratto a favore di terzi

La sentenza n. 407 dell'8 gennaio 2025 della Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a favore di terzi può essere utilizzato per creare una servitù prediale, a patto che siano rispettate le seguenti condizioni:
Il contratto sia stipulato per iscritto.
La servitù sia posta a carico del fondo del promittente e a beneficio di quello del terzo.
Il vincolo e il beneficio siano espressi in modo chiaro e inequivocabile dalle parti.
Il fondo dominante sia chiaramente identificato o identificabile.
Lo stipulante abbia un interesse, anche di natura non economica, nella creazione della servitù.
In sostanza, la Corte ha riconosciuto la validità di tale forma contrattuale per la costituzione di servitù, purché siano soddisfatti determinati requisiti formali e sostanziali.

Diffida adempiere: solo dopo inadempimento avvenuto
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Diffida adempiere: solo dopo inadempimento avvenuto

L'ordinanza n. 361 dell'8 gennaio 2025 della Corte di Cassazione ha chiarito che, ai sensi dell'articolo 1454 del Codice Civile, la diffida ad adempiere può essere utilizzata solo dal contraente che ha già subito un inadempimento. Pertanto, è escluso che la diffida possa essere intimata prima della scadenza del termine previsto per l'esecuzione del contratto. Tale strumento è concepito per consentire al contraente leso di ottenere una rapida risoluzione del contratto senza dover attendere una decisione giudiziaria.

Risoluzione contratto: ripetizione indebito per restituzione
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Risoluzione contratto: ripetizione indebito per restituzione

La sentenza n. 423 dell'8 gennaio 2025 della Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di risoluzione di un contratto per inadempimento, se viene accertata la mancanza di una "causa adquirendi" (ovvero un motivo legittimo per l'acquisizione di un bene o servizio), l'azione legale da intraprendere per ottenere la restituzione di quanto già dato in esecuzione del contratto è quella di "ripetizione di indebito oggettivo". In altre parole, si tratta di richiedere la restituzione di ciò che è stato dato senza un valido fondamento giuridico.

Azione legale implica accettazione eredità
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Azione legale implica accettazione eredità

La sentenza n. 390 dell'8 gennaio 2025 della Corte di Cassazione stabilisce che chi ha un diritto di successione ereditario non deve necessariamente dimostrare di aver accettato l'eredità se intraprende azioni legali che implicano tale accettazione, come nel caso di richieste volte a proteggere il patrimonio ereditario. L'onere di contestare la qualità di erede e la mancata accettazione ricade su chi solleva tale eccezione, che deve anche provare eventuali fatti che neghino l'accettazione implicita manifestata dal comportamento dell'erede.

Preliminare e la condizione potestativa mista
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Preliminare e la condizione potestativa mista

L'ordinanza n. 243 del 7 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, si occupa delle controversie relative ai contratti preliminari di compravendita immobiliare, in particolare quando è presente una condizione potestativa mista.

La Corte ha stabilito che, in caso di controversia tra il promittente venditore e il promissario acquirente per il mancato avveramento di una condizione potestativa mista (una condizione il cui avveramento dipende in parte dalla volontà di una delle parti e in parte da fattori esterni), apposta nell'interesse di entrambe le parti, la questione deve essere risolta accertando, in concreto e sulla base delle prove emerse nel corso del giudizio, quale delle parti è stata inadempiente (o prevalentemente inadempiente, in caso di inadempimenti reciproci).

Questo accertamento deve essere fatto verificando se le parti hanno tenuto una condotta conforme ai principi di buona fede durante il periodo in cui la condizione era pendente.

Controdichiarazione: non essenziale, può essere successiva
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Controdichiarazione: non essenziale, può essere successiva

L'ordinanza n. 239 del 7 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce la natura e i requisiti della controdichiarazione in materia di simulazione. La Corte ha stabilito che la controdichiarazione è un atto scritto di accertamento o riconoscimento, privo di natura negoziale, e non costituisce un elemento essenziale del procedimento simulatorio.

Di conseguenza, non è necessario che la controdichiarazione sia contemporanea all'atto simulato, né è richiesto che provenga da tutti i partecipanti all'accordo simulatorio. Può validamente provenire anche da una sola delle parti, purché si tratti della parte che trae vantaggio dall'atto simulato e che, con la controdichiarazione, assume obblighi diversi e maggiori rispetto a quelli derivanti dall'atto a cui la controdichiarazione si riferisce.