L'ordinanza n. 1041/2025 della Cassazione civile precisa che, sebbene il giudicato (una decisione definitiva precedente) rappresenti la legge del caso specifico e sia quindi una questione di diritto che la Cassazione deve accertare direttamente, la Corte può interpretare tale giudicato solo se la sentenza in questione viene integralmente riportata (trascritta) all'interno del ricorso per cassazione. Se manca questa trascrizione, il motivo del ricorso che lamenta la violazione del giudicato (articolo 2909 del Codice Civile) è inammissibile, e la Cassazione non può svolgere alcuna attività di interpretazione della legge su quel punto. Nel caso specifico, la Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso in cui la sentenza di primo grado, da cui si deduceva la violazione del giudicato interno, era stata indicata solo nell'intestazione del ricorso.
Author: D'Isa (Renato D'Isa)
Appello: riforma sentenza, ricalcolo spese necessario
L'ordinanza n. 854/2025 della Corte di Cassazione chiarisce le regole per la liquidazione delle spese legali quando si fa appello. Se l'appello viene respinto, il giudice di secondo grado non può cambiare la decisione sulle spese del primo grado a meno che non ci sia stato uno specifico motivo di contestazione su quel punto. Tuttavia, se il giudice d'appello modifica, anche solo in parte, la sentenza di primo grado, deve ricalcolare le spese legali di entrambi i gradi di giudizio in base all'esito complessivo della causa, anche senza una specifica richiesta. Questo perché la modifica della prima sentenza annulla automaticamente la decisione sulle spese del primo grado. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato una sentenza d'appello perché, pur avendo accolto parzialmente l'appello e compensato parzialmente le spese del secondo grado, non aveva fatto lo stesso per le spese del primo grado, che invece andavano ricalcolate tenendo conto dell'esito finale della lite.
Inadempimento grave appalto pubblico: niente compenso
L'ordinanza n. 886/2025 della Corte di Cassazione riguarda gli appalti pubblici di lavori. Stabilisce che se un contratto prevede una clausola che permette all'ente pubblico di risolvere l'accordo in caso di gravi e persistenti inadempienze dei direttori dei lavori (dopo aver sentito il responsabile unico del procedimento), questi professionisti perdono il diritto a essere pagati anche per il lavoro che avevano già svolto. Questa clausola, che dà all'ente il potere di sciogliersi unilateralmente dal contratto per tutelarsi, prevale sulle regole generali del Codice Civile che riguardano il recesso libero dal contratto e la possibilità di non adempiere se l'altra parte è inadempiente. Quindi, se l'inadempimento del professionista è ritenuto grave, l'ente pubblico può legittimamente rifiutarsi di pagare il compenso, anche per le prestazioni già eseguite.
Raccomandata: Presunzione di conoscenza e onere prova
L'ordinanza n. 964/2025 della Cassazione civile stabilisce che se in un processo viene presentata la copia di una lettera raccomandata insieme alla ricevuta di ritorno firmata, si presume che il destinatario abbia avuto conoscenza del contenuto della lettera, come previsto dall'articolo 1335 del Codice Civile. Spetta quindi al destinatario, in base al principio di "vicinanza della prova" (essendo più facile per lui dimostrare cosa c'era o non c'era nella busta), provare che la raccomandata conteneva qualcosa di diverso o era vuota. Nel caso specifico, la Corte ha respinto il ricorso di un locatore che contestava la validità del recesso anticipato del conduttore, sostenendo che la comunicazione di disdetta non fosse nel plico ricevuto, ritenendo che fosse onere del conduttore provare tale circostanza.
Rilievo d’Ufficio dell’Incompetenza dopo integrazione
L'ordinanza n. 918/2025 della Corte di Cassazione chiarisce un aspetto importante del processo civile. Se il giudice ordina di chiamare in causa altri soggetti per integrare il contraddittorio (assicurare che tutte le parti interessate siano presenti nel giudizio), il giudice stesso può sollevare d'ufficio (cioè senza che le parti lo richiedano) la questione della propria incompetenza territoriale o per valore, purché lo faccia nella prima udienza che si tiene dopo che l'ordine di integrazione è stato eseguito. La Corte ha affermato questo principio in un caso in cui il giudice, dopo aver disposto l'integrazione del contraddittorio, aveva poi sollevato la questione di incompetenza per valore, rinviando la causa per permettere alle parti di presentare le loro conclusioni e decidendo infine con un'ordinanza che dichiarava la propria incompetenza.
Gestore autostrada: colpa specifica e generica
L'ordinanza n. 882/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che la responsabilità di un gestore autostradale per danni agli utenti può derivare sia dalla mancata osservanza di specifiche norme di legge (colpa specifica), sia dalla violazione delle normali regole di prudenza (colpa generica). Il rispetto formale delle norme non esclude automaticamente la possibilità di una colpa generica. Quindi, anche se un decreto ministeriale non impone specifiche misure di sicurezza per una certa strada, il gestore autostradale ha comunque l'obbligo di valutare costantemente, ai sensi del Codice della Strada, se quel tratto di autostrada possa rappresentare un pericolo per gli utenti.
Investimento pedone: velocità adeguata, non solo limite
L'ordinanza n. 931/2025 della Corte di Cassazione precisa che in caso di investimento di un pedone, per superare la presunzione di colpa a carico del conducente prevista dal Codice Civile, non basta dimostrare che la velocità del veicolo era entro il limite massimo consentito. Il conducente deve invece provare che la sua velocità era effettivamente adeguata alle specifiche condizioni di quel momento e di quel luogo, come stabilito dal Codice della Strada. Questo perché i limiti di velocità sono generalmente fissati tenendo conto di condizioni ideali.
Vendita su campione: vizi, termine decadenza ex art 1495
L'ordinanza n. 96/2025 della Cassazione civile precisa che quando un contratto viene definito come "vendita su campione", in caso di difetti della merce consegnata, si applica lo stesso termine di decadenza per la denuncia dei vizi previsto per la vendita ordinaria dall'articolo 1495 del Codice Civile. Questo significa che se l'acquirente non denuncia i vizi entro il termine stabilito dalla legge, perde il diritto di agire in giudizio per far valere tali difetti.
Amministratore cessato poteri riscossione crediti
L'ordinanza n. 1050/2025 della Cassazione civile stabilisce che, a meno che l'assemblea condominiale non abbia deciso diversamente, l'amministratore di condominio, anche dopo la fine del suo incarico e fino a quando non viene ufficialmente sostituito, mantiene i poteri che gli attribuisce la legge. Tra questi poteri rientra anche quello di firmare la procura a un avvocato per avviare un atto di precetto (un'intimazione di pagamento), in quanto si tratta di un'azione di ordinaria amministrazione e di natura conservativa, finalizzata a riscuotere somme già accertate come dovute al condominio.
Le dinamiche del contratto autonomo di garanzia
L'ordinanza n. 865/2025 della Corte di Cassazione chiarisce le dinamiche del contratto autonomo di garanzia. Una volta che il garante ha pagato il creditore, non può chiedere indietro i soldi a quest'ultimo se successivamente viene meno la ragione del debito principale. In tal caso, il garante può rivalersi solo sul debitore garantito, il quale a sua volta potrà agire contro il creditore se l'escussione della garanzia è avvenuta senza una valida ragione (a meno che non si tratti di un'escussione fraudolenta). In sostanza, il pagamento del garante è indipendente dalle vicende del rapporto principale tra debitore e creditore. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato una sentenza che aveva permesso al garante di chiedere la restituzione dei soldi all'Agenzia delle Entrate (il creditore) dopo l'annullamento dell'accertamento fiscale nei confronti del debitore garantito, non essendoci stata frode nell'escussione.



