Revocatoria atto anteriore: serve dolo specifico
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Revocatoria atto anteriore: serve dolo specifico

La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1898 del 27 gennaio 2025, precisa che nell'azione revocatoria riguardante un atto di disposizione compiuto prima della nascita del credito, per provare l'elemento soggettivo della "dolosa preordinazione" richiesto dall'articolo 2901, comma 1, numero 1, del codice civile, non basta che il debitore fosse consapevole del danno che l'atto avrebbe causato ai creditori (dolo generico). È invece necessario dimostrare che il debitore ha compiuto quell'atto proprio in previsione del futuro debito, con lo scopo di rendere più difficile o impossibile l'esecuzione forzata o comunque di compromettere il soddisfacimento del credito, modificando la consistenza del suo patrimonio (dolo specifico). Inoltre, se l'atto è a titolo oneroso, è necessario che il terzo fosse a conoscenza di questo specifico intento del debitore riguardo al debito futuro.

Bolla XAB non sempre obbligatoria, ma completa
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Bolla XAB non sempre obbligatoria, ma completa

La sentenza n. 1597/2025 della Corte di Cassazione, richiamando la sentenza C-319/21 della Corte di Giustizia UE, stabilisce che nel trasporto interno di prodotti ortofrutticoli freschi tra piattaforma e punto vendita dello stesso soggetto, non è obbligatoria l'emissione della "bolla XAB". Tuttavia, se tale documento viene emesso, deve contenere indicazioni specifiche, corrette e complete per garantire il controllo di conformità in ogni fase della commercializzazione, a prescindere dalle informazioni presenti su imballaggi, fatture o schede sul mezzo di trasporto.

Indennizzo vincoli espropriativi: giudice ordinario
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Indennizzo vincoli espropriativi: giudice ordinario

La sentenza n. 1625/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulla controversia promossa dal proprietario di un fondo in area protetta che chiede l'indennizzo previsto dall'art. 15 della legge n. 394/1991 per vincoli ambientali di natura sostanzialmente espropriativa imposti dalla Pubblica Amministrazione. In questo caso, la domanda non riguarda l'esercizio del potere pubblico, ma la lesione di un diritto soggettivo derivante dalla conformazione legale della proprietà. La Cassazione ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva negato la giurisdizione ordinaria nella vicenda di proprietari nel Parco nazionale del Pollino che lamentavano l'impossibilità di attività agro-silvo-pastorali e di taglio boschivo a causa dei vincoli del piano del parco.

Custode: abbandono posto è giusta causa licenziamento
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Custode: abbandono posto è giusta causa licenziamento

La sentenza n. 1321/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che l'abbandono del posto di lavoro da parte di chi svolge attività di custode o sorvegliante rappresenta di per sé una mancanza di rilevante gravità. Tale condotta è idonea, a prescindere dall'effettivo verificarsi di un danno, a compromettere irrimediabilmente la fiducia nel rapporto di lavoro e a configurare una giusta causa di licenziamento.

Solidarietà appalto: ferie escluse da retribuzione
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Solidarietà appalto: ferie escluse da retribuzione

La sentenza n. 1450/2025 della Corte di Cassazione precisa che la responsabilità solidale del committente, ai sensi dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 276/2003, si limita ai soli "trattamenti retributivi" dovuti ai dipendenti dell'appaltatore o del subappaltatore, escludendo l'indennità sostitutiva per ferie e permessi non goduti. Quest'ultima, invece, può rientrare nei "trattamenti economici e normativi" previsti dall'articolo 118, comma 6, del decreto legislativo n. 163/2006 (nel testo anteriore alle modifiche del decreto legislativo n. 50/2016, applicabile in base al regime transitorio dell'articolo 216 dello stesso decreto n. 50), la cui applicazione dipende dalla data di pubblicazione dei bandi o avvisi di gara (prima o dopo il 19 aprile 2016).

Accordi conviventi: autonomia negoziale rispetto buona fede
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Accordi conviventi: autonomia negoziale rispetto buona fede

L'ordinanza n. 1324/2025 della Corte di Cassazione afferma che gli accordi tra ex conviventi, riguardanti sia il mantenimento dei figli che le questioni patrimoniali, rientrano nella loro autonomia negoziale. Tali accordi devono rispettare i principi di lealtà nelle trattative e di buona fede e possono essere soggetti alla disciplina generale dei contratti qualora non riguardino obblighi stabiliti dalla legge o finalità di mantenimento dirette alla prole.

Motivazione “per relationem” ammissibile con sintesi ragioni.
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Motivazione “per relationem” ammissibile con sintesi ragioni.

L'ordinanza n. 1282/2025 della Corte di Cassazione ribadisce che la sentenza d'appello può essere motivata "per relationem", a condizione che il giudice di secondo grado esponga, anche in modo sintetico, le ragioni della conferma in relazione ai motivi di impugnazione o l'identità delle questioni proposte in appello rispetto a quelle già trattate in primo grado. In tal modo, dalla lettura congiunta delle motivazioni di entrambe le sentenze deve emergere un percorso argomentativo completo e coerente. Nel caso specifico, la Cassazione ha ritenuto corretta la decisione d'appello che aveva riportato sinteticamente le motivazioni di primo grado e aggiunto brevi osservazioni per spiegare l'adesione al dispositivo di prime cure per ogni singola domanda.

Repechage: solo posti liberi compatibili no nuove creazioni
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Repechage: solo posti liberi compatibili no nuove creazioni

L'ordinanza n. 1364/2025 della Corte di Cassazione precisa che, in tema di obbligo di repechage, il datore di lavoro non è tenuto a creare nuove posizioni lavorative o a modificare l'organizzazione aziendale per mantenere in servizio il dipendente. È sufficiente che dimostri l'inesistenza di posti di lavoro liberi e compatibili con la professionalità del lavoratore. Il giudice, una volta accertata la soppressione del posto, non può imporre al datore di lavoro di mantenere una posizione inferiore, in quanto ciò costituirebbe un'indebita ingerenza nell'organizzazione aziendale, compito esclusivo dell'imprenditore.

Secondo licenziamento valido con motivo diverso e successivo
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Secondo licenziamento valido con motivo diverso e successivo

L'ordinanza n. 1376/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che è ammissibile una successiva comunicazione di licenziamento individuale da parte del datore di lavoro, anche dopo averne intimato uno precedente. Tuttavia, il nuovo licenziamento deve basarsi su una ragione o un motivo diverso, sopravvenuto o comunque non noto al datore in precedenza, e la sua efficacia è subordinata all'eventuale dichiarazione di illegittimità del primo licenziamento.

PEC professionale valida per atti anche non correlati
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PEC professionale valida per atti anche non correlati

La sentenza n. 1615/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che l'indirizzo PEC risultante dal registro INI-PEC, attivato per una specifica attività professionale, può essere validamente utilizzato per la notifica di atti anche non correlati a tale attività. Per i soggetti obbligati ad avere una PEC, la notifica si perfeziona con la ricevuta di avvenuta consegna, senza necessità di un domicilio digitale diverso per ogni atto. La Suprema Corte ha cassato con rinvio la decisione della corte d'appello che aveva erroneamente richiesto al ricorrente di provare la presenza dell'indirizzo PEC nei pubblici registri, nonostante l'attestazione dell'avvocato notificante che lo aveva tratto dall'elenco INI-PEC dei medici, attivato per l'attività professionale del destinatario e quindi idoneo per le notifiche ai sensi della legge n. 53/1994.