Transazione inefficace se sentenza passa in giudicato.
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Transazione inefficace se sentenza passa in giudicato.

L'Ordinanza civile n. 7200 della Corte di Cassazione, del 18 marzo 2025, affronta le conseguenze di una transazione tra le parti di un giudizio che non viene portata a conoscenza del giudice prima che la sentenza diventi definitiva.

La Corte ha stabilito che se le parti raggiungono un accordo transattivo ma nessuna di esse lo comunica al giudice, e il processo si conclude con una sentenza non impugnata e passata in giudicato, la situazione giuridica accertata da tale sentenza diventa intangibile. Questo significa che non è più possibile rimetterla in discussione in un successivo giudizio.

Di conseguenza, il contenuto dell'accordo transattivo non potrà essere fatto valere attraverso un'azione di adempimento in forma specifica degli obblighi assunti con la transazione stessa. La Cassazione considera la transazione, in questi casi, come definitivamente inefficace. Le parti avrebbero dovuto, se del caso, proporre appello per dedurre la sopravvenuta composizione transattiva della controversia e ottenere la dichiarazione di cessazione della materia del contendere e l'estinzione del processo.

In sintesi, l'ordinanza sottolinea l'importanza di far emergere la transazione nel corso del giudizio, poiché una volta che la sentenza passa in giudicato, essa prevale sull'accordo transattivo non dichiarato.

Appalto: Giudice e Corrispettivo Contrattuale
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Appalto: Giudice e Corrispettivo Contrattuale

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 7109 del 17 marzo 2025, ha precisato i limiti del potere del giudice di determinare il corrispettivo di un contratto d'appalto ai sensi dell'articolo 1657 del Codice Civile.

La Suprema Corte ha ribadito che il potere del giudice di integrare la volontà negoziale e quindi di stabilire il quantum dovuto all'appaltatore sussiste esclusivamente quando il contratto d'appalto non contenga specifici criteri di determinazione del corrispettivo, ovvero non siano stati indicati prezzi unitari precisi per le opere da eseguire.

Al contrario, tale potere del giudice non opera nel caso in cui gli elementi per la determinazione del corrispettivo (come i prezzi unitari) siano stati certamente indicati nel contratto. In quest'ultima situazione, qualora l'appaltatore richieda il pagamento di opere che assume di aver compiuto, la sua inerzia probatoria in ordine all'effettiva entità di tali opere non può essere supplita dal potere integrativo del giudice. Spetta quindi all'appaltatore l'onere di provare l'esatto ammontare delle opere eseguite per le quali richiede il pagamento, in conformità ai prezzi unitari già pattuiti.

In sintesi, l'ordinanza distingue chiaramente tra la necessità di integrare un contratto lacunoso sui prezzi e la situazione in cui, con prezzi già definiti, l'appaltatore non riesca a dimostrare l'entità delle opere realizzate.

Inammissibilità con merito: entrambe impugnabili
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Inammissibilità con merito: entrambe impugnabili

L'Ordinanza civile n. 7176 della Corte di Cassazione, del 18 marzo 2025, affronta la peculiare situazione in cui un giudice, pur dichiarando un ricorso inammissibile (anche nel dispositivo), ne esamini comunque il merito, fornendo una motivazione estesa e preponderante in senso sfavorevole.

La Suprema Corte ha stabilito che in questi casi è ammissibile l'impugnazione sia della motivazione relativa all'inammissibilità sia di quella concernente il merito. Questo perché alla parte soccombente deve essere riconosciuto l'interesse a impugnare ciò che, di fatto, si configura come un provvedimento di rigetto nel merito.

Di conseguenza, in sede di legittimità (ovvero in Cassazione), anche se la doglianza relativa all'inammissibilità viene accolta, il motivo attinente al merito della questione deve comunque essere esaminato e non può ritenersi assorbito. Questa interpretazione si fonda anche sul principio di economia dei mezzi processuali, che mira a evitare un dispendio inutile di risorse giudiziarie.

In sintesi, l'ordinanza chiarisce che una pronuncia di inammissibilità accompagnata da un'analisi nel merito consente una doppia impugnazione, e la Cassazione è tenuta a esaminare anche il merito, a prescindere dall'accoglimento del vizio procedurale.

Reversibilità ex coniuge: assegno non vincola, è parametro
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Reversibilità ex coniuge: assegno non vincola, è parametro

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5839 del 5 marzo 2025, ha stabilito che la quota della pensione di reversibilità spettante all'ex coniuge divorziato è determinata ai sensi dell'articolo 9, comma 3, della Legge n. 898 del 1970. Tale quota non deve necessariamente corrispondere all'importo dell'assegno divorzile, né quest'ultimo rappresenta un limite quantitativo insuperabile. Tuttavia, l'entità dell'assegno divorzile è uno degli elementi da valutare per la determinazione della quota di reversibilità. Questo per assicurare che l'attribuzione della pensione risponda alla finalità solidaristica dell'istituto, legata alla perdita del sostegno economico che il lavoratore deceduto forniva a tutti gli aventi diritto in vita.

Contratto mantenimento familiare valido, non privo causa.
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Contratto mantenimento familiare valido, non privo causa.

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5869 del 5 marzo 2025, ha stabilito che un contratto stipulato tra privati per il mantenimento di un familiare bisognoso di assistenza in una struttura residenziale non è nullo per difetto di causa. Questo tipo di contratto, infatti, non è finalizzato all'erogazione esclusiva o prevalente di prestazioni sanitarie a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Di conseguenza, la Corte ha escluso che esso costituisca un negozio giuridico privo di una concreta funzione economica.

Maggior danno locazione: prova concreto pregiudizio
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Maggior danno locazione: prova concreto pregiudizio

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5853 del 5 marzo 2025, ha stabilito che, in materia di responsabilità del conduttore per il ritardato rilascio di un immobile locato, il maggior danno ai sensi dell'articolo 1591 del Codice Civile deve essere provato in concreto dal locatore. Questa prova può avvenire anche tramite presunzioni, ma è fondamentale dimostrare che il ritardo abbia concretamente impedito di locare il bene a terzi per un canone superiore all'ultimo pattuito con il conduttore inadempiente. Non è sufficiente, a tal fine, la mera dimostrazione di un diverso e maggior valore locativo di mercato.

Mutuo perfezionato con disponibilità, non consegna fisica
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Mutuo perfezionato con disponibilità, non consegna fisica

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Sentenza n. 5841 del 5 marzo 2025, ha stabilito che il contratto di mutuo si perfeziona, e l'obbligo di restituzione per il mutuatario sorge, nel momento in cui la somma mutuata viene posta nella disponibilità giuridica del mutuatario, anche se non consegnata fisicamente, ad esempio tramite accredito su conto corrente. Non rileva in contrario il fatto che le somme siano immediatamente utilizzate per saldare precedenti debiti con la stessa banca mutuante, poiché tale destinazione è frutto di atti dispositivi distinti dal contratto. Anche in questi casi di "mutuo solutorio", se sussistono i requisiti dell'articolo 474 del codice di procedura civile, il contratto di mutuo costituisce un valido titolo esecutivo.

Udienza cartolare memoria irrituale violazione difesa
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Udienza cartolare memoria irrituale violazione difesa

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5721 del 4 marzo 2025, ha stabilito che nell'ambito dell'udienza di discussione "cartolare" (disciplinata dall'art. 221, comma 4, del D.L. n. 34 del 2020, convertito con modificazioni nella L. n. 77 del 2020), se il giudice procede alla decisione della causa nel merito nonostante il deposito irrituale di una memoria diversa dalle note scritte previste, e omette di pronunciarsi sulla richiesta della controparte di un termine per note difensive in replica, si verifica una indebita compressione del diritto di difesa, che configura una violazione del contraddittorio. Questo principio è stato affermato in relazione a un giudizio d'appello in materia locatizia, dove una delle parti aveva depositato una memoria non autorizzata oltre le note scritte.

Perizia stragiudiziale: solo indizio, non prova
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Perizia stragiudiziale: solo indizio, non prova

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Ordinanza n. 5667 del 4 marzo 2025, ha stabilito che una perizia stragiudiziale non costituisce una prova, neppure per i fatti che il consulente afferma di aver accertato. Essa ha valore solo di indizio, alla stregua di qualsiasi documento proveniente da un terzo. Di conseguenza, la sua valutazione è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito, il quale non ha alcun obbligo di considerarla ai fini della decisione.

Appalto incompleto: inadempimento no garanzia vizi
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Appalto incompleto: inadempimento no garanzia vizi

La Corte di Cassazione, Sezione Civile, con Sentenza n. 5771 del 4 marzo 2025, ha chiarito che se un appaltatore non completa l'opera commissionata, violando così l'obbligazione assunta, si applica la disciplina generale dell'inadempimento contrattuale (articoli 1453 e 1455 del Codice Civile). La speciale garanzia per vizi e difformità prevista dagli articoli 1667 e 1668 del Codice Civile, infatti, si riferisce alla diversa situazione in cui l'opera è stata portata a termine, anche se con difetti. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha cassato la sentenza che aveva erroneamente applicato i termini di denuncia dei vizi dell'articolo 1667 c.c. a un immobile i cui lavori di ristrutturazione non erano stati completati.