Secondo l'Ordinanza n. 12247 del 9 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la costituzione di un fondo patrimoniale è da considerarsi valida quando l'intenzione dei coniugi è quella di destinare dei beni per soddisfare i bisogni della famiglia, come previsto dagli articoli 167 e 170 del Codice Civile. L'atto non può essere considerato simulato se il suo scopo è quello di proteggere tali beni dalle azioni esecutive dei creditori per debiti che non sono correlati ai bisogni della famiglia. L'atto, in altre parole, non è un'apparenza, ma riflette fedelmente la volontà delle parti di attuare una tutela patrimoniale reale, conforme alla sua funzione legale.
Categoria: Sentenze – Ordinanze
Ristrutturazione e nuova costruzione ai fini delle distanze
Con l'Ordinanza n. 12306 del 9 maggio 2025, la Corte di Cassazione, sezione civile, ha stabilito la differenza tra ristrutturazione, ricostruzione e nuova costruzione in ambito edilizio. La ristrutturazione riguarda solo modifiche interne che lasciano inalterate le parti essenziali dell'edificio (muri perimetrali, strutture orizzontali, tetto). Si parla di ricostruzione quando un edificio, demolito o crollato, viene ripristinato esattamente com'era, senza modifiche di dimensioni o volume. Se, invece, il nuovo edificio ha un volume maggiore di quello preesistente, si considera una nuova costruzione, soggetta a tutte le normative in vigore, incluse quelle sulle distanze legali.
Revocatoria fallimentare e prova della liceità dell’atto
L'Ordinanza n. 12355 del 9 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce la ripartizione dell'onere della prova nell'azione revocatoria fallimentare relativa ad atti a titolo gratuito. Al curatore fallimentare spetta l'onere di provare la gratuità dell'atto e la sua esecuzione nel cosiddetto "periodo sospetto". Al contrario, spetta alla parte convenuta, cioè colui che ha ricevuto il bene, dimostrare la sussistenza delle condizioni che escludono la revoca, come nel caso di regali d'uso o atti compiuti per dovere morale, a patto che siano proporzionati al patrimonio del disponente. Tali motivazioni sono considerate eccezioni in senso stretto e devono essere sollevate, pena di decadenza, entro i termini processuali stabiliti.
Competenza imprese esclude le società di persone
Secondo l'Ordinanza n. 12602 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa è limitata a casi che riguardano solo alcuni tipi di società di capitali e cooperative (S.p.A., S.a.p.A., S.r.l. e società cooperative). Ne sono escluse le società di persone, a meno che non siano soggette all'attività di direzione e coordinamento da parte di una società di capitali o cooperativa. Questo principio definisce in modo preciso a quali controversie la Sezione specializzata può applicare il suo potere giurisdizionale, tenendo separati i casi relativi alle società di persone, che rimangono di competenza delle sezioni ordinarie.
Produzione tardiva documenti e il termine alla controparte
La Sentenza n. 12636 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, stabilisce che se una parte produce in giudizio un documento dopo che i termini per la presentazione delle prove sono scaduti, il giudice deve comunque concedere all'avversario un termine per difendersi. Questo è necessario affinché la controparte possa sia controbattere che produrre prove contrarie. Tale principio vale anche se l'avversario conosceva già il documento o lo aveva addirittura nascosto maliziosamente; in questi casi, la sua condotta può rilevare per una eventuale responsabilità aggravata, ma non può comunque pregiudicare il diritto della controparte a difendersi.
Responsabilità professionista presuppone la prova del danno
La Sentenza n. 12627 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, stabilisce che un professionista può essere ritenuto responsabile per inadempimento contrattuale solo se il cliente dimostra di aver subito un danno effettivo. In altre parole, il cliente deve provare che, se il professionista avesse agito con la dovuta diligenza, avrebbe ottenuto un risultato economicamente più favorevole. L'esclusione della responsabilità del notaio, nel caso specifico, si fonda proprio su questo principio. La Corte ha infatti annullato una sentenza che condannava gli eredi del professionista a risarcire gli acquirenti di un immobile per un danno che non era stato dimostrato con la necessaria certezza.
Procura ricorso Cassazione e i requisiti temporali
L'Ordinanza n. 12628 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce i requisiti per la procura speciale necessaria per il ricorso in Cassazione. Non è obbligatorio che la procura sia rilasciata nello stesso momento in cui viene redatto il ricorso. È sufficiente che sia materialmente unita al ricorso (anche tramite strumenti informatici) e che sia conferita dopo la pubblicazione della sentenza da impugnare e prima della notificazione del ricorso stesso. Nel caso specifico, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la procura era stata conferita "a margine del ricorso in appello", ossia prima ancora che la sentenza di appello, oggetto dell'impugnazione, fosse stata emessa.
Rinuncia alla riduzione ed esecuzione volontaria testamento
Secondo l'Ordinanza n. 12764 del 13 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la conferma o l'esecuzione volontaria di un testamento non impedisce a un erede legittimario di esercitare l'azione di riduzione se il testamento lede la sua quota. L'articolo 590 del Codice Civile, che rende valido un testamento nullo se confermato volontariamente, non si applica ai casi di lesione della legittima. Pertanto, l'erede conserva il diritto di agire in riduzione, a meno che non abbia manifestato in modo inequivocabile e con un comportamento concludente la volontà di rinunciare a tale azione. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha confermato che la sottoscrizione da parte dell'erede pretermesso di un preliminare di vendita di un bene ereditario non costituiva una rinuncia implicita all'azione di riduzione.
Serve l’identità tra azioni per avere il giudicato
L'Ordinanza n. 11887 del 6 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce i limiti del giudicato sostanziale. Affinché un'azione legale sia considerata già decisa (e quindi coperta da giudicato), deve avere tutti gli stessi elementi di una precedente, inclusi le parti, la richiesta (petitum) e il motivo della richiesta (causa petendi). Nel caso specifico, la Corte ha annullato una decisione che aveva accolto l'eccezione di giudicato. Ha infatti ritenuto che non ci fosse identità tra una precedente richiesta di risarcimento danni da parte di un ospedale verso la sua assicurazione e una successiva, dato che le parti e i motivi della richiesta principale erano diversi, rendendo così la domanda di garanzia un'azione nuova.
Mutamento giurisprudenziale e rimessione in termini
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 11882 del 6 maggio 2025, ha stabilito che un cambio improvviso di un orientamento giurisprudenziale consolidato (il cosiddetto prospective overruling) può giustificare la rimessione in termini di una parte solo se tale cambiamento riguarda l'interpretazione di norme processuali. Al contrario, se il mutamento interessa principi di diritto sostanziale, come la responsabilità civile, non è possibile concedere una nuova possibilità alla parte che ha visto i suoi diritti pregiudicati. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una clinica che aveva chiesto di essere rimessa in termini per chiamare in causa la propria assicurazione, dato che il mutamento giurisprudenziale sulla natura della responsabilità ospedaliera attiene al diritto sostanziale e non processuale.




