La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30324 del 25 novembre 2024, ha ribadito un principio fondamentale in tema di rimessione in termini ex art. 153, comma 2, c.p.c.
La rimessione in termini è un istituto che consente alla parte di essere "riammessa" a compiere un atto processuale (come il deposito di documenti) che ha tardivamente compiuto, a condizione che il ritardo sia dipeso da una causa a lei non imputabile.
La Corte ha chiarito che, ai fini della valutazione dell'imputabilità dell'impedimento, occorre fare riferimento allo sforzo di diligenza che era ragionevolmente richiesto alla parte.
In altre parole, il giudice deve valutare se la parte ha agito con la dovuta diligenza per evitare il ritardo, tenendo conto delle circostanze concrete del caso.
Nel caso specifico, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza che aveva addebitato alla parte il ritardo nel deposito telematico di documenti, effettuato il giorno dopo quello di scadenza, sebbene fosse festivo, in una situazione di obiettiva interruzione dei servizi telematici nei due giorni precedenti.
La Corte ha ritenuto che, in tale situazione, il ritardo non fosse imputabile alla parte, che aveva agito con la dovuta diligenza, tenuto conto dell'interruzione dei servizi telematici e della festività del giorno di scadenza.






