La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2081 del 29 gennaio 2025, chiarisce che, in base all'articolo 92, comma 2, del codice di procedura civile (come modificato dal decreto legge n. 132/2014 e dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 77/2018), la compensazione delle spese processuali, quando non c'è una sconfitta reciproca delle parti, è permessa solo in presenza di "gravi ed eccezionali ragioni" che devono essere spiegate chiaramente nella motivazione della decisione. Una semplice indicazione della "particolarità della vicenda" non basta a soddisfare questo requisito e costituisce una violazione di legge che può essere contestata in Cassazione.
Author: D'Isa (Renato D'Isa)
Patto quota lite: valido post 2006, pre 2012.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2135 del 29 gennaio 2025, chiarisce che è valido l'accordo sul compenso dell'avvocato legato all'esito della causa (patto di quota lite) stipulato dopo la modifica dell'articolo 2233 del codice civile (avvenuta con il decreto legge n. 223 del 2006, convertito con modifiche dalla legge n. 248 del 2006) e prima dell'entrata in vigore dell'articolo 13, comma 4, della legge n. 247 del 2012. Questa validità è subordinata al rispetto del divieto di cessione di crediti contestati previsto dall'articolo 1261 del codice civile. Tuttavia, il patto può essere considerato invalido se il rapporto tra il compenso pattuito e il risultato ottenuto, valutato al momento della stipula del contratto, risulta eccessivamente sproporzionato rispetto alle tariffe di mercato, sia dal punto di vista della causa del contratto che dell'equità, tenendo conto anche della regola integrativa contenuta nell'articolo 45 del codice deontologico forense nella versione approvata il 18 gennaio 2007
Escussione polizza urbanizzazione: giudice ordinario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2024 del 28 gennaio 2025, stabilisce che la disputa sull'incasso da parte del Comune di una fideiussione a garanzia di oneri di urbanizzazione e penali è di competenza del giudice ordinario, e non del giudice amministrativo con giurisdizione esclusiva in materia urbanistica ed edilizia. Questo perché i rapporti sono distinti e, nel caso specifico, la Pubblica Amministrazione agisce in un contesto di diritto privato, senza esercitare poteri pubblici, neanche indirettamente. La Suprema Corte, richiamando precedenti (tra cui Cass. S.U. n. 12866/2020, n. 19371/2019, n. 15666/2016, n. 9592/2012, n. 4319/2010), ha annullato con rinvio la sentenza impugnata, in quanto la corte territoriale aveva erroneamente confermato la mancanza di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, come deciso dal giudice di primo grado.
Presupposizione: fatto certo, comune, condiziona contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 1995 del 28 gennaio 2025, spiega che in tema di contratti, si parla di presupposizione quando una specifica situazione di fatto o di diritto, condivisa da entrambe le parti e caratterizzata da certezza e oggettività, è considerata dai contraenti come una condizione fondamentale del contratto. Anche se non espressamente menzionata, tale situazione diventa la base per l'esistenza e l'efficacia del contratto. Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la decisione di merito che aveva escluso che la qualità di socio del debitore principale potesse essere considerata un presupposto implicito delle fideiussioni prestate. Questo perché tale qualità non aveva un carattere oggettivo, dipendendo dalla volontà e dall'attività del socio stesso, e quindi il suo venir meno non rendeva inefficaci le fideiussioni.
Accordo patrimoniale divorzio: natura negoziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 1985 del 28 gennaio 2025, precisa che l'accordo transattivo riguardante la divisione dei beni, raggiunto tra le parti durante una causa di separazione o divorzio, ha valore contrattuale e produce i suoi effetti anche senza la necessità di essere approvato dal giudice (omologazione). Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato la decisione che, in una disputa successiva tra gli ex coniugi su tali beni, aveva considerato l'accordo privo di effetti. La corte territoriale non aveva applicato correttamente le regole di interpretazione dei contratti e non aveva considerato che le somme riconosciute nell'accordo non dipendevano interamente dalla vendita di un immobile a un prezzo specifico
Omessa trascrizione conclusioni: mera irregolarità di norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2033 del 28 gennaio 2025, chiarisce che la mancata o incompleta trascrizione delle richieste delle parti (conclusioni) nella sentenza è generalmente un semplice errore formale che non ne inficia la validità. Tuttavia, diventa un vizio che può invalidare la sentenza se ha concretamente influenzato l'operato del giudice. Questo accade quando la mancata trascrizione porta a una mancata decisione sulle domande o eccezioni delle parti (omessa pronuncia), oppure a una motivazione insufficiente sui punti cruciali sollevati dalle parti stesse.
Limite legale uso non è diritto reale terzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 1949 del 28 gennaio 2025, precisa che un limite imposto dalla legge sulle possibilità di utilizzo del terreno da parte del proprietario non è la stessa cosa dell'attribuzione a un terzo di un diritto reale parziario (come una servitù). Quest'ultimo diritto, se non concesso volontariamente tramite un accordo, può derivare solo da una procedura di esproprio conclusa positivamente con un decreto di esproprio o un accordo di cessione volontaria. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato la sentenza che aveva respinto la richiesta di liberare i terreni su cui si trovava un impianto sciistico, basandosi sulla semplice esistenza di un limite all'uso del proprietario previsto dal piano regolatore generale (in termini di edificabilità e realizzazione di strutture che potessero ostacolare le piste da sci).
Giudice amministrativo: competenza legata a potere pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2312 del 31 gennaio 2025, precisa che la competenza del giudice amministrativo, anche quando esclusiva, si basa su un legame con l'esercizio di poteri tipici della pubblica amministrazione, cioè quei poteri autoritativi che la caratterizzano. Se invece la pubblica amministrazione viola il principio generale di non danneggiare gli altri (neminem laedere) con azioni od omissioni che non derivano dall'esercizio, neanche indiretto, di attività amministrativa, la competenza è del giudice ordinario. In quest'ultimo caso, non spetta al giudice amministrativo la giurisdizione generale di legittimità perché si tratta di diritti soggettivi e non di interessi legittimi. Allo stesso modo, non sussiste la giurisdizione esclusiva sull'uso del territorio, che è riservata al giudice amministrativo solo per controversie su atti o provvedimenti e, secondo l'articolo 7 del codice del processo amministrativo, anche per comportamenti, ma solo se collegati, anche indirettamente, all'esercizio del potere amministrativo.
Notifica a familiari: convivenza non necessaria.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2154 del 30 gennaio 2025, precisa che per la notifica degli atti, secondo l'articolo 139, secondo comma, del codice di procedura civile, è sufficiente consegnare l'atto a un membro della famiglia del destinatario, senza dover dimostrare che questa persona conviva con lui. La legge presume (presunzione "iuris tantum") l'esistenza del rapporto di parentela e ciò rende valida la notifica, a meno che non si provi che la presenza del familiare nella casa del destinatario era solo occasionale.
Interpretazione atti processuali ed ermeneutica contrattuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2360 del 31 gennaio 2025, chiarisce come contestare l'interpretazione di un atto processuale fatta dal giudice di merito. La parte che non concorda deve specificare quale norma sull'interpretazione dei contratti (articoli 1362 e seguenti del codice civile, applicabili in generale) è stata violata, oppure indicare un difetto di motivazione nell'applicazione di tali norme. Inoltre, il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità, quali ragionamenti del giudice sono in contrasto con i criteri interpretativi e quale parte precisa dell'atto è stata interpretata in modo errato.





