La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 2706 del 4 febbraio 2025, ha stabilito che l'omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese va corretta con la procedura degli errori materiali.
La Suprema Corte ha affrontato il caso in cui il giudice ometta di pronunciarsi sull'istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore. In assenza di una specifica indicazione legislativa sul rimedio esperibile, la Cassazione ha chiarito che la soluzione è il procedimento di correzione degli errori materiali, previsto dagli articoli 287 e 288 del Codice di Procedura Civile, e non gli ordinari mezzi di impugnazione. Questo perché la richiesta di distrazione delle spese non può essere qualificata come una domanda autonoma.
La Corte ha motivato questa scelta sottolineando che la procedura di correzione è più in linea con quanto disposto dall'articolo 93, comma 2, del c.p.c. (che si riferisce a essa quando la parte dimostra di aver già saldato il debito del difensore). Inoltre, tale procedura garantisce un migliore rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, consentendo al difensore distrattario di ottenere un titolo esecutivo più rapidamente.
Infine, la Cassazione ha evidenziato che questo rimedio è applicabile, ai sensi dell'articolo 391-bis del c.p.c., anche alle pronunce della stessa Corte di Cassazione, garantendo uniformità e celerità





