Denuncia vizi in subappalto e l’onere dell’appaltatore
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Denuncia vizi in subappalto e l’onere dell’appaltatore

La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 12680 del 13 maggio 2025, ha chiarito i termini temporali entro cui un appaltatore deve denunciare i vizi dell'opera al proprio subappaltatore, ai sensi dell’articolo 1670 del codice civile. La Corte ha stabilito che l’onere di contestazione dei vizi, che l'appaltatore deve rivolgere al subappaltatore per non incorrere in decadenza, insorge solo dopo che il committente principale ha formalmente denunciato tali vizi all'appaltatore. Prima di questa denuncia ufficiale, l'appaltatore non ha un interesse concreto ad agire in regresso nei confronti del subappaltatore.

L’onere di riproporre le prove in primo grado
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L’onere di riproporre le prove in primo grado

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 12791 del 13 maggio 2025, ha chiarito un importante aspetto procedurale riguardante la riproposizione delle richieste istruttorie nel corso di un processo civile. L'Ordinanza stabilisce che, se un giudice di primo grado non accoglie determinate richieste istruttorie (ad esempio, l'ammissione di una prova testimoniale o documentale), la parte che le ha avanzate ha l'obbligo di reiterarle esplicitamente al momento della precisazione delle conclusioni. Non è sufficiente un generico riferimento agli atti difensivi precedenti. Se la parte non lo fa, quelle richieste si considerano abbandonate e non possono essere riproposte in appello.

Compensazione e mandato di credito: le differenze
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Compensazione e mandato di credito: le differenze

La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 12674 del 13 maggio 2025, ha fornito importanti chiarimenti sul mandato di credito e sulla sua natura giuridica, ribadendo un principio fondamentale in materia di compensazione. La Corte ha stabilito che il mandato di credito non è un contratto che coinvolge tre parti (mandante, mandatario e terzo), ma si perfeziona unicamente con l'accordo tra il mandante (colui che incarica) e il mandatario (colui che accetta di fare credito a un terzo). Questo contratto è giuridicamente autonomo rispetto al mutuo che il mandatario concede al terzo.

Recesso precontrattuale e onere della prova
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Recesso precontrattuale e onere della prova

La Corte di Cassazione, con la sentenza civile n. 12679 del 13 maggio 2025, ha fornito importanti chiarimenti in merito alla responsabilità precontrattuale e alla distribuzione dell'onere della prova in caso di recesso ingiustificato dalle trattative. La pronuncia stabilisce chi deve dimostrare la mala fede nel processo.

La Corte ha ribadito che la responsabilità precontrattuale, che sorge per la violazione dei doveri di buona fede e correttezza durante le trattative, è di natura extracontrattuale (o aquiliana). Di conseguenza, si applicano le regole ordinarie sull'onere della prova. Questo significa che, in caso di recesso ingiustificato da una trattativa, non spetta alla parte che recede dimostrare di aver agito in buona fede. Al contrario, è la parte che ritiene di aver subito un danno a dover provare che il recesso è avvenuto in mala fede e senza una valida ragione.

Il fondo non è simulato se tutela i beni della famiglia
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Il fondo non è simulato se tutela i beni della famiglia

Secondo l'Ordinanza n. 12247 del 9 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la costituzione di un fondo patrimoniale è da considerarsi valida quando l'intenzione dei coniugi è quella di destinare dei beni per soddisfare i bisogni della famiglia, come previsto dagli articoli 167 e 170 del Codice Civile. L'atto non può essere considerato simulato se il suo scopo è quello di proteggere tali beni dalle azioni esecutive dei creditori per debiti che non sono correlati ai bisogni della famiglia. L'atto, in altre parole, non è un'apparenza, ma riflette fedelmente la volontà delle parti di attuare una tutela patrimoniale reale, conforme alla sua funzione legale.

Ristrutturazione e nuova costruzione ai fini delle distanze
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Ristrutturazione e nuova costruzione ai fini delle distanze

Con l'Ordinanza n. 12306 del 9 maggio 2025, la Corte di Cassazione, sezione civile, ha stabilito la differenza tra ristrutturazione, ricostruzione e nuova costruzione in ambito edilizio. La ristrutturazione riguarda solo modifiche interne che lasciano inalterate le parti essenziali dell'edificio (muri perimetrali, strutture orizzontali, tetto). Si parla di ricostruzione quando un edificio, demolito o crollato, viene ripristinato esattamente com'era, senza modifiche di dimensioni o volume. Se, invece, il nuovo edificio ha un volume maggiore di quello preesistente, si considera una nuova costruzione, soggetta a tutte le normative in vigore, incluse quelle sulle distanze legali.

Revocatoria fallimentare e prova della liceità dell’atto
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Revocatoria fallimentare e prova della liceità dell’atto

L'Ordinanza n. 12355 del 9 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce la ripartizione dell'onere della prova nell'azione revocatoria fallimentare relativa ad atti a titolo gratuito. Al curatore fallimentare spetta l'onere di provare la gratuità dell'atto e la sua esecuzione nel cosiddetto "periodo sospetto". Al contrario, spetta alla parte convenuta, cioè colui che ha ricevuto il bene, dimostrare la sussistenza delle condizioni che escludono la revoca, come nel caso di regali d'uso o atti compiuti per dovere morale, a patto che siano proporzionati al patrimonio del disponente. Tali motivazioni sono considerate eccezioni in senso stretto e devono essere sollevate, pena di decadenza, entro i termini processuali stabiliti.

Competenza imprese esclude le società di persone
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Competenza imprese esclude le società di persone

Secondo l'Ordinanza n. 12602 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa è limitata a casi che riguardano solo alcuni tipi di società di capitali e cooperative (S.p.A., S.a.p.A., S.r.l. e società cooperative). Ne sono escluse le società di persone, a meno che non siano soggette all'attività di direzione e coordinamento da parte di una società di capitali o cooperativa. Questo principio definisce in modo preciso a quali controversie la Sezione specializzata può applicare il suo potere giurisdizionale, tenendo separati i casi relativi alle società di persone, che rimangono di competenza delle sezioni ordinarie.

Produzione tardiva  documenti e il  termine alla controparte
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Produzione tardiva documenti e il  termine alla controparte

La Sentenza n. 12636 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, stabilisce che se una parte produce in giudizio un documento dopo che i termini per la presentazione delle prove sono scaduti, il giudice deve comunque concedere all'avversario un termine per difendersi. Questo è necessario affinché la controparte possa sia controbattere che produrre prove contrarie. Tale principio vale anche se l'avversario conosceva già il documento o lo aveva addirittura nascosto maliziosamente; in questi casi, la sua condotta può rilevare per una eventuale responsabilità aggravata, ma non può comunque pregiudicare il diritto della controparte a difendersi.

Responsabilità professionista presuppone la prova del danno
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Responsabilità professionista presuppone la prova del danno

La Sentenza n. 12627 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, stabilisce che un professionista può essere ritenuto responsabile per inadempimento contrattuale solo se il cliente dimostra di aver subito un danno effettivo. In altre parole, il cliente deve provare che, se il professionista avesse agito con la dovuta diligenza, avrebbe ottenuto un risultato economicamente più favorevole. L'esclusione della responsabilità del notaio, nel caso specifico, si fonda proprio su questo principio. La Corte ha infatti annullato una sentenza che condannava gli eredi del professionista a risarcire gli acquirenti di un immobile per un danno che non era stato dimostrato con la necessaria certezza.