Con l'ordinanza n. 13631 del 11 maggio 2026, la Corte di Cassazione ha fornito un importante chiarimento interpretativo riguardante i criteri di determinazione della competenza per valore, specificando l'esatta applicazione dell'art. 10, comma 2, del Codice di Procedura Civile (c.p.c.) in tema di domande relative a somme di danaro.
La Suprema Corte ha stabilito che, per individuare il giudice competente, al capitale richiesto devono essere sommati esclusivamente determinati accessori, a condizione che siano maturati o siano stati sostenuti prima della proposizione della domanda (ante litem).
La decisione definisce i seguenti criteri:
Interessi di mora: vanno sommati al capitale solo gli interessi moratori già maturati ante litem e che siano oggetto di un'autonoma e specifica richiesta da parte dell'attore.
Esclusioni: la Corte esclude categoricamente dal computo del valore:
gli interessi moratori già scaduti ma non richiesti specificamente nella domanda;
tutti gli interessi che maturano successivamente alla data di notifica della domanda introduttiva.
Spese: le spese vive (ad esempio, per stragiudiziale o per consulenze tecniche preventive) sono da sommare al capitale solo se sono state sostenute prima della proposizione della domanda.
In sintesi, l'ordinanza n. 13631/2026 ribadisce il principio per cui il valore della causa si determina al momento della domanda e include solo ciò che è già certo, liquido ed esigibile a quella data e che sia stato richiesto espressamente, evitando che la competenza possa variare in base a eventi successivi o a pretese non formulate.








