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In tema di affidamento di figli minori, qualora il genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS (sindrome di alienazione parentale), ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il giudice del merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della suddetta patologia. Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 8 aprile 2016, n. 6919.

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 8 aprile 2016, n. 6919 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Il credito del professionista che ha svolto attività di assistenza, consulenza ed eventualmente redazione della proposta di concordato preventivo rientra de plano tra i crediti sorti in funzione della procedura concorsuale e, come tale, va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento ai sensi dell’art. 111, comma 2, L.F. fondandosi tale interpretazione sull’esclusione dall’azione revocatoria del pagamento del compenso del professionista ex art. 67, comma 3, lett. g), L.F. Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 15 aprile 2016, n. 7579.

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 15 aprile 2016, n. 7579 Fatto e diritto Rilevato che: 1. M.P. ha proposto istanza di ammissione al passivo del fallimento Multipel s.p.a. del credito […]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 5 febbraio 2016, n. 2320. La pendenza di una domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, ai sensi dell’articolo 161, comma 6, della legge fallimentare, impedisce temporaneamente la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dagli articoli 162, 173, 179 e 180 della stessa legge, ma non rende improcedibile il procedimento prefallimentare iniziato su istanza del creditore o su richiesta del Pm, né ne consente la sospensione, ben potendo lo stesso essere istruito e concludersi con un decreto di rigetto e sfociare nella dichiarazione di fallimento, senza necessità di reiterazione di alcun nuovo impulso da parte degli originari istanti, formalità del tutto incompatibile sia con il carattere unitario del procedimento, sia con la esigenza di definizione celere delle domande, momentaneamente improcedibili, al sopraggiungere di quella di concordato

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 5 febbraio 2016, n. 2320 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]