illecito disciplinare magistrati

/Tag: illecito disciplinare magistrati

Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza 25 luglio 2016, n. 15288

Integra illecito disciplinare, l'avvio di un procedimento penale da parte del pubblico ministero nei confronti di magistrati di un'altra Procura che abbiano già iniziato contro i primi un procedimento per [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 25 marzo 2016, n. 6021. I ritardi nel deposito dei provvedimenti, quando per la reiterazione e l’entità superino ogni limite di tollerabilità e ragionevolezza, integrano gli estremi dell’illecito disciplinare di cui all’art. 2, Collima l, lettera q), del d.lgs. 24 febbraio 2006, n. 109, costituendo palese violazione del dovere fondamentale di diligenza del magistrato, e ciò anche nei casi di accertata laboriosità dello stesso e di sussistenza di ragioni personali estranee all’ambiente di lavoro che abbiano influito sulla sua attività, le quali non possono risolversi in un ostacolo al buon funzionamento del servizio giustizia e lasciano aperte, ove il magistrato non sia in grado di svolgere il proprio lavoro in condizioni di apprezzabile serenità ed efficienza, le vie consentite dall’ordinamento giudiziario per potersi assentare temporaneamente dal servizio, quali congedi straordinari e aspettative per motivi familiari

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 25 marzo 2016, n. 6021 Svolgimento del processo Con la decisione impugnata, la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura - in relazione [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 16 dicembre 2015, n. 25285. Ai fini della valutazione discrezionale sulla opportunità di procedere alla sospensione cautelare facoltativa del magistrato dalle funzioni e dallo stipendio, ai sensi dell’art. 22 d.leg. 23 febbraio 2006 n. 109, assume un rilievo essenziale la gravità della contestazione, alla quale innanzitutto è correlata la compatibilità della permanenza nelle funzioni, mentre non può considerarsi determinante la prospettiva di un imminente trasferimento dell’incolpato

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 16 dicembre 2015, n. 25285 Svolgimento del processo 1) È impugnato il provvedimento cautelare disciplinare adottato dalla sezione competente del CSM il 16 [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 9 dicembre 2015, n. 24825. L’art. 13, comma 2, d.lgs. 109/2006, nel prevedere la possibilità del trasferimento d’ufficio di un magistrato ad altra sede o la destinazione dello stesso ad altre funzioni, non contempla l’irrogazione di una sanzione a titolo definitivo, bensì l’applicazione di una misura cautelare per sua natura provvisoria, in quanto destinata ad operare fino alla definizione del giudizio di merito, sicché il trasferimento ivi previsto non trova ostacolo nel principio di tassatività e tipicità delle sanzioni. Con la conseguenza che l’applicazione all’incolpato in via cautelare, ai sensi dell’art. 13, comma 2, l. 109/2006, della misura del trasferimento ad altra sede, seppur implichi temporanea privazione dell’incolpato, presso il nuovo ufficio, dell’esercizio delle funzioni direttive o semidirettive precedentemente espletate, non comporta illegittimo demansionamento. E da tale decisione s’inferisce, con ragionamento a contrario, che la sottrazione all’incolpato delle funzioni direttive o semidirettive precedentemente espletate, in via di definitiva sanzione ex art. 13, comma 1, d.lgs. 109/2006 (per la quale vige il principio di stretta legalità), si risolverebbe, in violazione del principio di tipicità, nell’applicazione di una sanzione (ancorché accessoria) normativamente non prevista e, dunque, in un illegittimo demansionamento

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 9 dicembre 2015, n. 24825 Svolgimento del processo Il Dott. C.A.M. - all'epoca dei fatti, sostituto procuratore nazionale antimafia (incaricato dall'1 novembre 2004 [...]

Corte di Casaszione, sezioni unite, sentenza 23 luglio 2015, n. 15478. Il magistrato con funzioni direttive o semidirettive che nel corso di un procedimento disciplinare a suo carico viene trasferito con provvedimento cautelare non può essere assegnato ad analoghe mansioni organizzative

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 23 luglio 2015, n. 15478 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI Composta dagli Ill.mi [...]

Corte Costituzionale, sentenza n. 170 del 16 luglio 2015. Dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 13, comma 1, secondo periodo, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, recante «Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera f), della legge 25 luglio 2005, n. 150», limitatamente alle parole da «quando ricorre» a «nonché»

Sentenza  170/2015 Giudizio Presidente CRISCUOLO - Redattore GROSSI Udienza Pubblica del 23/06/2015    Decisione  del 23/06/2015 Deposito del 16/07/2015   Pubblicazione in G. U. Norme impugnate: Art. 13, c. 1°, secondo periodo, del [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 1 giugno 2015, n. 11291. In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, l’antigiuridicità del ritardo nel deposito di provvedimenti non è eliminata dall’esigenza di smaltire ritardi oggetto di pregresse sanzioni disciplinari.

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 1 giugno 2015, n. 11291 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 26 maggio 2015, n. 10796. Trasferimento per il magistrato che nella mailing list offende i colleghi

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 26 maggio 2015, n. 10796 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 15 giugno 2015, n. 12311. Ai fini della sussistenza della violazione di legge (l’aver ingiustificatamente ritardato – per negligenza inescusabile e violazione dei doveri di diligenza e laboriosità – le indagini relative ad una denuncia contro ignoti presentata da G.T. per il reato di cui all’art. 326 cod. pen. (rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio), non prevedono, infatti, specifici obblighi, ma, come esattamente affermato nella sentenza impugnata, individuano tempi e modalità di svolgimento delle indagini di competenza del pubblico ministero. Le indicazioni ivi contenute sono riconducibili ad uno spazio di apprezzamento del magistrato sottratto alla valutazione del giudice disciplinare. Ciò appare evidente dalla formulazione degli artt. 326 cod. proc. pen. che si limita a fissare le finalità delle indagini preliminari, e 358 cod. proc. pen. a norma del quale il pubblico ministero “compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell’articolo 326 e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”. Per quanto riguarda gli altri due articoli citati nel capo di incolpazione – che disciplinano, rispettivamente, l’inizio dell’azione penale, le sue forme e i relativi termini (artt. 405), nonché i termini di durata massima delle indagini preliminari (art. 407) – deve osservarsi che la contestazione di cui al capo di incolpazione in esame non riguarda alcuna violazione dei termini indicati dalle norme citate

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 15 giugno 2015, n. 12311 Svolgimento del processo 1. II Procuratore Generale della Corte di cassazione ha promosso l'azione disciplinare nei confronti dei [...]

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 31 marzo 2015, n. 6468. La responsabilità disciplinare del magistrato deve essere dimostrata concretamente, in particolare va accertato come i fatti addebitati siano in grado di offuscare l’immagine del soggetto e quindi della categoria. Il Ministero della giustizia, quindi, nel ricorso contro una sentenza di assoluzione del Csm non può limitarsi a eccepire una serie di azioni imputabili al magistrato, ma deve dimostrare come quegli elementi possano offuscare la professionalità del soggetto sotto inchiesta

Suprema Corte di Cassazione sezioni unite sentenza 31 marzo 2015, n. 6468 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI Composta dagli Ill.mi [...]

Carica Altri Articoli