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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 22 febbraio 2016, n. 3422. Via libera al danno per dequalificazione professionale al dipendente della poste messo a fare lavori manuali come svuotare sacchi o trasportare carrelli mentre prima svolgeva un ruolo di natura tecnica. Il datore doveva fornire la prova dell’impossibilità di adibirlo a mansioni equivalenti

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 22 febbraio 2016, n. 3422 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MACIOCE Luigi – Presidente Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere Dott. AMENDOLA Fabrizio...

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 22 febbraio 2016, n. 3436. Non può più parlarsi di distinte procedure esecutive, visto che l’esecuzione si svolge in un unico processo, o quando lo stesso bene è oggetto di pignoramenti successivi e il secondo dà luogo alla formazione di un ulteriore fascicolo per l’esecuzione

Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 22 febbraio 2016, n. 3436 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere Dott. TATANGELO...

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 23 febbraio 2016, n. 3482. Nel concordato preventivo, il giudice di merito può riconoscere che il pagamento dilazionato dei creditori privilegiati equivale a soddisfazione integrale delle loro pretese se riscontra elementi idonei ad escludere la perdita economica da ritardo (e cioè gli interessi loro offerti, i tempi tecnici di realizzo dei beni, il contenuto in concreto della proposta e il regime legale degli interessi ex articoli 54 e 55, legge fallimentare)

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 23 febbraio 2016, n. 3482 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DI PALMA Salvatore – Presidente Dott. DIDONE Antonio – Consigliere Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere Dott....

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Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 24 febbraio 2016, n. 3580. Viola il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato la decisione della Commissione tributaria regionale che non si pronunci sulla questione delle sanzioni irrogate per l’omessa dichiarazione di redditi di fonte illecita, che costituiva parte della domanda giudiziale del contribuente

Suprema Corte di Cassazione sezione tributaria sentenza 24 febbraio 2016, n. 3580 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BIELLI Stefano – Presidente Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere Dott. VELLA Paola...

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Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 24 febbraio 2016, n. 3611. L’ufficio, che pretende da un contribuente le imposte non versate da parte del defunto, deve provare la sua qualità di erede. A tal fine non è sufficiente la produzione della mera denuncia di successione presentata poiché occorrono gli atti dello stato civile

Suprema Corte di Cassazione sezione tributaria sentenza 24 febbraio 2016, n. 3611 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BIELLI Stefano – Presidente Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere Dott. TRICOMI Laura – Consigliere Dott. VELLA Paola...

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 3 marzo 2016, n. 8885. Per la sussistenza del reato di abusivo esercizio della professione medica deve aversi riguardo al concreto svolgimento di atti tipici, cioè di atti riservati a detta professione, dovendo negarsi che possa avere rilievo, per escluderne la configurabilità, la circostanza che l’agente non si presenti come “medico”, ma come esercente un’attività alternativa a quella della medicina tradizionale. Nel caso in esame l’imputato si è difeso sostenendo di avere esercitato lecitamente l’attività di naturopata, attività professionale riconosciuta dalla legge (legge 14 gennaio 2013, n. 4) e dalla normativa UNI 11491 dei 6 giugno 2013, che consente di “dispensare consigli naturopatici”, consistenti in indicazioni per la soluzione delle difficoltà, degli squilibri e dei disagi riscontrati, anche attraverso il riferimento a prodotti (integratori alimentari, alimenti funzionali, rimedi floreali ecc.), trattamenti manuali (riflessologie, digitopressione ecc.), tecniche di equilibrio, stili di vita ed alimentari, precisando che per effetto di tale normativa si sarebbe verificata una ipotesi di abolitio criminis parziale dell’art. 348 cod. pen. limitatamente all’attività professionale svolta dal naturopata. Si tratta di un approccio del tutto errato in quanto, come si è anticipato, ciò che rileva ai fini dell’accertamento dei reato di esercizio abusivo della professione medica non è il metodo scientifico adoperato, ma la natura dell’attività svolta.

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 3 marzo 2016, n. 8885 Ritenuto in fatto 1. Con la decisione in epigrafe indicata la Corte d’appello di Palermo, in parziale riforma della sentenza del 2 maggio 2012 emessa dal Tribunale di Palermo nei confronti di C.L.T., ha dichiarato non doversi procedere in ordine al reato di...