La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2312 del 31 gennaio 2025, precisa che la competenza del giudice amministrativo, anche quando esclusiva, si basa su un legame con l'esercizio di poteri tipici della pubblica amministrazione, cioè quei poteri autoritativi che la caratterizzano. Se invece la pubblica amministrazione viola il principio generale di non danneggiare gli altri (neminem laedere) con azioni od omissioni che non derivano dall'esercizio, neanche indiretto, di attività amministrativa, la competenza è del giudice ordinario. In quest'ultimo caso, non spetta al giudice amministrativo la giurisdizione generale di legittimità perché si tratta di diritti soggettivi e non di interessi legittimi. Allo stesso modo, non sussiste la giurisdizione esclusiva sull'uso del territorio, che è riservata al giudice amministrativo solo per controversie su atti o provvedimenti e, secondo l'articolo 7 del codice del processo amministrativo, anche per comportamenti, ma solo se collegati, anche indirettamente, all'esercizio del potere amministrativo.
Categoria: Cassazione civile 2025
Notifica a familiari: convivenza non necessaria.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2154 del 30 gennaio 2025, precisa che per la notifica degli atti, secondo l'articolo 139, secondo comma, del codice di procedura civile, è sufficiente consegnare l'atto a un membro della famiglia del destinatario, senza dover dimostrare che questa persona conviva con lui. La legge presume (presunzione "iuris tantum") l'esistenza del rapporto di parentela e ciò rende valida la notifica, a meno che non si provi che la presenza del familiare nella casa del destinatario era solo occasionale.
Interpretazione atti processuali ed ermeneutica contrattuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2360 del 31 gennaio 2025, chiarisce come contestare l'interpretazione di un atto processuale fatta dal giudice di merito. La parte che non concorda deve specificare quale norma sull'interpretazione dei contratti (articoli 1362 e seguenti del codice civile, applicabili in generale) è stata violata, oppure indicare un difetto di motivazione nell'applicazione di tali norme. Inoltre, il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità, quali ragionamenti del giudice sono in contrasto con i criteri interpretativi e quale parte precisa dell'atto è stata interpretata in modo errato.
Fallibilità: Accertamento base istruttoria prefallimentare.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2223 del 30 gennaio 2025, precisa che lo stato di fallibilità previsto dall'articolo 15, comma 9, della legge fallimentare deve esistere al momento in cui viene dichiarato il fallimento. La verifica di tale condizione si basa sulle prove raccolte nella fase istruttoria precedente al fallimento. Non sono rilevanti i documenti presentati successivamente nel giudizio di reclamo (articolo 18 della legge fallimentare) per dimostrare che la condizione di fallibilità è venuta meno, anche se tali documenti risalgono a prima della dichiarazione di fallimento. Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la decisione impugnata, ritenendo irrilevante la presentazione, solo in sede di reclamo, dei documenti che attestavano l'adesione della società debitrice a una definizione agevolata di debiti fiscali, avvenuta prima dell'apertura della procedura concorsuale, dato che la società non si era difesa davanti al primo giudice.
Procura nulla se la firma è illeggibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2150 del 30 gennaio 2025, stabilisce che una procura speciale per agire in giudizio rilasciata per una società correttamente nominata è nulla se la firma è illeggibile e il nome del firmatario, indicato genericamente come legale rappresentante, non compare nel testo della procura, né nell'intestazione o in calce all'atto. La nullità sussiste anche se manca l'indicazione specifica della funzione o carica del firmatario che permetterebbe di identificarlo tramite i documenti del processo o il registro delle imprese. Nel caso specifico, la Cassazione ha accolto l'eccezione sollevata dalla società appellata (ora ricorrente) sulla validità della procura del difensore della società appellante, un vizio non rilevato dal giudice d'appello che avrebbe dovuto concedere un termine per sanarlo. La Suprema Corte, ribadendo questi principi, ha annullato con rinvio la decisione impugnata.
Accordo CTU non è conciliazione giudiziale tipica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2212 del 30 gennaio 2025, chiarisce che un accordo tra le parti verbalizzato dal consulente tecnico d'ufficio (CTU) non è una conciliazione giudiziale che chiude automaticamente il processo, specialmente se redatto senza la presenza del giudice e al di fuori dei casi di contestazione contabile previsti dall'articolo 199 del codice di procedura civile. Tuttavia, se il giudice ne riconosce gli elementi, tale accordo può costituire una vera e propria transazione sostanziale. Questo significa che pone fine alla disputa iniziale e crea nuovi obblighi per le parti coinvolte. Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello che aveva ritenuto non vincolante l'accordo raggiunto dalle parti durante un processo poi conclusosi con il deposito del verbale di definizione concordata, solo perché non era stato formalizzato in un provvedimento del giudice.
Esclusa responsabilità precontrattuale da clausola arbitrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2145 del 30 gennaio 2025, precisa che in un arbitrato irrituale, una clausola compromissoria che affida agli arbitri le dispute sull'interpretazione, esecuzione e risoluzione del contratto a cui si riferisce, salvo diversa indicazione, include solo le controversie basate sul contratto stesso. Pertanto, non rientrano in queste controversie quelle relative al risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale. In questo caso, il contratto non è la fonte del diritto al risarcimento, ma solo un fatto antecedente.
Validità delibera presupposto per decreto ingiuntivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza civile n. 2211 del 30 gennaio 2025, chiarisce che esiste un rapporto di continenza (previsto dall'articolo 39, comma 2, del codice di procedura civile) tra la causa di opposizione a un decreto ingiuntivo per il pagamento di oneri condominiali e la causa di impugnazione della delibera assembleare che ha approvato e ripartito quella spesa su cui si basa il decreto ingiuntivo. Questo perché le parti sono le stesse e le domande contrapposte sono strettamente collegate, riguardando lo stesso rapporto. Infatti, la validità e l'efficacia della delibera sono un presupposto logico e giuridico necessario per decidere sull'opposizione al decreto ingiuntivo. Di conseguenza, se non è possibile riunire i procedimenti o dichiarare la continenza per motivi processuali, il giudice dell'opposizione al decreto ingiuntivo può sospendere il giudizio (ai sensi degli articoli 295 o 337, comma 2, del codice di procedura civile) in attesa della decisione del giudizio pregiudiziale in cui è stata impugnata la delibera condominiale.
Conoscenza Difetti Opera e Prescrizione Appalto
Per la prescrizione in appalto (art. 1669 c.c.), il giudice deve valutare quando il committente ha realmente compreso la gravità e la causa dei difetti, non solo la data formale della denuncia.
Mantenimento Figli Maggiorenni: Redditi e Bisogni
Per stabilire quanto un genitore deve contribuire al mantenimento di figli maggiorenni non autonomi (sia in caso di separazione/divorzio che di figli nati fuori dal matrimonio), è fondamentale considerare i redditi di entrambi i genitori e confrontarli. Inoltre, si devono valutare le necessità attuali del figlio e il suo precedente tenore di vita. La Cassazione ha sottolineato che non è sufficiente basarsi sulle presunte esigenze di un giovane, ma è necessaria un'analisi comparativa delle condizioni economiche dei genitori per rispettare il principio di proporzionalità e l'uguaglianza genitoriale. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva errato limitandosi a considerare l'età del figlio senza esaminare e confrontare le finanze dei genitori.




