La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30362 del 25 novembre 2024, ha chiarito gli effetti del mutuo dissenso sulla possibilità delle parti di avanzare pretese relative al contratto originario.
Il mutuo dissenso è un accordo con cui le parti di un contratto decidono di scioglierlo consensualmente, "ritrattando" il negozio originario. Tale accordo ha natura contrattuale e produce effetti solutori e liberatori, in quanto estingue il contratto precedente e ne libera le parti.
La Corte ha precisato che, una volta sciolto il contratto per mutuo dissenso, le parti non possono più proporre domande o eccezioni relative al contratto risolto. Ogni pretesa o eccezione, infatti, può essere fondata esclusivamente sul nuovo contratto solutorio, ovvero sull'accordo di mutuo dissenso, e non sul contratto estinto.
In altre parole, dopo aver consensualmente risolto un contratto, le parti non possono più "tornare indietro" e far valere pretese o eccezioni che derivavano dal contratto originario.
La decisione della Corte di Cassazione sottolinea l'importanza di valutare attentamente le conseguenze del mutuo dissenso prima di procedere alla risoluzione consensuale di un contratto.






