Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 24 aprile 2014, n. 9272 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CECCHERINI Aldo – Presidente Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere Dott. DI AMATO Sergio – Consigliere Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere Dott....
Author: D'Isa (Renato D'Isa)
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 23 aprile 2014, n. 9227. E' nullo il provvedimento disciplinare adottato nei confronti del dentista per violazione della deontologia (pubblicità scorretta), basato solo su un volontano pubblicitario, senza motivare le ragioni della "punizione"
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 23 aprile 2014, n. 9227 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ODDO Massimo – Presidente Dott. BURSESE Gaetano Antonio – rel. Consigliere Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere Dott....
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 maggio 2014, n. 18999. Il reato di atti persecutori è strutturalmente una fattispecie di reato abituale, in quanto primo elemento del fatto tipico è il compimento di "condotte reiterate", omogenee od eterogenee tra loro, con cui l'autore minaccia o molesta la vittima, ad evento di danno, che prevede più eventi in posizione di equivalenza, uno solo dei quali è sufficiente ad integrarne gli elementi costitutivi necessari: a) cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero b) ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero, ancora, c) costringere (la vittima) ad alterare le proprie abitudini di vita. Il perdurante e grave stato di ansia o di paura non integra una condizione di vera e propria patologia, che può assumere rilevanza solo nell'ipotesi di contestazione del concorso formale con l'ulteriore delitto di lesioni: la fattispecie prevista dall'art. 612 bis cod. pen., infatti, non può essere ridotta ad una sorta di mera ripetizione di quella contenuta nell'art. 582 cod. pen. – il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica – e per la sua consumazione deve ritenersi dunque sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto comunque destabilizzante dell'equilibrio psicologico della vittima
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 8 maggio 2014, n. 18999 Ritenuto in fatto 1. C.M. e I.P. erano condannati alla pena di giustizia, con sentenza del Tribunale di Torino in data 19 marzo 2012, per i reati di violenza privata, molestia o disturbo alle persone, atti persecutori in danno dei coniugi P.S....
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 13 maggio 2014, n. 10338. In tema di impugnazione delle deliberazioni delle assemblee condominiali, l'omessa convocazione di un condomino costituisce motivo di annullamento, e non di nullità, delle deliberazioni assunte dall'assemblea (v. Cass., sent. n. 17486 del 2006). Trova, dunque, applicazione in materia l'art. 1441 cod. civ., secondo il quale l'annullamento può essere domandato solo dalla parte nel cui interesse esso è stabilito dalla legge. Ne consegue che il condomino convocato – che tra l'altro, nella specie, era intervenuto all'assemblea accettando la discussione sul merito delle questioni trattate – non è legittimato ad impugnare la delibera per la omessa convocazione di altri condomini.
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 13 maggio 2014, n. 10338 Svolgimento del processo 1. – D.U. convenne innanzi al giudice di pace di Bolzano e poi, a seguito della declaratoria di incompetenza da parte di quest’ultimo, in riassunzione innanzi al Tribunale di Bolzano, il Condominio (…), per impugnare ai sensi dell’art. 1137 cod.civ.,...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 14 maggio 2014, n. 10607. L’amministratore di condominio conserva i poteri conferitigli dalla legge, dall’assemblea o dal regolamento di condominio, anche se la delibera di nomina, o di conferma, sia stata oggetto di impugnativa davanti all’autorità giudiziaria per vizi comportanti la nullità o l’annullabilità della delibera stessa, oppure sia decaduto dalla carica per scadenza del mandato, fino a quando non venga sostituito con provvedimento del giudice o con nuova deliberazione dell’assemblea dei condomini. Ne consegue che l'amministratore deve ugualmente esercitare i poteri connessi alle sue attribuzioni, atteso il carattere perenne e necessario dell'ufficio che egli ricopre, e che non ammette soluzioni di continuità; e di riflesso che l'assemblea è regolarmente riunita nella pienezza dei suoi poteri indipendentemente dagli eventuali vizi della precedente delibera di nomina dell'amministratore che l'ha convocata.
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 14 maggio 2014, n. 10607 Svolgimento del processo L.P.M. e M.E. , R.D. e C.F. impugnavano innanzi al Tribunale di Bologna la delibera dell’assemblea del condominio di via (omissis) , adottata in data 15.7.1996, con la quale era stato, fra l’altro, approvato il bilancio consuntivo del 1995, quello...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 14 maggio 2014, n. 10599. Prove raccolte in differenti procedimenti, siano essi civili e penali. La possibilità per il giudice civile, a seguito dell'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, di accertare autonomamente, con pienezza di cognizione, i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale, non comporta alcuna preclusione per detto giudice di utilizzare come fonte del proprio convincimento le prove raccolte in un giudizio penale e di fondare il proprio giudizio su elementi e circostanze già acquisiti con le garanzie di legge in quella sede, procedendo a tal fine a diretto esame del contenuto del materiale probatorio ovvero ricavandoli dalla sentenza penale o, se necessario, dagli atti del relativo processo, in modo da individuare esattamente i fatti materiali accertati per poi sottoporli a proprio vaglio critico svincolato dalla interpretazione e dalla valutazione che ne abbia dato il giudice penale
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 14 maggio 2014, n. 10599 Svolgimento del processo Con atto di citazione notificato il 26 luglio 1995, M.E. conveniva in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Roma, U.M.D. , esponendo che era figlia naturale riconosciuta di P.A. , deceduto in (omissis) ; che il riconoscimento era avvenuto con testamento...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 14 maggio 2014, n. 19883. Ai fini di presentazione di un ricorso per il riesame di una misura di custodia cautelare, nel caso di comunicazione di copia di atti per mezzo telefax, da ufficio ad ufficio, la data di pervenimento dell’impugnazione, ai fini del decorso dei termini (5 giorni), previsti dall’art. 309, comma 5, c.p.p., è quella in cui il fax con la copia dell’istanza originale perviene alla cancelleria del tribunale del riesame competente
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 14 maggio 2014, n. 19883 Svolgimento del processo Con l’ordinanza in epigrafe il tribunale del riesame di Torino confermò l’ordinanza emessa il 21.6.2013 dal Gip del tribunale di Torino, che aveva applicato a T.M. la misura cautelare della custodia in carcere in relazione ai reati di cui all’art....
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 14 maggio 2014, n. 19870. Affinché la condotta di spaccio di stupefacenti possa essere ritenuta di lieve entità, si deve avere riguardo non solo al dato quantitativo dello stupefacente rinvenuto, ma deve operarsi una complessiva valutazione di tutti gli altri parametri previsti dall’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti), cioè qualità della sostanza, mezzi, modalità e circostanze dell’azione. La mancanza anche di uno solo di tali elementi, che porti ad escludere una lesione di lieve entità del bene giuridico protetto, comporta l’esclusione della sussistenza dell’attenuante
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 14 maggio 2014, n. 19870 Ritenuto in fatto Il Gip presso il Tribunale di Napoli, con sentenza del 26/11/2012, resa a seguito di rito abbreviato, ha dichiarato G.E. responsabile dei reati ex artt. 73, d.P.R. 309/90 e 337 cod. pen., perché illecitamente deteneva a fine di vendita sostanza...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 14 maggio 2014, n. 19848. Il Tribunale di Vasto dichiarava colpevole la titolare di uno stabilimento balneare della contravvenzione di cui agli artt. 81 cpv, 8 comma 1 e 26 comma 2 della legge n. 977/1967 (come modificati dagli artt. 9 e 14 del D. Lvo 345/1999) per avere, in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso, assunto due minori con le mansioni di bagnino senza sottoporli a preventiva visita medica al fine di stabilire l'idoneità psicofisica all'attività lavorativa cui sarebbero stati adibiti. Accolto il ricorso in cassazione poichè nel caso di specie i due giovani in servizio presso lo stabilimento balneare gestito dall'imputata, essendo risultati in possesso di regolare abilitazione alla attività di "bagnino di salvataggio" circostanza pacifica oltre che documentata, avevano già superato favorevolmente la visita medica finalizzata proprio ad accertarne l'idoneità psicofisica alla particolare attività lavorativa a cui sono stati adibiti e quindi il reato non sussiste
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 14 maggio 2014, n. 19848 Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Vasto con sentenza 14.11.2008 ha dichiarato M.A. colpevole della contravvenzione di cui agli artt. 81 cpv, 8 comma 1 e 26 comma 2 della legge n. 977/1967 (come modificati dagli artt. 9 e 14 del D....
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 14 maggio 2014, n. 19895. E' consentito criticare l'operato di un professionista, indirizzando scritti o comunque comunicazioni al competente organo amministrativo professionale. Va da sé, tuttavia, che le critiche devono riferirsi a fatti realmente accaduti o comunque a fatti che il criticale ritenga, senza sua colpa, essere realmente accaduti. Soltanto su tali aspetti si sarebbe dovuto pronunciare il giudice di pace, invece di indulgere in considerazioni di tutt'altra natura.
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 14 maggio 2014, n. 19895 Considerato in fatto 1. Con la sentenza di cui in epigrafe, il giudice di pace di Roma ha assolto C.M.G. dal delitto di cui all’articolo 595 cp in danno dell’avvocato S.R. per non aver commesso il fatto. 1.1. Alla C. è addebitato di...