infedele patrocinio

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Il comportamento processuale dell’avvocato che suggerisce alla parte difesa di non rispondere alle domande del pubblico ministero in sede di interrogatorio è coerente con il diritto di difesa e, non realizzando alcun nocumento agli interessi dell’assistito, non può essere ricondotto nell’ambito del reato di patrocinio infedele di cui all’art. 380 c.p.

Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 30 marzo 2018, n.14751. Il comportamento processuale dell'avvocato che suggerisce alla parte difesa di non rispondere alle domande del pubblico ministero in sede [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 28 ottobre 2015, n. 43467. Il delitto di cui all’art. 380 comma primo cod. pen. (patrocinio infedele) è un reato che richiede per il suo perfezionamento, in primo luogo, una condotta del patrocinatore irrispettosa dei doveri professionali stabiliti per fini di giustizia a tutela della parte assistita ed, in secondo luogo, un evento che implichi un nocumento agli interessi di quest’ultimo, inteso questo non necessariamente in senso civilistico di danno patrimoniale, ma anche nel senso di mancato conseguimento dei beni giuridici o dei benefici di ordine anche solo morale che alla stessa parte sarebbero potuti derivare dal corretto e leale esercizio del patrocinio legale

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE VI SENTENZA 28 ottobre 2015, n. 43467 Ritenuto in fatto Con sentenza del 12.11.2014 la Corte di appello di Lecce, a seguito di gravame interposto [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 6 luglio 2015, n. 28688. Sussiste l’esimente di cui all’art. 598, c.p., – per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative – allorché le espressioni offensive siano contenute in una diffida scritta da un avvocato con cui si preannuncino iniziative di segnalazione disciplinare nei confronti di un collega in seno ad una controversia in corso, esimente applicabile anche nel caso in cui nello scritto sia contenuta un’accusa di patrocinio infedele non formulata in modo da attribuire al collega fatti sicuramente falsi, ma rappresentata come mera ipotesi astrattamente formulabile, mantenendo, per tale ragione, il carattere di fatto offensivo (scriminato, ex art. 598, co. 1, c.p.), senza trasformarsi in fatto calunnioso, non scriminabile

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 6 luglio 2015, n. 28688 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 24 giugno 2015, n. 26542. Difetta dell’elemento materiale del reato di calunnia il comportamento di colui che, qualunque sia stato il suo proposito nell’accusare falsamente un innocente, gli attribuisca una condotta non corrispondente ad una determinata fattispecie legale di reato. La calunnia, infatti, è incolpazione di reati effettivi, e non di reati putativi, con la conseguenza che, se il fatto attribuito, così come descritto, non costituisce reato ed integra, tutt’al più, un illecito deontologico o disciplinare, la configurabilità della calunnia resta di per sè solo esclusa; nè ha rilievo che il denunziante abbia o meno indicato un preciso nomen iuris e si sia apertamente proposto di provocare l’apertura di un procedimento penale in pregiudizio dell’incolpato, avendo ravvisato, in forza di distorte ma convinte opinioni giuridiche, nell’altrui operato azioni od omissioni costitutive di reato

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 24 giugno 2015, n. 26542 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza emessa in data 2 ottobre 2014 il Tribunale di Sulmona ha assolto [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 30 ottobre 2014, n. 45059. In tema di reato di patrocinio o consulenza infedele, al presupposto strutturale del reato integrato dalla oggettiva instaurazione e pendenza di un procedimento davanti all’autorità giudiziaria si uniscono, quali elementi costitutivi, una condotta del patrocinatore di deliberata elusione dei doveri professionali, stabiliti per fini di giustizia a tutela delle parti assistite, e un evento implicante un nocumento concreto agli interessi delle parti medesime. In mancanza di tale nocumento, impregiudicata la eventuale rilevanza deontologica e disciplinare della condotta “infedele” del patrocinatore, il reato punito dall’art. 380 c.p. non può sussistere

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE VI SENTENZA 30 ottobre 2014, n. 45059 Ritenuto in fatto 1. All'esito di articolate indagini preliminari i cinque imputati generalizzati in epigrafe, tutti avvocati del [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 28 febbraio 2014, n. 9889. Reato di patrocinio infedele per l’avvocato che, pur avendo conseguito l’onorario in via anticipata, non aveva approntato alcuna difesa ed avendo anche celato la circostanza di non essere abilitata al patrocinio in sede di legittimità. Inoltre, alle successive rimostranze dell’assistito aveva ulteriormente millantato credito presso magistrati della Procura Generale della Corte di Cassazione, riuscendo a farsi corrispondere l’ulteriore somma di € 2.000,00.

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza  28 febbraio 2014, n. 9889  Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza sopra indicata la Corte di Appello di Bari, in accoglimento dell'appello [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 20 febbraio 2012 n. 6703. Infedele patrocinio per l’avvocato che consiglia al proprio cliente di presentare una dichiarazione Iva fraudolenta

Corte di cassazione - Sezione Vi penale - Sentenza 20 febbraio 2012 n. 6703. Infedele patrocinio per l’avvocato che consiglia al proprio cliente di presentare una dichiarazione Iva fraudolenta Il [...]