Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 5 marzo 2014, n. 10594 Ritenuto in fatto 1. Nel procedimento a carico di M.T., Pa.M., P.A., i primi due indagati con riferimento al delitto di diffamazione a mezzo stampa in danno di C.A., il terzo con riferimento al delitto di cui all’articolo 57 cp, il tribunale del...
Categoria: Sezioni Diritto
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 2757 del 6 febbraio 2014. In materia di contrattazione collettiva, la comune volontà delle parti contrattuali non sempre è agevolmente ricostruibile attraverso il mero riferimento al senso letterale delle parole, atteso che la natura di detta contrattazione, sovente articolata su diversi livelli (nazionale, provinciale, aziendale ecc.), la vastità e la complessità della materia trattata in ragione della interdipendenza dei molteplici profili della posizione lavorativa (che spesso consigliano alle parti sociali il ricorso a strumenti sconosciuti alle negoziazione tra le parti private, come preamboli, note a verbale, ecc), il particolare linguaggio usato nel settore delle relazioni industriali non necessariamente coincidente con quello comune e, da ultimo, il carattere vincolante che non di rado assumono nell’azienda l'uso e la prassi, costituiscono elementi tutti che rendono indispensabile nella materia della contrattazione collettiva una utilizzazione dei generali criteri ermeneutici, che di detta specificità tenga conto, con conseguente assegnazione di un preminente rilievo al canone interpretativo dell'art. 1363 c.c.
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza n. 2757 del 6 febbraio 2014 Svolgimento del processo Con sentenza del 13.5.2010, la Corte di Appello di Torino rigettava il gravame proposto dalla società S. c.p.a. avverso la sentenza di prime cure che aveva accolto il ricorso proposto da R.R. per il risarcimento del danno connesso all’inadempimento...
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza n. 596, del 7 gennaio 2014. In tema di ricorso avverso il decreto direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, recante la cancellazione dell’associazione CIF dal registro nazionale delle associazioni di promozione sociale e di ogni altro atto connesso presupposto o consequenziale
Consiglio di Stato sezione VI sentenza n. 596, del 7 gennaio 2014 FATTO e DIRITTO 1.- Il Centro italiano femminile (d’ora in avanti anche CIF) impugna la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio 12 febbraio 2013 n. 1495, resa in forma semplificata, che ha respinto il suo ricorso avverso il decreto direttoriale del Ministero...
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza n. 570 del 5 febbraio 2014. In tema di interdizione antimafia disposta dal prefetto
Consiglio di Stato sezione III sentenza n. 570 del 5 febbraio 2014 FATTO e DIRITTO 1.- La società Caseificio Santa Rita aveva impugnato davanti al T.A.R. per la Campania l’interdittiva antimafia, adottata dal Prefetto di Caserta in data 14 settembre 2010, nonché la nota con la quale la Regione Campania, in data 5 ottobre 2011,...
Corte di Cassazione, sezione III, ordinanza 4 marzo 2013, n. 5053. La Corte rimette gli atti al Primo Presidente perché valuti l'opportunità della assegnazione del presente ricorso alle sezioni unite della Corte relativamente alla seguente questione: quali siano i limiti e le condizioni di applicabilità del concetto di circolazione stradale garantita dall’assicurazione obbligatoria di cui alla l. n. 990/1969, tanto sotto il profilo statico/logistico quanto sotto quello operativo/funzionale, e quali i limiti e le condizioni di applicabilità del concetto in parola alla sosta di un veicolo sottoposto al regime dell'assicurazione obbligatoria
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III ORDINANZA 4 marzo 2013, n. 5053 Osserva in diritto Il ricorso pone al collegio una questione di diritto che appare oggetto di contrasto (e che comunque parrebbe rientrare nel novero delle questioni di massima di particolare importanza). Viene posto, difatti, il problema dei limiti del concetto di circolazione ai...
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 4 marzo 2014, n. 10264. Il delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all'art. 630 cod. pen. sussiste soltanto se l'autore del sequestro abbia agito – in assenza di una causa preesistente – al fine specifico di conseguire un ingiusto profitto come prezzo della liberazione; non è configurabile invece, mancando tale specifico fine, quando il sequestro ed il perseguimento del profitto siano direttamente collegabili ad una precedente causa, ancorché illecita
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 4 marzo 2014, n. 10264 Ritenuto in fatto 1. Con la pronuncia indicata in epigrafe, la Corte di appello di Roma confermava la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Tivoli il 15/12/2010 nei confronti di D.B., ritenuto responsabile di reati ex artt. 630, 628, 582, 614...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 27 febbraio 2014, n. 4745. E' configurabile, accanto alla mediazione ordinaria, una mediazione negoziale cosiddetta atipica, fondata su di un contratto a prestazioni corrispettive, con riguardo anche ad una soltanto delle parti interessate (cosiddetta mediazione unilaterale), ipotesi ricorrente nel caso in cui una parte, volendo concludere un affare, incarichi altri di svolgere un'attivita' intesa alla ricerca di una persona interessata alla conclusione del medesimo affare a determinate, prestabilite conclusioni; essa rientra nell'ambito di applicabilita' della disposizione prevista dalla Legge n. 39 del 1989, articolo 2 comma 4, che, per l'appunto, disciplina anche ipotesi atipiche di mediazione, stante la rilevanza, nella atipicita', che assume il connotato della mediazione alla quale si accompagna l'attivita' ulteriore in vista della conclusione dell'affare
Suprema Corte di Cassazione sezione II Sentenza 27 febbraio 2014, n. 4745 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ODDO Massimo – Presidente Dott. MAZZACANE Vincenzo – rel. Consigliere Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere Dott. MATERA Lina – Consigliere Dott. D’ASCOLA...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 27 febbraio 2014, n. 4748. Il rimborso forfetario delle spese generali ai sensi dell'art. 14 disp. gen. della tariffa professionale forense, approvata con D.M. 8 aprile 2004, n. 127, non puo' essere liquidato d'ufficio nel procedimento speciale disciplinato dalla L. 13 giugno 1942, n. 794, occorrendo, in tale procedimento, apposita domanda con cui il professionista chieda, in applicazione dei principi previsti dagli artt. 99 e 112 c.p.c., la corresponsione in proprio favore del suddetto compenso
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 27 febbraio 2014, n. 4748 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ODDO Massimo – Presidente Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere Dott. NUZZO Laurenza – Consigliere Dott. MATERA Lina – rel. Consigliere Dott....
Corte di Cassazione, sezione III, ordinanza 4 marzo 2014, n. 5056. Rimesso alle sezioni unite il quadro della risarcibilità del danno non patrimoniale già delineato nel 2008, alla stregua degli ulteriori contributi di riflessione, tra loro discordanti, offerti dalla sezione semplice sul tema del diritto della risarcibilità iure haereditario del danno da morte immediata
Suprema Corte di Cassazione sezione III ordinanza 4 marzo 2014, n. 5056 Premesso in fatto – che M.F. , M. e G. , con A.A. , nel convenire in giudizio dinanzi al tribunale di Cuneo D.L. e la compagnia assicurativa Unipol, avevano chiesto il risarcimento del danno conseguente alla morte del proprio congiunto, M.A. ,...
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 4 marzo 2014, n. 1018. Nel giudizio amministrativo, il divieto di integrazione della motivazione non ha carattere assoluto, in quanto non sempre i chiarimenti resi nel corso del giudizio valgono quale inammissibile integrazione postuma della motivazione: è il caso degli atti di natura vincolata di cui all'art. 21-octies, L. n. 241 del 1990, nei quali l'Amministrazione può dare anche successivamente l'effettiva dimostrazione in giudizio dell'impossibilità di un diverso contenuto dispositivo dell'atto, oppure quello concernente la possibilità di una successiva indicazione di una fonte normativa non prima menzionata nel provvedimento, quando questa, per la sua notorietà, ben avrebbe potuto e dovuto essere conosciuta da un operatore professionale
La massima 1. Nel giudizio amministrativo, il divieto di integrazione della motivazione non ha carattere assoluto, in quanto non sempre i chiarimenti resi nel corso del giudizio valgono quale inammissibile integrazione postuma della motivazione: è il caso degli atti di natura vincolata di cui all’art. 21-octies, L. n. 241 del 1990, nei quali l’Amministrazione può...