L'Ordinanza civile n. 7201 della Corte di Cassazione, del 18 marzo 2025, si pronuncia sulla rilevanza dell'inerzia del creditore nell'escutere il proprio debitore.
La Suprema Corte ha chiarito che la semplice inerzia del creditore, anche se imputabile a quest'ultimo e prolungata per un tempo tale da poter far ragionevolmente credere al debitore che il diritto non verrà più esercitato, non è sufficiente a integrare un contegno concludente dal quale desumere in modo univoco la tacita volontà di rinunciare al diritto.
Allo stesso modo, tale inerzia non configura un caso di abuso del diritto. La Corte ha ribadito che il semplice ritardo di una parte nell'esercizio delle proprie prerogative può dar luogo a una violazione del principio di buona fede nell'esecuzione del contratto solamente se, non rispondendo ad alcun interesse del titolare del diritto, si traduce in un danno per la controparte. In assenza di un effettivo pregiudizio per il debitore e di una mancanza di interesse del creditore, l'inerzia non può essere interpretata come rinuncia o abuso.
In sintesi, l'ordinanza stabilisce che per configurare una rinuncia tacita o un abuso del diritto, l'inerzia del creditore deve essere accompagnata da elementi ulteriori e più stringenti rispetto al mero trascorrere del tempo




