Suprema Corte di Cassazione sezione tributaria sentenza 4 novembre 2015, n. 22476 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DI AMATO Sergio – Presidente Dott. DI IASI Camilla – Consigliere Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere Dott. GRECO Antonio – Consigliere Dott....
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Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 15 dicembre 2015, n. 25260. Alla società privata che si occupa di trasporto pubblico si applicano le regole previste per i rapporti di lavoro di natura privatistica. E quindi le mancate pause e riposi spettanti ai prestatori vanno risarciti. In particolare una spa del trasporto pubblico pugliese è stata condannata a pagare due dipendenti in funzione del lavoro in eccesso svolto per ogni ora o frazione di ora di riposo giornaliero e/o settimanale non goduto
Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 15 dicembre 2015, n. 25260 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CURZIO Pietro – Presidente Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 dicembre 2015, n. 25216. La sopravvenuta abrogazione della disposizione prevista dall’articolo 5 della legge 18/2015 non esplica efficacia retroattiva, per cui l’ammissibilità della domanda di risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie deve essere deliberata alla stregua delle disposizioni processuali vigenti al momento della sua proposizione
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 15 dicembre 2015, n. 25216 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere Dott. BARRECA...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 15 gennaio 2016, n. 586. Grava sul lavoratore assente per malattia l’onere di dimostrare la compatibilità del lavoro nelle more svolto presso terzi con l’infermità denunciata, e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psicofisiche (onere probatorio rimasto nella specie non assolto), le relative valutazioni sono riservate al giudice del merito
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 15 gennaio 2016, n. 586 Svolgimento del processo Con ricorso al Tribunale di Roma, D.A. dedusse di aver lavorato alle dipendenze dell’Associazione CNOS-FAP Regione Lazio dall’1.11.1999 al 2.3.2007 in qualità di operaio ausiliario di I livello; che era stato licenziato dalla datrice di lavoro a seguito di contestazione...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 12 gennaio 2016, n. 305. Ben può il giudice rilevare di ufficio la nullità quando, come nella specie, si controverta in ordine alla applicazione di atti (delibera d’assemblea di condominio) posta a fondamento della richiesta di decreto ingiuntivo, la cui validità rappresenta elemento costitutivo della domanda
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 12 gennaio 2016, n. 305 Svolgimento del processo Con atto di citazione notificato il 12/12/2005 B.R. e C.L. proponevano opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di Pace di Sestri Levante con il quale era stato loro ingiunto il pagamento della somma di Euro 1232,88, oltre interessi...
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 14 gennaio 2016, n. 1325. Il novellato secondo comma dell’art. 308 c.p.p., tuttavia, nel prevedere che “le misure interdittive non possono avere durata superiore a dodici mesi”, nel contempo prevede che esse “perdono efficacia quando è decorso il termine fissato dal giudice nell’ordinanza. In ogni caso, qualora siano state disposte per esigenze probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione nei limiti temporali previsti dal primo periodo” del comma 2. La nuova disciplina – improntata alla valorizzazione degli strumenti cautelari interdittivi, recependo l’esigenza di rendere il termine di durata di tali misure più congruo, al fine di impedire che nella pratica risulti limitata l’applicazione di esse, in alternativa alle misure coercitive – introduce, pertanto, un modello “flessibile” di durata della misura interdittiva, per il soddisfacimento di tutte le esigenze cautelari, per un periodo oggetto di valutazione discrezionale del giudice, non superiore nel massimo a dodici mesi. Ed è proprio la discrezionalità che caratterizza attualmente la determinazione della durata della misura – a differenza del previgente regime contemplante l’automatica caducazione della misura interdittiva, decorso il tempo previsto dalla legge – che impone al giudice uno specifico onere motivazionale in punto di durata della cautela. Quando, infatti, il giudice fissa il termine di efficacia della misura interdittiva, tale determinazione costituisce espressione del principio generale per cui l’esercizio di un autonomo potere comporta il dovere di esplicitare le ragioni che giustificano la decisione.
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 14 gennaio 2016, n. 1325 Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Napoli, Sezione riesame, con ordinanza in data 30.7.2015, in parziale accoglimento dell’appello ex art. 310 c.p.p. proposto da Z.R. – capo dipartimento di medicina generale e responsabile dell’Unità Operativa Complessa Emergenza e Pronto Soccorso dell’ospedale (omissis)...
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 14 gennaio 2016, n. 1332. Nel reato di abuso di ufficio, l’uso dell’avverbio “intenzionalmente” per qualificare il dolo implica che sussiste il reato solo quando l’agente si rappresenta e vuole l’evento di danno altrui o di vantaggio patrimoniale proprio o altrui come conseguenza diretta ed immediata della sua condotta e come obiettivo primario perseguito, e non invece quando egli intende perseguire l’interesse pubblico come obiettivo primario. In tema di abuso d’ufficio, per la configurabilità dell’elemento soggettivo è richiesto il dolo intenzionale, ossia la rappresentazione e la volizione dell’evento come conseguenza diretta e immediata della condotta dell’agente e obiettivo primario da costui perseguito
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 14 gennaio 2016, n. 1332 Ritenuto in fatto 1. Con provvedimento del 27 gennaio 2014, in parziale riforma della sentenza del Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Vercelli, la Corte d’appello di Torino ha assolto perché il fatto non sussiste R.E. dal reato di concussione contestato al...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 14 gennaio 2016, n. 1145. Il reato di omessa denuncia dei lavori e presentazione dei progetti ha natura di reato permanente
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 14 gennaio 2016, n. 1145 Ritenuto in fatto 1. – Con sentenza del 30 Ottobre 2013, il Tribunale di Salerno ha condannato l’imputato alla pena di euro 2000,00 di ammenda, condizionalmente sospesa, per il reato di cui agli artt. 93, 94 e 95 del d.P.R. n. 380 del...
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 7 gennaio 2016, n. 61. Dato atto della diversa natura giuridica del COSAP rispetto alla TOSAP innanzi richiamata, il giudice delle leggi, con sentenza n. 64 del 2008, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 3 bis, 2., lett. b), della legge n. 248 del 2005, si che è stato ristabilito che spettano alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative al canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP)
SUPEMA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI sentenza 7 gennaio 2016, n. 61 Rilevato in fatto Dichiarato dal Tribunale di Nola il difetto di giurisdizione a favore del giudice tributario sulla domanda di M.G. di annullamento della cartella di pagamento n. (omissis) – notificata da Equitalia Sud S.p.a. in data 14 luglio 2007 –...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 12 gennaio 2016, n. 299. La fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale e alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione indirizzata all’altra parte di fatti concernenti un rapporto già costituito. Pertanto, quando tale rapporto sia contestato fra le parti, la fattura non può costituire un valido elemento di prova delle prestazioni eseguite, ma può al massimo costituire un mero indizio
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 12 gennaio 2016, n. 299 Svolgimento del processo 1. – Con atto di citazione notificato il 17 e 19 marzo 1994, la Srl Immobiliare Atlantic conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, R.M., chiedendone la condanna al pagamento della somma di Lire 10.320.000, oltre rivalutazione, interessi e...