Leasing: tasso determinabile esternamente
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Leasing: tasso determinabile esternamente

L'ordinanza n. 711/2025 della Corte di Cassazione affronta il tema del leasing immobiliare. Stabilisce che la mancata indicazione esplicita del "tasso leasing" nel contratto non lo rende automaticamente nullo per indeterminatezza dell'oggetto, a condizione che il tasso sia comunque determinabile in modo chiaro e oggettivo attraverso il riferimento a criteri esterni prestabiliti. Questo meccanismo di determinazione "per relationem" deve essere tale da non lasciare spazio a incertezze o decisioni arbitrarie da parte della società di leasing, garantendo così la trasparenza per il cliente riguardo ai costi e alle condizioni economiche del contratto. Tuttavia, nel caso specifico esaminato, la Corte ha ritenuto valida la dichiarazione di nullità delle clausole di indicizzazione all'Euribor e al Libor e della clausola "rischio cambio" a causa della mancanza di indicazioni fondamentali come la base temporale di riferimento.

Garanzia “a prima richiesta”: basta richiesta stragiudiziale
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Garanzia “a prima richiesta”: basta richiesta stragiudiziale

L'ordinanza n. 660/2025 della Corte di Cassazione si occupa dei contratti autonomi di garanzia, in particolare quando è previsto il pagamento "a prima richiesta". In questi casi, se il contratto fa riferimento alla clausola di decadenza dell'articolo 1957 del Codice Civile (che prevede un termine di sei mesi per agire), questo riferimento deve essere interpretato in modo restrittivo, limitandosi al solo termine semestrale. Per evitare la decadenza, quindi, è sufficiente inviare una semplice richiesta di pagamento al garante entro sei mesi, senza la necessità di avviare un'azione legale nello stesso periodo.

Letture contatori somministrazione non sono prove assolute 
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Letture contatori somministrazione non sono prove assolute 

L'ordinanza n. 512/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che le letture dei contatori nei contratti di somministrazione non sono prove assolute dei consumi. Se un cliente contesta i consumi riportati, spetta al fornitore dimostrare che il contatore funzionava correttamente. Allo stesso tempo, il cliente deve provare che l'eccesso di consumo è dovuto a cause esterne che non avrebbe potuto prevenire con una normale cura dell'impianto. In pratica, si tratta di un equilibrio di responsabilità tra fornitore e cliente riguardo alla prova dei consumi.

Comodato a vita termine certo e durata incerta
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Comodato a vita termine certo e durata incerta

L'ordinanza n. 573/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che il contratto di comodato di un immobile, stipulato per durare fino alla morte del comodatario, è considerato un contratto a termine. Sebbene la data di scadenza precisa sia incerta ("quando"), è certo che il contratto terminerà ("an"). In questo modo, il comodante limita la sua possibilità di rientrare in possesso dell'immobile a suo piacimento, mentre il comodatario ha la garanzia di poterlo utilizzare per tutta la durata della sua vita.

Strategia legale condivisa nessuna responsabilità avvocato
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Strategia legale condivisa nessuna responsabilità avvocato

L'ordinanza n. 469/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che se un cliente e il suo avvocato concordano una specifica strategia processuale, decidendo insieme tempi e luoghi per presentare determinate richieste, e questa strategia si dimostra corretta, l'avvocato non può essere ritenuto responsabile per eventuali errori o omissioni commessi in altri momenti o sedi del processo. In sostanza, se le scelte strategiche sono condivise e fondate, si esclude la responsabilità professionale dell'avvocato.

Usucapione: ipoteca non si estingue automaticamente
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Usucapione: ipoteca non si estingue automaticamente

L'ordinanza n. 565/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che l'usucapione, ovvero l'acquisizione di un bene tramite possesso prolungato, non cancella automaticamente un'ipoteca esistente su quel bene. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 160 del 2024, ha confermato che l'ipoteca, come altri pesi e vincoli, può coesistere con l'usucapione. In pratica, chi usucapisce un bene non lo riceve libero da ipoteche o altri gravami preesistenti. Questo è rilevante, ad esempio, nei casi di opposizione all'esecuzione forzata da parte di chi ha usucapito il bene ipotecato.

Decisione accelerata e successiva udienza pubblica
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Decisione accelerata e successiva udienza pubblica

La sentenza n. 560/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che se un caso, inizialmente destinato a una decisione rapida secondo l'articolo 380-bis del Codice di Procedura Civile, viene invece discusso in un'udienza pubblica per la sua importanza, allora non si possono applicare le sanzioni per lite temeraria previste dall'articolo 96, commi 3 e 4, dello stesso codice. In altre parole, il passaggio all'udienza pubblica segnala che la decisione finale non è stata così semplice e ovvia come si pensava all'inizio, rendendo inapplicabili le sanzioni per chi perde la causa.

Malattia per esposizione a sostanze cancerogene sul lavoro
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Malattia per esposizione a sostanze cancerogene sul lavoro

L'ordinanza n. 88/2025 della Corte di Cassazione stabilisce che un lavoratore, per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da una malattia contratta a causa dell'esposizione a sostanze cancerogene sul luogo di lavoro, deve dimostrare il nesso causale tra l'uso di tali sostanze e la malattia. Questa prova non richiede una certezza assoluta, ma deve basarsi sul principio del "più probabile che non", considerando anche eventuali altri fattori di rischio non legati all'attività lavorativa.

Prelazione ereditaria ed i diritti e distinzioni legali
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Prelazione ereditaria ed i diritti e distinzioni legali

La sentenza della Corte di Cassazione n. 59/2025 chiarisce i diritti di prelazione e di retratto nell'ambito delle comunioni ereditarie. In particolare, se un erede decide di vendere la propria quota, deve prima notificare la proposta agli altri eredi, dando loro la possibilità di acquistarla per primi (diritto di prelazione). Se questa procedura non viene rispettata, gli altri eredi possono riscattare la quota dal terzo acquirente (diritto di retratto). La sentenza sottolinea che questi sono due diritti distinti, con soggetti passivi differenti, e che il venditore non è considerato un litisconsorte necessario nelle cause di riscatto.

Licenziamento ed il pregiudizio al diritto di difesa
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Licenziamento ed il pregiudizio al diritto di difesa

Corte di Cassazione, ordinanza n. 458 del 9 gennaio 2025: in un licenziamento per giusta causa, la violazione del diritto di difesa deve essere dimostrata con prove concrete e specifiche, non solo con ipotesi astratte. Inoltre, quando si valuta se la contestazione disciplinare è avvenuta in tempi brevi, bisogna considerare le circostanze specifiche, il tempo necessario per indagare e la complessità dell'organizzazione aziendale.

In termini semplici, se un dipendente contesta un licenziamento sostenendo che non ha avuto modo di difendersi, deve dimostrare in modo preciso come questo suo diritto sia stato violato. Allo stesso modo, il concetto di "immediatezza" nella contestazione disciplinare non è rigido: i giudici devono considerare quant