Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 dicembre 2016, n. 25265

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Per la validita’ del contratto di fornitura di lavoro temporaneo tra fornitore e utilizzatore, disciplinato ex L. n. 196 del 1997, non e’ sufficiente la mera enunciazione in esso della causale prevista dall’Accordo 11.3.99 fra l’Unione Industriali e le OO.SS. e genericamente riferita a “fabbisogni di maggior organico connessi a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili”, essendo invece necessario che essa sia meglio esplicitata avuto riguardo al contesto della peculiare situazione dell’impresa utilizzatrice e delle sue esigenze produttive

Suprema Corte di Cassazione

sezione lavoro

sentenza 9 dicembre 2016, n. 25265

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente

Dott. MANNA Antonio – rel. Consigliere

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9380-2011 proposto da:

(OMISSIS), C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) S.P.A., (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS), giusta delega in atti;

– (OMISSIS) S.P.A., c.f. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio degli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), che la rappresentano e difendono, giusta delega in atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 190/2010 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 28/04/2010 R.G.N. 745/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 05/10/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO MANNA;

udito l’Avvocato (OMISSIS) per delega verbale Avvocato (OMISSIS);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. (OMISSIS), che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 411/05 il Tribunale di Bologna, dichiarata la nullita’ – per genericita’ della causale – del contratto di fornitura intercorso L. n. 196 del 1997, ex articolo 1 fra l’agenzia di lavoro c.d. interinale (OMISSIS) S.p.A. e (OMISSIS) S.p.A. concernente le prestazioni lavorative di (OMISSIS), accertava la sussistenza d’un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato fra il lavoratore e la societa’ utilizzatrice a far data dal 25.2.02.

Con sentenza depositata il 28.4.10 la Corte d’appello di Bologna, in totale riforma della sentenza di prime cure, rigettava la domanda di (OMISSIS), che oggi ricorre per la cassazione della sentenza affidandosi ad un solo motivo.

Resistono con separati controricorsi (OMISSIS) S.p.A. (incorporante (OMISSIS) S.p.A.) e (OMISSIS) S.p.A. (gia’ (OMISSIS) S.p.A.), pure nei confronti della quale si sono celebrati i gradi di merito.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1- Con unico motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 196 del 1997, articoli 1, 2, 3, 4, 10 e 12 e delle clausole 1 e 5 direttiva 1999/70/CE, nonche’ degli articoli 1418 e 1419 c.c. e della L. n. 1369 del 1960, articolo 1 oltre che vizi di motivazione, nella parte in cui l’impugnata sentenza ha ritenuto che fosse sufficiente, per la validita’ del contratto di fornitura intercorso fra le due societa’, la mera enunciazione della causale cosi’ come prevista dall’Accordo 11.3.99 fra l’Unione Industriali e le 00.SS., genericamente riferita a “fabbisogni di maggior organico connessi a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili”; del pari erroneamente la Corte territoriale ha considerato sufficiente, come causale del contratto per prestazioni di lavoro temporaneo, la assai generica formula riferita a “ipotesi contrattualmente stabilite”; ulteriore vizio della sentenza – prosegue il ricorso – risiede nell’avere i giudici d’appello omesso di istruire la causa sulla prova dell’effettivita’, nel caso concreto, delle causali enunciate nei predetti contratti e nell’aver affermato che solo la violazione della L. n. 196 del 1997, articolo 1 (relativo al contratto di fornitura) avrebbe potuto determinare le conseguenze previste dalla L. n. 196 del 1997, articolo 10, commi 1 e 2, e, quindi, l’applicabilita’ dell’allora vigente L. n. 1369 del 1960.

2- Il ricorso e’ fondato, dovendosi dare continuita’ alla giurisprudenza di questa Suprema Corte, che ha gia’ avuto modo di affermare che il contratto di fornitura non puo’ omettere di indicare la relativa causale, ne’ puo’ indicarla in maniera generica limitandosi a riprodurre il contenuto della previsione normativa; ha altresi’ statuito che in tal caso la sanzione e’ l’illegittimita’ del contratto e la conseguente instaurazione del rapporto, a tutti gli effetti, con l’utilizzatore (v. Cass. 7.1.13 n. 1148; Cass. n. 13960/11).

Nello stesso senso e’ la giurisprudenza pronunciatasi in relazione all’analoga ipotesi della somministrazione di lavoro di cui al Decreto Legislativo n. 276 del 2003, secondo cui l’astratta ammissibilita’ della causale indicata nel contratto di somministrazione non e’ sufficiente a rendere legittima l’apposizione d’un termine al rapporto, dovendo anche sussistere, in concreto, una situazione riconducibile alla ragione indicata nel contratto stesso, vale a dire una rispondenza tra la causale enunciata e la concreta assegnazione del lavoratore a mansioni ad essa confacenti.

Nel caso di specie la mera trascrizione, nel contratto di fornitura, della causale relativa a “fabbisogni di maggior organico connessi a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili”, contenuta nel citato accordo collettivo 11.3.99 intercorso fra l’Unione Industriali e le OO.SS., non soddisfa quel minimo necessario di specificita’ della causale medesima che, sebbene nell’ambito di tale generale cornice di riferimento, deve pur sempre essere meglio esplicitata con riferimento al contesto della peculiare situazione dell’impresa utilizzatrice e delle sue esigenze produttive.

Ne discende che la sanzione di nullita’ del contratto opera anche in ipotesi di indicazione omessa o generica della causale della somministrazione, con conseguente trasformazione del contratto a tempo determinato alle dipendenze del somministratore in contratto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze dell’utilizzatore (cfr. Cass. n. 17540/14; Cass. n. 20598/13).

Ne’ puo’ dirsi che la sanzione della nullita’ del contratto di fornitura sia estranea all’ipotesi di indicazione generica od omessa della relativa causale.

Infatti, se e’ vero che l’articolo 10 cit. si riferisce per lo piu’ a violazioni formali, e’ pero’ altrettanto indiscutibile che in pratica le conseguenze sono del tutto analoghe a quelle derivanti da violazioni sostanziali, perche’ entrambe vengono ricondotte all’intero paradigma della L. n. 1369 del 1960, tanto che in dottrina non e’ mancato biasimo per tale eccesso sanzionatorio che pone sullo stesso piano, ad es., una mera imprecisione nel compilare il contratto di fornitura e il ricorso ad intermediari non abilitati o a casi non consentiti.

L’articolo 10 distingue le sanzioni a seconda che la patologia negoziale inerisca al contratto di fornitura o a quello per prestazioni di lavoro temporaneo: l’un caso e’ disciplinato dai commi 1 e 3 (ultimo periodo) e dal primo periodo del comma 2, l’altro e’ regolato dal secondo periodo di tale comma.

Per quanto concerne il contratto di fornitura, ogni sua deviazione dal contenuto vincolato di cui all’articolo 1, commi 2, 3, 4 e 5, cosi’ come il ricorso a soggetti diversi e/o non iscritti all’albo delle societa’ di fornitura di lavoro temporaneo di cui all’articolo 2, comporta l’applicazione della L. n. 1369 del 1960 e, quindi, la conversione legale da essa prevista.

Ora, gia’ il rinvio operato alla violazione dell’articolo 1, comma 1 dimostra che la sanzione della nullita’ si applica anche all’ipotesi di contratto di fornitura concluso in casi non consentiti, ipotesi cui deve essere sostanzialmente equiparata quella – che ricorre nella vicenda in esame – di contratto concluso con una causale di genericita’ tale da risultare di ossequio meramente apparente alla previsione legislativa.

Dunque, venuta meno la deroga consentita dalla L. n. 196 del 1997, il contratto di fornitura di lavoro temporaneo torna ad essere un illecito – e quindi nullo contratto d’appalto di mera manodopera, sicche’ cit. L. n. 1369 del 1960, ex articolo 1, u.c. (ancora vigente all’epoca dei fatti per cui e’ causa) il contratto di lavoro s’intende instaurato non piu’ con l’intermediario, ma direttamente con l’effettivo utilizzatore.

Quanto alle violazioni inerenti al contratto per prestazioni di lavoro temporaneo, si consideri che degli elementi di cui all’articolo 3, comma 3, lettera a) – h) solo quelli della lettera g) – vale a dire inizio e termine dell’attivita’ lavorativa presso l’impresa utilizzatrice – sembrano integrare contenuto essenziale del contratto, a pena di nullita’. Infatti l’articolo 10, comma 2 prevede espressamente la sanzione della conversione del contratto quando manchino tali elementi, ma non anche quando siano state omesse le indicazioni concernenti i motivi del ricorso al lavoro temporaneo, gli estremi dell’impresa fornitrice, le mansioni, l’inquadramento, la durata dell’eventuale periodo di prova, il luogo di lavoro ed il trattamento economico e normativo.

Invece, l’articolo 10, comma 1 sanziona espressamente la carenza, nel contratto di fornitura, di tutti i requisiti di cui all’articolo 1, comma 5, ma la mancata previsione della nullita’ anche in relazione all’omessa specificazione delle ulteriori condizioni di contratto (in quello per prestazioni di lavoro temporaneo) era in linea con quanto l’ordinamento gia’ prevedeva in relazione all’analoga ipotesi dell’ordinario contratto di lavoro a termine, che si convertiva in contratto a tempo indeterminato se il termine non veniva convenuto per iscritto (v. L. n. 230 del 1982, articolo 1 vigente all’epoca della promulgazione della L. n. 196 del 1997), non anche per la mancanza di altre pattuizioni.

Orbene, muovendo dallo specifico riferimento alla sola carenza del requisito di cui alla L. n. 196 del 1997, articolo 3, comma 3, lettera g) certa dottrina aveva affermato che il difetto delle altre indicazioni previste dalla legge sarebbe stato sfornito di sanzione, sicche’ non si sarebbe trattato di elementi richiesti ad substantiam, salvo che per il patto di prova, in cui la sanzione della nullita’ e’ ricavabile aliunde (vale a dire dall’articolo 2096 c.c. nella costante interpretazione enunciatane dalla giurisprudenza).

Altra dottrina aveva ipotizzato che la nullita’ – pur taciuta, a riguardo, nell’articolo 10, comma 2 – potesse tuttavia desumersi dall’indeterminatezza del contratto di cui non fossero chiarite tutte le condizioni di lavoro.

Ritiene invece questa Suprema Corte che, se la mancanza di tali ulteriori specificazioni non comporta indeterminatezza, quanto meno perche’ il contenuto del contratto per prestazioni di lavoro temporaneo e’ determinabile per relationem attraverso quello del contratto di fornitura, nondimeno proprio per questo motivo tutte le altre specificazioni devono in sostanza considerarsi sempre gia’ contenute, appunto per relationem, grazie al necessario collegamento fra i due contratti.

Se cosi’ non fosse, cioe’ se fosse astrattamente ammissibile una discrasia contenutistica fra i due negozi, essa sarebbe indice inequivocabile di frode alla legge e/o di deviazione causale del contratto, di guisa che la sanzione della nullita’ verrebbe recuperata per altra via.

Per quanto concerne, poi, i requisiti del motivo di ricorso al lavoro temporaneo e dell’indicazione della cauzione o della fideiussione di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c), estranei al contenuto vincolato del contratto di fornitura e, percio’, non recuperabili per relationem, il loro carattere essenziale si ricava dall’essere strettamente funzionali a consentire al prestatore di lavoro temporaneo una scelta consapevole e un minimo di verifica di affidabilita’ del contraente (vale a dire dell’impresa fornitrice).

Ancor prima di tali considerazioni, v’e’ un ulteriore argomento assorbente per ritenere prescritti a pena di nullita’ anche gli elementi di cui all’articolo 3, comma 3, lettera a), b), c), d), f): ammessa la categoria degli elementi naturali del negozio (peraltro negata da autorevole dottrina, che ritiene debba parlarsi solo di effetti naturali), e’ innegabile che essi siano tali solo se derogabili dalle parti.

Ma nessuno dei citati elementi e’ derogabile dalla volonta’ delle parti, nel senso che esse non potrebbero mai, ad esempio, escludere che il lavoratore debba eseguire la propria prestazione presso una data impresa utilizzatrice o lasciare libera la scelta di essa da parte dell’impresa fornitrice – perche’ cio’ produrrebbe una palese alterazione causale del negozio -, oppure escludere la cauzione di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c), perche’ in tal modo verrebbe meno la necessaria qualita’ soggettiva d’uno dei contraenti (l’impresa fornitrice) e, quindi, si ricadrebbe nella sanzione di cui all’articolo 10, comma 1. Del pari cio’ avverrebbe se il contratto per prestazioni di lavoro temporaneo venisse stipulato per motivi diversi da quelli consentiti ex articolo 1, comma 2.

Ne’, infine, puo’ ammettersi che il contratto per prestazioni di lavoro temporaneo taccia, puramente e semplicemente, tali motivi riservandosi di enunciarli solo a posteriori in ragione della convenienza del momento, perche’ cio’ vanificherebbe in toto l’impianto della L. n. 196 del 1997: anche siffatta omissione sarebbe indice inequivocabile di frode alla legge e/o di deviazione causale del contratto.

3- In conclusione, il ricorso e’ da accogliersi, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio, anche per le spese, alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione, che si atterra’ ai seguenti principi di diritto:

“Per la validita’ del contratto di fornitura di lavoro temporaneo tra fornitore e utilizzatore, disciplinato ex L. n. 196 del 1997, non e’ sufficiente la mera enunciazione in esso della causale prevista dall’Accordo 11.3.99 fra l’Unione Industriali e le OO.SS. e genericamente riferita a “fabbisogni di maggior organico connessi a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili”, essendo invece necessario che essa sia meglio esplicitata avuto riguardo al contesto della peculiare situazione dell’impresa utilizzatrice e delle sue esigenze produttive.”.

“Le conseguenze sanzionatorie previste dalla L. n. 196 del 1997, articolo 10 si applicano anche in ipotesi di nullita’ del contratto di fornitura di lavoro temporaneo, intercorso tra fornitore e utilizzatore, derivante dalla genericita’ della causale in esso indicata.”.

Per l’effetto, il giudice di rinvio dovra’ limitarsi ad emettere le statuizioni, anche di ordine economico, consequenziali alla nullita’ dei contratti di fornitura e di prestazioni di lavoro temporaneo intercorsi fra le odierne parti e, infine, a provvedere sulle spese, comprese quelle del presente giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

LA CORTE

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione