Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 19 gennaio 2017, n. 1331

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Il privilegio non indicato nella domanda di insinuazione non può essere fatto valere per la prima volta in sede di opposizione

Suprema Corte di Cassazione

sezione I civile

sentenza 19 gennaio 2017, n. 1331

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello – Presidente

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Consigliere

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere

Dott. FERRO Massimo – Consigliere

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23572-2015 proposto da:

AZIENDA USL ROMA (OMISSIS), in persona del Direttore Generale pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) S.P.A. IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA, in persona del Commissario Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 60/2015 del TRIBUNALE di GENOVA, depositata il 27/08/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 05/10/2016 dal Consigliere Dott. ROSA MARIA DI VIRGILIO;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato (OMISSIS) che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato (OMISSIS) che ha chiesto l’inammissibilita’ del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SALVATO Luigi, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto dell’11/6-27 agosto 2015, il Tribunale di Genova, in parziale accoglimento dell’opposizione dell’Azienda USL Roma (OMISSIS), ha disposto l’ammissione allo stato passivo della (OMISSIS) spa in liquidazione coatta amministrativa del maggior credito di Euro 11.984.577,29, in relazione alle voci di cui ai numeri da 7 a 49 del tabulato prodotto sub B dalla (OMISSIS), in allegato alla memoria difensiva del 12/2/2015, in conformita’ alla misura ivi specificata per ciascuna voce, con riserva dell’esito dei giudizi proposti dai terzi danneggiati, ed ha condannato l’opponente alle spese del giudizio.

Nello specifico, il Tribunale:

ha respinto l’eccezione di inammissibilita’ dell’opposizione per la mancata produzione del contratto di assicurazione costituente il titolo delle pretese dell’Azienda, rilevandone la produzione da parte del Commissario liquidatore seppur con la clausola “senza inversione dell’onere della prova”;

quanto alla domanda di rimborso di tutti i premi pagati durante la vigenza della polizza dal 2009 al 2011, ha rilevato che, in forza del ripristino della procedura di lca con la sentenza Tar Lazio del 4/11/2011, i contratti assicurativi in corso di esecuzione alla data di pubblicazione del provvedimento di liquidazione (10/8/2011) continuavano a coprire i rischi sino alle ore 24,00 del 19/11/2011, in conformita’ all’articolo 169, comma 1, cod.ass; che la AUSL non poteva proporre domanda di risoluzione ancorche’ per pregressi inadempimenti, aveva diritto solo al rimborso del premio per il periodo successivo alla vigenza contrattuale e tale credito era compensato col maggior credito di (OMISSIS) a titolo di premio relativo all’appendice di regolazione n.4(periodo 31/12/2010, 18/11/2011), che la Ausl non aveva provato ne’ di avere pagato ne’ che non fosse dovuta;

quanto alle sei posizioni risarcitorie definite di cui alle posizioni da 1 a 6 del tabulato della (OMISSIS), ha ritenuto le posizioni 1,3,5 e 6 estinte per compensazione col credito gia’ indicato, e quelle 2 e 4 inidoneee a generare risarcimento perche’ d’importo inferiore alla franchigia;

quanto alle 43 posizioni risarcitorie giudiziali pendenti asseritamente sottostimate(da 7 a 49 del tabulato),ha ritenuto di condividere il criterio proposto dal liquidatore di ammettere in misura corrispondente al petitum ove determinato esattamente, in via condizionata all’esito del contenzioso ex articolo 96 L. Fall., rigettando la richiesta di revisione in melius per le ragioni specificate dallo stesso liquidatore;

quanto alle 32 posizioni risarcitorie stragiudiziali pendenti asseritamente sottostimate, avendo la Ausl prodotto al piu’ lettera del presunto danneggiato, ha ritenuto di non modificare l’ammissione gia’ disposta nella fase amministrativa, e che non sussistevano i presupposti per l’ammissione con riserva, confermandosi l’esclusione per le posizioni 65 e 69;

per le posizioni stragiudiziali e giudiziali non contemplate nello stato passivo, ha rilevato che non ne era possibile l’ammissione come correttamente dedotto dal Commissario (sinistri fuori copertura o mancanza di documentazione);

quanto al rango del credito sub lettera D, ha ritenuto l’ammissione in chirografo, come chiesto dalla stessa opponente, che aveva sostenuto trattarsi di refuso chiedendo l’ammissione in via prioritaria ex articolo 258, comma 4, lettera a) cod. ass., mentre non v’era nel ricorso in opposizione e nella stessa domanda di ammissione alcun accenno all’ammissione con rango prioritario ne’ poteva mutare alcunche’ la rinuncia da parte dell’opponente alla qualificazione del credito,ne’ l’ammissione al chirografo del maggior credito avrebbe potuto comportare la degradazione a chirografo del credito gia’ ammesso in via prioritaria, su proposta del liquidatore, per l’inammissibilita’ della riconvenzionale, peraltro confliggente con la stessa determinazione del Commissario in sede amministrativa;

quanto alle spese, ha ritenuto non configurabile la soccombenza della lca quanto all’ammissione del maggior credito, e che era stata soccombente la AUSL in relazione alla domanda di ammissione dell’ulteriore credito di Euro 38.393,808,97, da cui la condanna alle spese parametrata al valore della parte di domanda rigettata secondo i valori minimi del Decreto Ministeriale n. 55 del 2014, anche in considerazione della reiezione dell’eccezione di inammissibilita’ proposta dalla lca.

Ricorre avverso detta pronuncia la AUSL, sulla base di due motivi.

Si difende la (OMISSIS) s.p.a. in lca con controricorso.

Ambedue le parti hanno depositato le memorie ex articolo 378 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1.- Col primo motivo, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione delle norme in tema di riconoscimento del privilegio ex lege, ex articolo 258, comma 4, lettera a) del Codice delle assicurazioni; sostiene che il Giudice dell’opposizione era tenuto ad analizzare il complessivo tenore della domanda di ammissione al passivo, mentre non era valutabile la domanda giudiziale attese le preclusioni processuali relative alla natura impugnatoria dell’opposizione, ex articoli 98 e 99 L. Fall..

1.2.- Col secondo, la violazione degli articoli 91 e 92 c.p.c., per avere il Tribunale posto le spese a carico della Ausl.

2.1.- L’eccezione di inammissibilita’ del ricorso, proposta dalla controricorrente, sostenendosi che la pronuncia e’ appellabile, e’ infondata.

Il Decreto Legislativo n. 209 del 2005, articolo 254 (codice delle assicurazioni private),Opposizione allo stato passivo ed impugnazione dei crediti ammessi, al comma 2 stabilisce: “L’opposizione e’ disciplinata dagli articoli 98,99 e 100 della legge fallimentare”.

La norma, come sottolineato dalla pressoche’ unanime dottrina, contiene un chiaro rinvio mobile agli articoli 98 e 100 L. Fall., confortato dalla mancata ulteriore indicazione di una piu’ specifica disciplina processuale; dalla circostanza che storicamente l’articolo 209 L.F. ha stabilito la derogabilita’ della disciplina generale solo nei casi specificamente stabiliti, caratterizzati da una autonoma disciplina, come nel settore bancario, secondo una regola confermata dal nuovo testo dell’articolo 209 L.F. e dalla specialita’ stabilita in ulteriori settori.

Inoltre, va rimarcato che la norma citata e’ stata modificata dal Decreto Legislativo n. 74 del 2015, con l’eliminazione del riferimento all’articolo 100 L. Fall.; tale nuova normativa e’ inapplicabile ratione temporis ed in riferimento al contenuto della domanda, ma e’ significativa nel senso del rinvio mobile e dell’intento del legislatore di confermare appunto detta tipologia di rinvio, tenuto conto che nel 2015 era ormai entrata in vigore da tempo la riforma delle norme alle quali si faceva rinvio e non e’ stata introdotta alcuna precisazione sul riferimento alla vecchia legge.

2.2.- Il primo motivo e’ infondato.

Il Tribunale ha ritenuto di ammettere in chirografo il maggior credito di cui alla lettera D), come richiesto espressamente dalla AUSL nel ricorso in opposizione e nell’ originaria domanda di ammissione in via amministrativa, e di non potere consentire alla richiesta della parte, formulata nella memoria ex articolo 99, u.c. L. Fall., di ottenere l’ammissione in privilegio(sul rilievo che la richiesta in chirografo era dovuta ad un mero refuso), per il principio della domanda, neppure a fronte della rinuncia alla qualificazione del credito, giacche’ in mancanza della specifica richiesta, l’ammissione sarebbe stata sempre al chirografo.

Di contro a detta argomentazione, la ricorrente oppone che si trattava di crediti rientranti nella previsione normativa di cui all’articolo 258 cod.ass., che regolamenta esclusivamente domande di ammissione al passivo da soddisfare in via prioritaria, e che il Tribunale avrebbe dovuto analizzare, ai fini della qualificazione del credito, il complessivo tenore della domanda di ammissione al passivo.

A detta prospettazione non puo’ prestarsi adesione.

Se e’ vero infatti che, come tra le piu’ recenti affermato nella pronuncia 7287/2013, il requisito della domanda di ammissione al passivo, ai sensi dell’articolo 93, comma 3, n. 4 – secondo la normativa fallimentare novellata a seguito del Decreto Legislativo n. 5 del 2006 e del correttivo Decreto Legislativo n. 169 del 2007 – della indicazione del titolo della prelazione e della descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale, va verificato dal Giudice tenuto conto del principio di carattere generale, secondo il quale l’oggetto della domanda va identificato avuto riguardo alle complessive indicazioni contenute nella domanda ed ai documenti a questa allegati, e’ escluso dalla giurisprudenza nettamente maggioritaria (nel senso inteso dall’odierna ricorrente si sono invece espresse le pronunce 19714/2015 e 17710/2014) che possa essere integrata la domanda di ammissione senza specifica richiesta del privilegio.

In tal senso si sono espresse con ampia motivazione le pronunce 15702/2011 e 4306/2012; in particolare, la pronuncia del 2011 ha rilevato che “gia’ prima della Riforma della legge fallimentare, peraltro, questa Corte aveva puntualizzato che “ai sensi della L. Fall., articolo 93, comma 1, la domanda di insinuazione al passivo deve indicare non solo il titolo da cui il credito deriva, ma anche le ragioni delle prelazioni, di guisa che, anche questa seconda indicazione cui equivale, per identita’ di “ratio”, l’enunciazione di una qualita’ del credito, tale da consentirne il pagamento con prededuzione – assurge ad elemento costitutivo della causa petendi fatta valere con la suddetta domanda, configurato dal legislatore per fini di tutela della “par condicio” dei creditori concorrenti. Ne consegue che, in prosieguo della procedura concorsuale e segnatamente nel giudizio di opposizione allo stato passivo ex articolo 98 della citata Legge Fallimentare non e’ consentito non solo far valere un credito diverso o di diverso ammontare rispetto a quello specificato con l’istanza di insinuazione, ma neanche addurre una diversa connotazione dello stesso credito, nel senso che, pur avendo il creditore indicato, in detta istanza, trattarsi di credito privilegiato ex articolo 2751 bis cod. civ., n. 3, possa poi sostenere, in sede di opposizione che spetti il diverso connotato della prededuzione per essere il credito sorto durante il periodo di amministrazione controllata che ha preceduto la dichiarazione di fallimento” (Sez. 1, Sentenza n. 10241 del 05/09/1992). Secondo la pronuncia richiamata, siffatte indicazioni delle ragioni di prelazione imposte dalla L. Fall., articolo 93, al creditore che si dichiara privilegiato consentono agli altri creditori che ne risultano svantaggiati di valutare attentamente, in sede di verificazione dello stato passivo, le ragioni di prelazione fatte valere e quindi di potersi opporre ad insinuazioni non fondate con possibilita’ anche di impugnare eventualmente, ai sensi della L. Fall., articolo 100 (ora abrogato e ricondotto alla L. Fall., articolo 98) l’erroneo riconoscimento dello specifico privilegio. Verificazione ed impugnazione che sarebbero, invece, sottratte, o rese piu’ difficili, ai creditori ove si ammettesse che il privilegio non indicato nella domanda di insinuazione possa essere fatto valere per la prima volta in sede di opposizione. Il fondamento di tale indirizzo interpretativo era fondato sul rilievo (formulato gia’ da Sez. 1, Sentenza n. 5751 del 1990) per il quale non esiste nel nostro ordinamento una generale qualificazione dei crediti privilegiati fondata su un unico presupposto, ma esistono tanti privilegi quante sono le situazioni dalla legge qualificate come tali, ciascuna delle quali ancorate ad un determinato presupposto di fatto, costituente il campo di indagine necessario per il riconoscimento del singolo titolo di prelazione richiesto. La qualifica privilegiata puo’ essere assunta concettualmente nella sua unitarieta’ come categoria logica, solo in quanto si tratti di contrapporla a quella chirografaria di altri crediti concorrenti;

peraltro, il riconoscere un privilegio significa essenzialmente accertare la causa del credito da cui la prelazione assume collocazione in una situazione di concorso. Ed invero, secondo il dettato dall’articolo 2745 c.c., il privilegio accordato dalla legge in considerazione della causa del credito e l’allegazione, nonche’ l’accertamento, della singola causa di credito costituisce la causa petendi (ed il campo di indagine singolare e relativo) di ciascuna domanda volta al riconoscimento di un privilegio. L’addurre, quindi, la singola causa di credito (nella specie, la qualifica artigiana del creditore) di fronte ad un’originaria generica domanda, pur non immutando il petitum, introduce un campo di indagine di fatto del tutto nuovo, tale da incidere sulla novita’ della domanda rendendola inammissibile nella fase eventuale dell’accertamento del passivo. Se tale era il rigore della giurisprudenza prima della riforma, ora che la fase necessaria dell’accertamento del passivo e’ scandita da termini perentori, a maggior ragione l’orientamento restrittivo deve essere mantenuto anche per la fase sommaria…”.

2.2.- Il secondo motivo e’ infondato, posto che il Tribunale ha gravato l’Azienda USL soltanto per la parte relativa al rigetto, evidentemente compensando le stesse per la parte del ricorso accolta, sul rilievo che solo in sede di opposizione era stata provata la fondatezza della domanda, con la produzione della relativa documentazione.

3.1.- Conclusivamente, va respinto il ricorso; le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso; condanna la ricorrente alle spese, liquidate in Euro 10.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi; oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13