Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 13 gennaio 2015, n. 373 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE T Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere Dott. COSENTINO Antonello...
Author: D'Isa (Renato D'Isa)
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 8 gennaio 2015, n. 262. La condotta sanzionata dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, articolo 256, comma 1 e' riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attivita' rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 226 del medesimo Decreto, svolta anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attivita' primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalita'; la deroga prevista dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, articolo 266, comma 5 per l'attivita' di raccolta e trasporto dei rifiuti prodotti da terzi, effettuata in forma ambulante opera qualora ricorra la duplice condizione che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l'esercizio di attivita' commerciale in forma ambulante ai sensi del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114 e, dall'altro, che si tratti di rifiuti che formano oggetto del suo commercio
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 8 gennaio 2015, n. 262 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SQUASSONI Claudia – Presidente Dott. GRILLO Renato – Consigliere Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere Dott. ACETO Aldo – Consigliere Dott. GENTILI...
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 12 gennaio 2015, n. 262. Nel caso di trasformazione, in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, di più contratti a termine succedutisi fra le stesse parti, per effetto dell'illegittimità dell'apposizione del termine, l'indennità risarcitoria, dovuta ai sensi dell'art. 32, comma 5, della legge 4 novembre 2010, n. 183, ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprendendo tutti i danni retributivi e contributivi causati dalla perdita del lavoro a causa dell'illegittima apposizione del termine, con riferimento agli intervalli non lavorati fra l'uno e l'altro rapporto a termine; al contrario, i "periodi lavorati", non solo nel primo, ma anche nei successivi contratti del periodo intermedio, una volta inseriti nell'unico rapporto a tempo indeterminato, fanno parte dell'anzianità retributiva e devono essere considerati ai fini della quantificazione degli aumenti periodici di anzianità
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 12 gennaio 2015, n. 262 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CURZIO Pietro – Presidente Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere Dott. MAROTTA...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 8 gennaio 2015, n. 40. L'acquisto di un appartamento e la concessione in uso della mansarda al piano superiore non consentono al nuovo inquilino di apportare delle modifiche strutturali al vano scala per accedere più facilmente al piano sovrastante ove sia lo spazio oggetto del diritto reale di godimento. In tema di condominio, le azioni reali da esperirsi contro i singoli condomini (o contro terzi) e dirette ad ottenere statuizioni relative alla titolarita', al contenuto o alla tutela dei diritti reali dei condomini su cose o parti dell'edificio condominiale che esulino dal novero degli atti meramente conservativi (al cui compimento l'amministratore e' autonomamente legittimato ex articolo 1130 c.c., n. 4) possono essere esperite dall'amministratore solo previa autorizzazione dell'assemblea, ex articolo 1131 c.c., comma 1, adottata con la maggioranza qualificata di cui all'articolo 1136 c.c.
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 8 gennaio 2015, n. 40 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere Dott. PETITTI Stefano – Consigliere Dott. GIUSTI...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 14 gennaio 2015, n. 461. Il giudice non può revocare l'ordinanza ammissiva della prova testimoniale di un minore tenendo conto soltanto del dissenso da parte del genitore, potendo procedervi indipendentemente da tale ultima volontà, eventualmente verificando previamente la sua idoneità fisica o mentale a rendere testimonianza. Nel caso in cui, invece, tale revoca derivi dalla ritenuta superfluità della prova, essa potrà essere disposta soltanto dopo avere sentito previamente le parti
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 14 gennaio 2015, n. 461 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MACIOCE Luigi – Presidente Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere Dott. MAISANO Giulio – Consigliere Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere Dott. AMENDOLA Fabrizio...
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 20 gennaio 2015, n. 150. In materia di responsabilità dell'Amministrazione da provvedimento illegittimo, l'elemento della colpa è ritenuto sovente ancorato alla mera illegittimità dell'atto, con presunzione della colpevolezza dell'Amministrazione. Nel contempo, tuttavia, deve ammettersi l'errore scusabile e, dunque, una rilevanza giustificativa all'oggettiva incertezza della situazione di fatto o di diritto, dovuta a complessità della situazione o a difficoltà interpretative della norma da applicare o all'esistenza di contrasti giurisprudenziali, tutti elementi che fanno venir meno la riferibilità della violazione commessa a mancanza di diligenza. (Fattispecie avente ad oggetto il ritardo dell'Amministrazione nell'adozione del provvedimento di rideterminazione delle tariffe sanitarie, tuttavia ritenuto ad essa non imputabile).
Consiglio di Stato sezione III sentenza 20 gennaio 2015, n. 150 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE TERZA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 4942 del 2010, proposto da: Ce.Pi. S.r.l. ed altri, tutti rappresentati e difesi dall’avv. Gi.Po., con...
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 20 gennaio 2015, n. 154. E' inammissibile per difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo il ricorso proposto dal proprietario di un'area locata ai fini della realizzazione di una stazione radio base a servizio della rete nazionale di telefonia cellulare, avverso la deliberazione comunale di approvazione della convenzione e del successivo contratto di locazione di un'area di proprietà comunale per l'installazione della detta stazione radio base. In tale contesto, risultando le scelte del Comune effettuate nell'ambito della rispettiva autonomia privata e, dunque, in assenza di un'azione riconducibile ad attività propriamente amministrativa, deve affermarsi l'appartenenza della controversia alla cognizione dell'autorità giudiziaria ordinaria e, quindi, il difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo sia quanto alla domanda annullatoria sia conseguentemente, quanto a quella risarcitoria
Consiglio di Stato sezione III sentenza 20 gennaio 2015, n. 154 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE TERZA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 5558 del 2011, proposto da: Ro.Iv., rappresentato e difeso dall’avv. Da.Gr., con domicilio eletto presso l’avv. Ma.Ne....
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 20 gennaio 2015, n. 167. La tutela nei confronti degli atti con i quali l'Amministrazione definisce scelte discrezionali spetta alla giurisdizione del Giudice amministrativo. La circostanza ricorre nell'ipotesi in cui a seguito della formazione di diverse graduatorie per l'accesso alla posizione messa a concorso e dell'utilizzo delle suddette graduatorie per la individuazione dei vincitori ai quali conferire il relativo livello professionale, al fine di coprire ulteriori posti successivamente resisi disponibili, l'Amministrazione abbia deciso di assumere con precedenza i candidati in servizio al suo interno a tempo determinato, a qualunque graduatoria appartenessero. Nella descritta ipotesi, la scelta affrontata dall'Amministrazione non incide, se non mediatamente, sul diritto di quanti sono collocati in una graduatoria di concorso all'assunzione, in sede di prima applicazione della graduatoria stessa o per via di scorrimento, ma trattasi di scelta di natura discrezionale, la quale si colloca su un piano differente dal semplice utilizzo della graduatoria concorsuale ed ha, invece, contenuto organizzativo. Ne consegue che la posizione di quanti sono interessati a tale scelta, e segnatamente dei candidati al concorso di accesso, dichiarati idonei non vincitori, ha natura di interesse legittimo, la cui tutela spetta, dunque, al Giudice amministrativo
Consiglio di Stato sezione V sentenza 20 gennaio 2015, n. 167 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE QUINTA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso in appello numero di registro generale 843 del 2014, proposto dalla signora Cl.Co., rappresentata e difesa dagli avvocati Pa.Bo. ed Er.La.,...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 gennaio 2015, n. 826. Anche nel caso in cui sia dedotto non l'inadempimento dell'obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell'obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento.
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III SENTENZA 20 gennaio 2015, n. 826 Svolgimento del processo Nel gennaio 1989 M.F.M. o, titolare della ditta Farav, proponeva opposizione al decreto con il quale gli veniva ingiunto di corrispondere alla Sifind spa la somma di lire 155.326.501, oltre accessori, in pagamento di una fornitura eseguita a suo favore dalla Magneti Marelli...
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 26 gennaio 2015, n. 3557. Non sussiste l'esimente dell'esercizio del qualora l'espressione usata consista non già in un dissenso motivato espresso in termini misurati e necessari, bensì in un attacco personale lesivo della dignità morale ed intellettuale dell'avversario. Nel caso di specie, la Corte territoriale, con motivazione che non esibisce alcuna manifesta illogicità, ha sottolineato il carattere generico delle affermazioni contenute nel volantino, che attribuivano al C. di vivere in un clima di diffusa illegalità, peraltro, senza riuscire a controllare l'operato delle donne che lo circondavano e il malizioso riferimento ad una relazione extraconiugale del primo con la G., anch'ella genericamente accusata di azioni in danno delle cose (rectius: casse comunali), prescindendo persino dalla considerazione dell'assenza di poteri decisionali in capo al segretario comunale (quale la G. era).
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 26 gennaio 2015, n. 3557 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 5 dicembre 2013, la Corte d’appello di Genova, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha eliminato la pena di € 200,00 di multa inflitta dal Tribunale di Genova ad A. P., e,...