Revocatoria e la data di origine credito antecedente
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Revocatoria e la data di origine credito antecedente

Esposizione ampia e chiara ⚖️
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 19099 dell'11 luglio 2025, ha fornito un criterio temporale per l'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria nel caso di credito litigioso (cioè un credito la cui esistenza è ancora oggetto di contestazione in giudizio).

La Suprema Corte ha stabilito che un credito, anche se litigioso, è idoneo a far insorgere la qualità di creditore e, conseguentemente, abilita all'esperimento dell'azione revocatoria (art. 2901 c.c.). Ai fini di stabilire se tale credito sia sorto anteriormente all'atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore (requisito fondamentale della revocatoria), occorre fare riferimento al momento genetico dell'obbligazione, distinguendo a seconda della sua fonte:

Credito di fonte contrattuale: si deve fare riferimento alla data del contratto da cui trae origine l'obbligazione.

Credito risarcitorio da fatto illecito: si deve fare riferimento alla data dell'illecito che ha cagionato il danno, anche se la liquidazione del danno avverrà successivamente.

In entrambi i casi, è la data in cui il rapporto giuridico è nato (il contratto o l'illecito) a definire la preesistenza del credito rispetto all'atto revocando.

Distanze la Scelta del preveniente sul confine è definitiva
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Distanze la Scelta del preveniente sul confine è definitiva

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18828 del 10 luglio 2025, ha definito il principio della definitività della scelta costruttiva in materia di distanze fra costruzioni. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta operata dal preveniente (il primo che costruisce) di edificare direttamente sul confine non è reversibile. Tale scelta condiziona non solo l'attività edilizia del vicino (il prevenuto), ma vincola lo stesso preveniente anche nella successiva prosecuzione in altezza del suo fabbricato.

Il principio impone che, una volta stabilita la linea costruttiva sul confine, sia il preveniente che il prevenuto possono sopraelevare esclusivamente sul filo della costruzione preesistente. Se, invece, decidono di non attenersi a tale criterio (ad esempio, arretrando o avanzando la nuova parte), sono obbligati a rispettare la distanza minima dall'altro fabbricato prevista dal Codice Civile o dai regolamenti locali.

La Corte ha motivato la definitività di tale scelta spiegando che, se fosse consentito al preveniente di variare la linea costruttiva tra i vari piani del fabbricato, si costringerebbe il vicino (prevenuto), qualora volesse a sua volta sopraelevare, a innalzare un edificio con muri perimetrali a linea spezzata, con evidenti problemi strutturali e di legittimità.

Perfezionamento mutuo con assegno accettato con quietanza
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Perfezionamento mutuo con assegno accettato con quietanza

La Corte di Cassazione, con la Sentenza civile n. 19047 dell'11 luglio 2025, ha ribadito la natura del contratto di mutuo e le modalità di perfezionamento del medesimo.

La Suprema Corte ha confermato che il mutuo è un contratto di natura reale e, pertanto, si perfeziona nel momento in cui avviene la consegna della cosa mutuata o quando il mutuatario ne consegue la disponibilità giuridica.

In particolare, la sentenza chiarisce che la traditio rei (la consegna della cosa) può essere validamente realizzata anche mediante la consegna di un assegno (nello specifico, un assegno circolare interno, intestato al mutuatario e recante la clausola di intrasferibilità). Tale modalità è ritenuta idonea a trasferire la disponibilità giuridica della somma, soprattutto nel caso in cui la parte mutuataria abbia espressamente dichiarato di accettare l'assegno "come denaro contante" e ne abbia rilasciato quietanza a saldo. In tal modo, si realizza l'immediata acquisizione, da parte del mutuatario, della disponibilità della somma

Limiti del diritto di critica e diffamazione a mezzo stampa
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Limiti del diritto di critica e diffamazione a mezzo stampa

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 19091 dell'11 luglio 2025, ha analizzato i limiti del diritto di critica nell'ambito della responsabilità civile per diffamazione a mezzo stampa.

La Suprema Corte ha ribadito che il diritto di critica si esprime in un giudizio soggettivo e non si limita alla narrazione oggettiva dei fatti. Tuttavia, per essere considerata una causa esimente dalla responsabilità per diffamazione, la critica deve rispettare un presupposto fondamentale: il fatto presupposto e oggetto della critica deve corrispondere a verità.

Tale verità non deve essere assoluta, ma è sufficiente che sia ragionevolmente putativa, ovvero creduta vera dal giornalista in base alle fonti da cui proviene o ad altre circostanze soggettive che ne supportano la veridicità.

Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato il carattere diffamatorio di un servizio giornalistico. Il reportage aveva attribuito condotte illecite in termini di certezza a una persona sottoposta a un procedimento penale ancora in corso, mediante domande incalzanti e commenti finali. La Corte ha riscontrato il difetto del requisito della verità, anche putativa, poiché le accuse erano presentate come fatti certi e non come mere ipotesi accusatorie non ancora suffragate da un vaglio dibattimentale definitivo, superando così i limiti del diritto di critica.

Controversie concessioni: giurisdizione a seconda della lite
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Controversie concessioni: giurisdizione a seconda della lite

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24345 del 1° settembre 2025, ha definito il criterio di riparto della giurisdizione nelle controversie relative alle concessioni amministrative.

La Suprema Corte ha stabilito che la giurisdizione del Giudice Ordinario (G.O.) è limitata alle sole controversie che hanno un contenuto meramente patrimoniale, quali quelle aventi ad oggetto indennità, canoni o altri corrispettivi, e nelle quali non è rilevante l'esercizio di un potere di intervento della Pubblica Amministrazione a tutela di interessi generali.

Al contrario, la giurisdizione del Giudice Amministrativo (G.A.) sussiste quando la controversia richiede la verifica e l'accertamento dell'azione autoritativa della Pubblica Amministrazione che incide sull'intera economia del rapporto concessorio. In sostanza, se la lite tocca il rapporto di concessione in senso lato, esulando dalla mera pretesa economica, la competenza è del G.A., in quanto si tratta di valutare l'esercizio di un potere pubblico.

Responsabilità professionista danno con ragionevole certezza
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Responsabilità professionista danno con ragionevole certezza

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24344 del 1° settembre 2025, ha ribadito i criteri per l'accoglimento dell'azione di responsabilità contrattuale intentata contro un professionista (nel caso di specie, un notaio) per violazione dei suoi obblighi.

La Suprema Corte ha chiarito che l'accoglimento dell'azione, in base alle regole generali che governano il risarcimento del danno, è subordinato alla prova dell'effettivo verificarsi del danno e al suo limite quantitativo. A tal fine, il giudice deve valutare se il cliente avrebbe potuto conseguire, con un criterio di ragionevole certezza (e non di mera probabilità), una situazione economicamente più vantaggiosa qualora il professionista avesse adempiuto con la dovuta diligenza.

In sintesi, la responsabilità del professionista non scatta per il semplice inadempimento, ma richiede la dimostrazione del nesso causale tra l'inadempimento del professionista e la perdita di un risultato utile per il cliente, perdita che deve essere accertata in termini di certezza o alta probabilità statistica.

Domande nuove in appello ammissibilità accessori
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Domande nuove in appello ammissibilità accessori

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 24418 del 2 settembre 2025, ha chiarito l'ambito di applicazione della deroga al divieto di ius novorum (nuove domande) in appello, prevista dall'art. 345, comma 2, c.p.c., limitatamente a interessi, frutti, accessori e danni maturati dopo la sentenza di primo grado.

La Suprema Corte ha stabilito che tale deroga, introdotta per ragioni di economia processuale, riguarda unicamente gli accessori di una domanda che è stata già ritualmente proposta nel giudizio di primo grado. Pertanto, la possibilità di avanzare in appello la richiesta relativa a tali voci (interessi, frutti, ecc.) non si estende al caso in cui la domanda principale a cui si riferiscono gli accessori sia stata proposta per la prima volta solo in appello.

Nel caso di specie, relativo a un appalto di opere pubbliche, la Cassazione ha cassato con rinvio la decisione della corte territoriale. Il giudice di appello aveva negato la possibilità di richiedere gli interessi per ritardato pagamento degli Stati di Avanzamento Lavori (SAL) maturati dopo la sentenza di primo grado. La Cassazione ha ritenuto erroneo tale diniego, in quanto la domanda relativa al pagamento dei SAL era stata effettivamente proposta in primo grado. Pertanto, gli interessi maturati successivamente alla prima sentenza costituivano accessori ammissibili in appello ai sensi del citato art. 345, comma 2, c.p.c.

Incapacità testimoniare eccezione tempestiva pena sanatoria
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Incapacità testimoniare eccezione tempestiva pena sanatoria

La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza civile n. 18428 del 7 luglio 2025, ha definito in modo dettagliato il regime processuale dell'incapacità a testimoniare (ex art. 246 c.p.c.) e della successiva nullità della prova testimoniale.

La Suprema Corte ha stabilito che:

L'incapacità a testimoniare non è rilevabile d'ufficio dal giudice. Se la parte interessata non eccepisce tale incapacità prima dell'ammissione del mezzo di prova, l'eccezione è definitivamente preclusa. Non è più possibile sollevare, in un momento successivo, una generica eccezione di nullità della prova già assunta.

Nel caso in cui la parte abbia tempestivamente eccepito l'incapacità ma il giudice abbia comunque disposto e dato corso all'assunzione della testimonianza, la prova così acquisita è affetta da nullità. Tale nullità, ai sensi dell'art. 157 c.p.c., deve essere eccepita dall'interessato immediatamente dopo l'escussione del teste o, se assente il difensore, nella prima udienza successiva. La mancata osservanza di tale onere temporale comporta la sanatoria della nullità.

La parte che ha validamente e tempestivamente eccepito la nullità della testimonianza ha l'ulteriore onere di dolersene in modo preciso e puntuale anche in sede di precisazione delle conclusioni. Se questa omissione si verifica, l'eccezione si considera rinunciata e non potrà più essere riproposta in sede di impugnazione.