Relatore MANCINO Rossana

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Ai soggetti danneggiati da vaccinazione antipoliomielite somministrata in epoca antecedente all’entrata in vigore della L. 30 luglio 1959, n. 695, va riconosciuto il diritto all’indennizzo

Corte di Cassazione, sezione lavoro, Sentenza 10 maggio 2018, n. 11339. La massima estrapolata: Ai soggetti danneggiati da vaccinazione antipoliomielite somministrata in epoca antecedente all'entrata in vigore della L. 30 [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 8 gennaio 2018, n. 202. Il pagamento dell’obbligazione contributiva da parte dell’azienda, nonostante le misure sospensive, non realizza un indebito pagamento

Il pagamento dell'obbligazione contributiva da parte dell'azienda, nonostante le misure sospensive, non realizza un indebito pagamento ma al contrario l'estinzione dell'obbligazione contributiva Sentenza 8 gennaio 2018, n. 202 Data udienza [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 19 dicembre 2017, n. 30426. Mancato riconscimento all’indennità di disoccupazione

No all'indennità di disoccupazione se l'interruzione obbligatoria del rapporto di lavoro ha avuto inizio due giorni prima della scadenza del termine. Sentenza 19 dicembre 2017, n. 30426 Data udienza 13 [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 novembre 2017, n. 26163 . Per le controversie in materia di trattamenti pensionistici, l’azione giudiziaria può essere proposta – a pena di decadenza – entro 3 anni…

Per le controversie in materia di trattamenti pensionistici, l'azione giudiziaria può essere proposta - a pena di decadenza - entro 3 anni dalla comunicazione della decisione del ricorso pronunciata dagli [...]

Corte di Cassazione, sezione terza penale, sentenza 3 ottobre 2017, n. 45533. Divieto di reformatio in pejus, previsto dall’art. 597 cod. proc. pen.

  Non viola il divieto di reformatio in pejus, previsto dall’art. 597 cod. proc. pen., il giudice dell’impugnazione che, quando muta la struttura del reato continuato, come avviene se la [...]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 11 settembre 2017, n. 21055. La norma che prevede la possibilità di ridurre della metà il contributo soggettivo dovuto all’Enpacl

Non è retroattiva la norma che prevede la possibilità di ridurre della metà il contributo soggettivo dovuto all'Enpacl dai consulenti del lavoro iscritti anche ad un altro ente di previdenza. [...]

Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 28 ottobre 2016, n. 21937

Nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego ha diritto al [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 7 dicembre 2015, n. 24817. In tema di notificazione della decisione di primo grado in cui sia stata parte un’Amministrazione dello Stato, laddove l’Amministrazione si sia difesa attraverso proprio personale, la deroga al primo comma del R.D. n. 1611 del 1933, art. 11, comma 1, sull’obbligatoria notifica degli atti introduttivi di giudizio contro le amministrazioni erariali all’Avvocatura dello Stato, comporta, allorquando l’Autorità convenuta in giudizio sia rimasta contumace ovvero si sia costituita personalmente o tramite funzionario delegato, anche quella al suddetto art. 11, comma 2 che prevede la notificazione degli altri atti giudiziali e delle sentenze sempre presso la stessa Avvocatura. Ne consegue che la notificazione della sentenza che chiude il giudizio di primo grado, ai fini del decorso del termine breve per l’impugnazione, deve essere effettuata alla stessa Autorità che si sia costituita mediante un proprio funzionario e non presso l’ufficio dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, territorialmente competente, trovando applicazione i principi generali di cui agli artt. 292 e 285 cod. proc. civ., i quali disciplinano anche le controversie in cui sia parte un’amministrazione dello Stato, in caso di inapplicabilità del predetto art. 11

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 7 dicembre 2015, n. 24817 Svolgimento del processo e motivi della decisione 1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 26 ottobre 2015, n. 21721. L’obbligazione del cedente che non proceda al ripristino del rapporto di lavoro deve essere qualificata come risarcimento del danno con la conseguente detraibilità dell’aliunde perceptum. Quando i lavoratori hanno continuato a prestare l’attività lavorativa alle dipendenze della cessionaria, venendo retribuiti, incombe su di loro l’onere di dedurre e dimostrare i danni sofferti tra i quali l’inferiorità di quanto ricevuto rispetto alla retribuzione che sarebbe loro spettata alle dipendenze della società cedente

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 26 ottobre 2015, n. 21721 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 16 giugno 2015, n. 12445. In tema di prestazione previdenziali, all’assicurato, il quale abbia chiesto in via amministrativa il solo assegno di invalidità, è precluso di richiedere in giudizio la pensione di inabilità e l’indennità di accompagnamento ed al giudice di riconoscerne il diritto

Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 16 giugno 2015, n. 12445 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 14 novembre 2014, n. 24268. In materia di rapporto tra processo civile e processo penale, il primo puo’ essere sospeso, in base a quanto dispongono l’articolo 295 c.p.c., articolo 654 c.p.p. e articolo 211 disp. att. c.p.p., solo se una norma di diritto sostanziale ricolleghi alla commissione del reato oggetto dell’imputazione penale un effetto sul diritto oggetto di giudizio nel processo civile, e sempre a condizione che la sentenza che sia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile, atteso che, fuori da tali casi, la sospensione di quest’ultimo si tradurrebbe in una violazione del principio di ragionevole durata del processo. La sospensione necessaria del processo civile per pregiudizialita’ penale, ex articolo 295 cod. proc. civ., e’ subordinata alla circostanza che il risultato delle indagini compiute dal pubblico ministero abbia dato luogo all’esercizio dell’azione penale e, quindi, che i due processi, civile e penale, si trovino contemporaneamente pendenti, sicche’ la detta sospensione non puo’ essere disposta sul presupposto della mera presentazione di una denuncia e della conseguente apertura di indagini preliminari, le quali non sono ancora processo penale, occorrendo, affinche’ il nesso di pregiudizialita’ sostanziale provochi interferenze sul corso del processo civile, che l’azione penale sia stata effettivamente esercitata, nelle forme previste dall’articolo 405 cod. proc. pen., mediante la formulazione dell’imputazione o la richiesta di rinvio a giudizio

Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 14 novembre 2014, n. 24268 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta [...]