Relatore CAPOZZI Angelo

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Corte di Cassazione, sezione sesta penale, sentenza 9 marzo 2018, n. 10759. Non e’ configurabile il delitto di corruzione per atto di ufficio ex articolo 318 c.p. – nel testo vigente prima delle modifiche della L. n. 190 del 2012 nei confronti del Presidente di una societa’ di gestione di una tratta autostradale, perche’, pur rivestendo quest’ultimo la qualifica di incaricato di pubblico servizio, non puo’ essere considerato un pubblico impiegato

Corte di Cassazione, sezione sesta penale, sentenza 9 marzo 2018, n. 10759. Non e' configurabile il delitto di corruzione per atto di ufficio ex articolo 318 c.p. - nel testo [...]

Corte di Cassazione, sezione sesta penale, sentenza 2 febbraio 2018, n. 5204. In tema di peculato, il possesso qualificato dalla ragione di ufficio o di servizio non e’ solo quello che rientra nella competenza funzionale specifica del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio

In tema di peculato, il possesso qualificato dalla ragione di ufficio o di servizio non e' solo quello che rientra nella competenza funzionale specifica del pubblico ufficiale o dell'incaricato di [...]

Corte di Cassazione, sezione sesta penale, sentenza 11 ottobre 2017, n. 46788. In tema di abuso di ufficio

In tema di abuso di ufficio, la prova dell’intenzionalità del dolo esige il raggiungimento della certezza che la volontà dell’imputato fosse orientata proprio a procurare il vantaggio patrimoniale o il [...]

Corte di Cassazione, sezione VI penale, sentenza 13 luglio 2017, n. 34419

L'omessa valutazione dell'istanza di rinvio dell'udienza formulata dall'avvocato determina un difetto di assistenza dell'imputato e la nullità della sentenza eventualmente emessa anche se è stato nominato un difensore d'ufficio Suprema [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 30 marzo 2016, n. 12832. Non è configurabile il reato di false informazioni al pubblico ministero di cui all’art. 371-bis cod. pen., introdotto dall’art. 11 D.L. 8 giugno 1992 n. 306, nella condotta di chi renda false dichiarazioni alla polizia giudiziaria, neanche se questa operi su delega del P.M., giacché, diversamente opinando, si opererebbe un’interpretazione di tipo analogico su norma penale

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 30 marzo 2016, n. 12832 Considerato in fatto 1. Con sentenza del 24.6.2015 la Corte di appello di Catanzaro - a seguito di [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 5 febbraio 2016, n. 4888. E’ legittimo il provvedimento con cui il giudice di merito rigetti l’istanza di rinvio dell’udienza, per impedimento dei difensore a comparire, documentata da un certificato medico che si limiti ad attestare un’infermità con stato febbrile (nella specie virosi respiratoria) e ad indicare una prognosi di quattro giorni senza precisare il grado di intensità di tale stato e la sua attitudine a determinare l’impossibilità a lasciare l’abitazione, trattandosi di elementi essenziali per la valutazione della fondatezza, serietà e gravità dell’ impedimento, non riscontrabili laddove si tratti di una diagnosi e di una prognosi che, secondo nozioni di comune esperienza, denotino l’insussistenza di una condizione tale da comportare l’impossibilità di comparire in giudizio, se non a prezzo di un grave e non altrimenti evitabile rischio per la propria salute. Nella specie, – rilevata la mancata nomina di un sostituto e l’assenza di qualsiasi giustificazione a riguardo – la Corte di merito si è posta nell’alveo di legittimità da ultimo richiamato laddove – senza vizi logici – ha rilevato la inidoneità della attestazione medica, che si limitava a prolungare di tre mesi il periodo di convalescenza dei difensore istante, senza attestare o comunque giustificare l’incompatibilità di tale periodo con la possibilità di comparire ed assolvere al mandato difensivo. Né vizio logico può essere ravvisato rispetto alla decisione di accoglimento di precedente istanza, anche in considerazione delle diverse indicazioni temporali e della prossimità all’intervento operatorio rispetto al quale la convalescenza era giustificata

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza  5 febbraio 2016, n. 4888 Ritenuto in fatto  1. Con sentenza del 17.4.2015 la Corte di appello di Firenze - a seguito di [...]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 13 novembre 2015, n. 45468. Il delitto di concussione rappresenta una fattispecie a duplice schema, nel senso che si perfeziona alternativamente con la promessa o con la dazione indebite per effetto dell’attività di costrizione o di induzione del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, sicché, se tali atti si susseguono, il momento consumativo si cristallizza nell’ultimo, venendo così a perdere di autonomia l’atto anteriore della promessa e concretizzandosi l’attività illecita con l’effettiva dazione, secondo un fenomeno assimilabile al reato progressivo

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 13 novembre 2015, n. 45468 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

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