Tag: infortunio sul lavoro

Condanna per il datore che lasci lavorare il dipendente senza cuffie per attutire il rumore e che a seguito di ciò contragga ipoacusia e altre patologie legate, per l’appunto, alla mancata predisposizione di adeguate misure di sicurezza. Nonostante le più recenti decisioni abbiano riconosciuto anche una responsabilità del prestatore in caso di infortuni sul lavoro, non sia possibile non riconoscere una responsabilità per l’imprenditore che faccia lavorare un proprio dipendente nella sala macchine di una motonave con protezioni inadeguate a tutela della salute. Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 12 aprile 2016, n. 7125.

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 12 aprile 2016, n. 7125 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 22 marzo 2016, n. 12257. In tema di prevenzione infortuni, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare la valutazione dei rischi connessi alla sua azienda e alla sua attività proprio per scoprire e gestire eventuali pericoli occulti o non immediatamente percepibili, e non può aspettare di scoprire tali pericoli con l’infortunio di un dipendente

Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 22 marzo 2016, n. 12257 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 21 marzo 2016, n. 5538. Il danno da stress o usura psicofisica derivante dal mancato riconoscimento delle soste obbligatorie nella guida, inscrivendosi nella unitaria categoria del danno non patrimoniale causato da inadempimento datoriale, presuppone, ai fini della sua risarcibilità, la sussistenza di un pregiudizio concreto patito dal titolare dell’interesse leso, sul quale, pertanto, grava l’onere della relativa specifica deduzione, e successivamente prova, anche attraverso presunzioni semplici, non potendo il diritto del lavoratore al risarcimento del danno non patrimoniale prescindere da una specifica allegazione sulla natura e sulle caratteristiche del danno medesimo

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 21 marzo 2016, n. 5538 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 marzo 2016, n. 5233. L’aver fornito adeguati strumenti di protezione non esonera il datore dalla responsabilità per l’infortunio subito dal dipendente se non ha vigilato sul loro effettivo utilizzo. ale obbligo di vigilanza subisce un’ulteriore attenuazione, in base ad un principio di ragionevole affidamento nelle accertate qualita’ del dipendente, in ipotesi di provetta specializzazione dell’operaio munito di approfondita conoscenza d’una determinata lavorazione cui sia addetto da lungo tempo

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 16 marzo 2016, n. 5233 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 10 marzo 2016, n. 9934. Il compito del direttore dello stabilimento non si esaurisce nella predisposizione di adeguati mezzi di prevenzione e protocolli operativi, essendo lo stesso tenuto ad accertare che le disposizioni impartite vengano nei fatti eseguite e ad intervenire per prevenire il verificarsi di incidenti, attivandosi per far cessare eventuali manomissioni o modalità d’uso pericoloso da parte dei dipendenti

Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 10 marzo 2016, n. 9934 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 3 marzo 2016, n. 8883. Il datore di lavoro che ha fornito tutti i mezzi idonei alla prevenzione e ha adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia non risponde dell’evento derivante da una condotta imprevedibilmente colposa del lavoratore

Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 3 marzo 2016, n. 8883 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 17 febbraio 2016, n. 3074. Nell’ambito del vigente regime in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali, l’art. 13 del D.Lgs. n. 38 del 2000 prevede l’estensione della copertura assicurativa obbligatoria gestita dall’INAIL anche al danno biologico, ma le somme eventualmente erogate dall’istituto non esauriscono il diritto al risarcimento del danno biologico in capo all’assicurato. Infatti, lo stesso art. 13 cit., dopo aver premesso che le disposizioni in esso contenute si pongono nell’ottica della “attesa della definizione di carattere generale di danno biologico e dei criteri per la determinazione del relativo risarcimento”, definisce il danno biologico solo “in via sperimentale” e ai soli ” fini della tutela dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professional

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO sentenza 17 febbraio 2016, n. 3074 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 2 febbraio 2016, n. 4334. Al fine di escludere la responsabilità del venditore per aver fornito all’acquirente una macchina “insicura”, non rileva il c.d. principio dell’affidamento, ossia l’aver confidato nella diligenza del titolare della società autorizzata ai sensi dell’art. 11 del D. Lgs. n. 17/2010 a svolgere l’attività di certificazione di corrispondenza delle macchine utensili ai parametri CE, laddove possa escludersi dalla semplice lettura del contenuto del libretto di istruzioni che la valutazione dei rischi e la idoneità del macchinario fossero stati oggetto di positiva considerazione da parte del venditore, ancorché questi avesse esaminato la macchina. Ne consegue che è onere del venditore avvisare il cliente dell’inidoneità della macchina ad un utilizzo diverso da quello per il quale è stata costruita

Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 2 febbraio 2016, n. 4334 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 18 febbraio 2016, n. 3212. Il lavoratore che agisca nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento integrale dei danno patito a seguito di infortunio sul lavoro ha l’onere di provare il fatto costituente l’inadempimento e il nesso di causalità materiale tra l’inadempimento e il danno, ma non anche la colpa del datore di lavoro, nei cui confronti opera la presunzione posta dall’art. 1218 c.c., il superamento della quale comporta la prova di aver adottato tutte le cautele necessarie ad evitare il danno, in relazione alle specificità del caso ossia al tipo di operazione effettuata ed ai rischi intrinséci alla stessa, potendo al riguardo non risultare sufficiente la mera osservanza delle misure di protezione individuale imposte dalla legge: con estensione dell’obbligo dell’imprenditore di tutela dell’integrità fisiopsichica dei dipendenti all’adozione e al mantenimento, non solo di misure di tipo igienico – sanitario o antinfortunistico, ma anche di misure atte, secondo le comuni tecniche di sicurezza, a preservare i lavoratori dalla lesione di detta integrità nell’ambiente od in costanza di lavoro in relazione ad attività anche non collegate direttamente allo stesso come le aggressioni conseguenti all’attività criminosa di terzi, non essendo detti eventi coperti dalla tutela antinfortunistica prevista dal d.p.r. 11241/1965 e giustificandosi l’interpretazione estensiva della predetta norma alla stregua sia dei rilievo costituzionale del diritto alla salute / (art. 32 Cost.), sia dei principi di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 cod. civ.), cui deve ispirarsi anche lo svolgimento del rapporto di lavoro.

Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 18 febbraio 2016, n. 3212 Fatto Con sentenza 22 dicembre 2009, la Corte d’appello di Roma rigettava l’appello di Poste Italiane s.p.a. avverso la sentenza […]

Corte di Cassazione, sezione IV, 21 gennaio 2016, n. 2544. Sussiste la responsabilità della società per la morte del lavoratore ex art. 5 D.Lgs. n. 231 del 2001, nel caso di condotte negligenti degli amministratori, i quali, pur non volendo il verificarsi dell’evento morte o lesioni del dipendente, consapevolmente agiscono, nell’interesse e a vantaggio anche non esclusivo della società, allo scopo di conseguire un risparmio sui costi d’impresa o una massimizzazione dei profitti. Ne consegue che la responsabilità dell’ente per i reati di omicidio colposo o lesioni colpose, commesse da suoi organi apicali con violazione della normativa in materia di sicurezza o igiene del lavoro, può essere esclusa soltanto dimostrando l’adozione ed efficace attuazione di modelli organizzativi e l’attribuzione ad un organismo autonomo del potere di vigilanza sul funzionamento, l’aggiornamento e l’osservanza dei modelli adottati

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE IV SENTENZA 21 gennaio 2016, n. 2544 Svolgimento del processo Il Tribunale di Monza con sentenza 4 giugno 2012: – dichiarava G.M.R. e C.G.P. colpevoli del reato […]

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 27 gennaio 2016, n. 3616. Qualora la ricerca e lo sviluppo delle conoscenze portino alla individuazione di tecnologie più idonee a garantire la sicurezza, non è possibile pretendere che l’imprenditore proceda ad un’immediata sostituzione delle tecniche precedentemente adottate con quelle più recenti e innovative, dovendosi pur sempre procedere ad una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione, purché, ovviamente, i sistemi già adottati siano comunque idonei a garantire un livello elevato di sicurezza

Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 27 gennaio 2016, n. 3616 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 3 febbraio 2016, n. 4501. Per assolvere i doveri in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il datore non è esentato dalla conformità di un macchinario alla legislazione vigente al momento dell’acquisto ma ha l’onere di adeguare i presidi di sicurezza alle nuove acquisizioni tecnologiche e scientifiche; ne consegue che in mancanza di tale adeguamento il datore risponde dell’infortunio del lavoratore avvenuto a causa del macchinario non conforme

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE IV SENTENZA 3 febbraio 2016, n. 4501 Ritenuto in fatto Con sentenza 16.12.2014, la Corte di Appello di Lecce – sezione distaccata di Taranto -, in riforma […]

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 19 gennaio 2016, n. 836. Il datore di lavoro è obbligato a mente dell’art. 2087 c.c. ad assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. La violazione di tale obbligo legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, eccependo l’inadempimento altrui. La protezione, anche di rilievo costituzionale, dei beni presidiati dall’art. 2087 c.c. postula meccanismi di tutela delle situazioni soggettive potenzialmente lese in tutte le forme che l’ordinamento conosce. Dunque, per garantire l’effettività della tutela in ambito civile, non solo azioni volte all’adempimento dell’obbligo di sicurezza o alla cessazione del comportamento lesivo ovvero a riparare il danno subito, ma anche il potere di autotutela contrattuale rappresentato dall’eccezione di inadempimento, rifiutando l’esecuzione della prestazione in ambiente nocivo soggetto al dominio dell’imprenditore. In caso di violazione da parte del datore di lavoro dell’obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087 cod. civ., non solo è legittimo, a fronte dell’inadempimento altrui, il rifiuto del lavoratore di eseguire la propria prestazione, ma costui conserva, al contempo, il diritto alla retribuzione in quanto non possono derivargli conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del datore

SUPREMA CORTE  DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO sentenza 19 gennaio 2016, n. 836 Svolgimento del processo 1.- Con ricorso al Tribunale di Torino D.A.A. ed altri 13 dipendenti della Fiat Group Automobiles Spa […]