falso ideologico in atto pubblico

/Tag: falso ideologico in atto pubblico

Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 17 novembre 2017, n. 52580. Falso ideologico in atto pubblico per i due assessori comunali

Falso ideologico in atto pubblico per i due assessori comunali colpevoli di aver sottoposto alla giunta comunale l'approvazione del progetto esecutivo per la realizzazione del giardino di una scuola materna [...]

Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 16 ottobre 2017, n. 47391. Il delitto, di cui all’articolo 483 c.p. falso ideologico in atto pubblico

Integra il delitto, di cui all'articolo 483 c.p., la condotta di colui che in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, attesta falsamente di non aver mai riportato condanne penali, dovendosi [...]

La presentazione di una dichiarazione di successione contenente indicazioni difformi dal vero integra gli estremi del delitto di falsità ideologica in atto pubblico poiché essa contiene autocertificazioni che, a monte, obbligano il privato a dichiarare il vero. Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 27 aprile 2016, n. 17206.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 27 aprile 2016, n. 17206 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza emessa in data 7.11.2014 la Corte d’Appello di Perugia, in parziale riforma [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 12 febbraio 2016, n. 6062. L’omessa indicazione del momentaneo allontanamento di uno dei componenti della commissione esaminatrice nel verbale relativo ad una prova dell’esame di maturità, attestando così falsamente la costante ed ininterrotta presenza della professoressa allo svolgimento della prova d’esame e vulnerando il valore probatorio dell’atto, integra il delitto di cui all’art. 479 c.p. Il verbale di esame di una commissione esaminatrice costituisce atto pubblico di fede privilegiata, poiché forma la prova del rapporto intersoggettivo svolto fra i pubblici ufficiali, quali esaminatori, e lo studente, quale esaminato

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 12 febbraio 2016, n.6062 Fatto e diritto Con sentenza pronunciata il 4.7.2014 la corte di appello di Palermo confermava la sentenza con cui [...]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 12 giugno 2015, n. 24870. L’art. 479 cod. pen. incrimina la falsità ideologica in atto pubblico descrivendo la fattispecie astratta e realizzando rinvio alle pene stabilite dall’art. 476, sicché non può dirsi indispensabile la contestazione espressa della aggravante di cui all’art. 476 co.2 cod. pen. lì dove la falsità ideologica riguardi un tipo di atto – indicato nella contestazione – che abbia la particolare attitudine probatoria richiesta da tale norma

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 12 giugno 2015, n. 24870 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 9 marzo 2015, n. 9951. Le false dichiarazioni degli invalidi costituiscono falso materiale in scrittura privata, perché tale è la natura delle scritture allegate ai numerosi ricorsi al Prefetto presentati dall’imputato. Tali scritture non sono destinate ad essere trasfuse in alcun atto pubblico destinato a provare la verità dei fatti attestati. Sul punto il delitto previsto dall’art. 483 cod. pen. sussiste qualora l’atto pubblico, nel quale la dichiarazione del privato è trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati e, cioè, quando una norma giuridica obblighi il privato a dichiarare il vero ricollegando specifici effetti all’atto-documento nel quale la dichiarazione è inserita dal pubblico ufficiale ricevente

Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 9 marzo 2015, n. 9951 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza in data 8/5/2014, il Gup di Milano dichiarava non doversi procedere nei [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 16 gennaio 2015, n. 2288. In tema di falso ideologico in atto pubblico, nel caso in cui il pubblico ufficiale, chiamato ad esprimere un giudizio, sia libero anche nella scelta dei criteri di valutazione, la sua attività è assolutamente discrezionale, con la conseguenza che il documento che contiene il giudizio non è destinato a provare la verità di alcun fatto. Tuttavia, se l’atto da compiere fa riferimento anche implicito a previsioni normative che dettano criteri di valutazione si è in presenza di un esercizio di discrezionalità tecnica, che vincola la valutazione ad una verifica di conformità della situazione fattuale a parametri predeterminati, sicché l’atto potrà risultare falso se detto giudizio di conformità non sarà rispondente ai parametri cui esso è implicitamente vincolato

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 16 gennaio 2015, n. 2288 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 09/01/2014, la Corte d'appello di Palermo, per quanto ancora rileva, ha [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 gennaio 2015, n. 496. Non può essere disposta la misura cautelare della confisca per equivalente per il profitto del supposto reato di truffa conseguito da un avvocato grazie all’assegnazione di incarichi professionali senza gara da parte di una società di proprietà della regione

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 8 gennaio 2015, n. 496 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 13 gennaio 2015, n. 1205. Non è configurabile la fattispecie di cui all’art. 483 cod. pen. nel caso in cui siano depositati presso l’ufficio del registro delle imprese, tenuto dai funzionari della Camera di Commercio, bilanci di esercizio di una società non formalmente approvati, non essendovi alcuna norma che conferisca attitudine probatoria all’attività dei suddetti funzionari in ordine al contenuto degli atti di cui ricevono il deposito

  Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 13 gennaio 2015, n. 1205 Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Milano, in data 3 [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 24 novembre 2014, n. 48755. Il memoriale del servizio giornaliero dell’Arma dei Carabinieri, documento al quale afferiscono tutte le imputazioni ad esclusione di quella relativa alla perquisizione eseguita nei confronti dell’imputato, ha natura di atto pubblico, essendo propria di tale documento non solo la funzione di ordine di servizio, ma anche quella di attestazione dell’effettiva esecuzione dell’ordine, e quindi di fatti inerenti all’attività di pubblici ufficiali e della regolarità dello svolgimento delle operazioni a cui gli stessi sono addetti. La falsità penalmente rilevante in un atto pubblico può assumere la forma omissiva non solo, come osservato dal giudice di merito, laddove l’omissione riguardi l’assunzione di dichiarazioni ricevute dal pubblico ufficiale, ma anche, in termini generali, in tutti i casi in cui l’attestazione incompleta, in quanto priva di informazione su determinati accadimenti, attribuisca all’atto un significato complessivamente contrario al vero, in quanto sostanzialmente negativo dell’esistenza di fatti rilevanti. E nella specie non veniva esaminata la rilevanza, ai fini della documentazione dell’attività di servizio di polizia giudiziaria, dell’esecuzione di perquisizioni personali e veicolari, talune delle quali risoltesi nel rinvenimento di sostanze stupefacenti e in un caso caratterizzate da modalità che avevano portato alla causazione di lesioni in danno di uno dei soggetti perquisiti.

Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 24 novembre 2014, n. 48755 Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza impugnata, il Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Cuneo dichiarava [...]

Carica Altri Articoli