Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza dell’1 aprile 2014, n. 7559 ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso 2621-2010 proposto da: CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA FORENSE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DI VILLA PAMPHILI 59, presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato...
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 4 aprile 2014, n. 7982. Propose appello avverso la sentenza del Tribunale di Catania con la quale era stato pronunciato lo scioglimento del suo matrimonio, con obbligo a suo carico di corrispondere alla ex moglie un assegno mensile di Euro 600,00. Secondo l'appellante, non vi sarebbe stata una reale sproporzione tra le posizioni economiche delle parti, in quanto la sua dichiarazione dei redditi del 2004, utilizzata dal Tribunale per affermarla, comprendeva indennità da lui riscosse in relazione alla carica di assessore comunale, ricoperta ben quindici anni dopo la separazione, e poi cessata, mentre la ex moglie godeva di un reddito annuo di Euro 30000,00 ed era proprietaria dell'appartamento nel quale viveva. La Corte d'appello di Catania rigettò il gravame, ritenendo che la documentazione prodotta avesse confermato il divario tra le posizioni economiche delle parti. Confermato il giudizio anche in Cassazione
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 4 aprile 2014, n. 7982 Ritenuto in fatto 1.- P.L. propose appello avverso la sentenza del Tribunale di Catania con la quale era stato pronunciato lo scioglimento del suo matrimonio con L.M.L. , con obbligo a suo carico di corrispondere alla ex moglie un assegno mensile di Euro...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza 1 aprile 2014, n. 7569. Rimesso alle sezioni unite il quesito in merito all'accessorietà o meno del credito derivante dal risarcimento del maggior danno da inadempimento o ritardato per l'omesso o ritardato pagamento dei contributi rispetto all'obbligazione contributiva e la relativa presrizione.
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro ordinanza 1 aprile 2014, n. 7569 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Presidente Dott. VENUTI Pietro – Consigliere Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere Dott. MANNA Antonio – rel. Consigliere Dott. TRIA...
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 4 aprile 2014, n. 7981. La norma contenuta nell'art. 2941, n. 1, c.c., si riferisce alla vincolo coniugale pienamente inteso, con esclusione del regime della separazione personale.
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 4 aprile 2014, n. 7981 Svolgimento del processo 1 – Con atto di precetto notificato in data 10 gennaio 2003 V.M.T. intimava al proprio coniuge B.C. , dal quale si era separata consensualmente nell’anno 1980, il pagamento della somma di Euro 48.842,55, corrispondente alla differenza fra quanto dovuto...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 2885 10 febbraio 2014. È immune da censure la sentenza che abbia escluso la natura subordinata del rapporto intercorso tra un'impresa di vigilanza e un lavoratore che abbia svolto attività di piantonamento solo in via occasionale (peraltro senza divisa e armi), dedicandosi invece alla ricerca di nuovi clienti senza essere sottoposto a controlli, senza vincolo di orario e in autonomia, utilizzando un'autovettura con logo aziendale e telefono cellulare fornito dall'azienda, con compenso determinato in percentuale sugli incassi della società e svolgendo tale attività anche in favore di altre imprese.
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza n. 2885 10 febbraio 2014 Svolgimento del processo La Corte d’Appello di Lecce ha accolto il gravame proposto dall’Istituto di V.I.G. s.p.a. e, in riforma della sentenza del Tribunale di Brindisi, ha respinto integralmente la domanda di Z. volta al conseguimento delle differenze retributive e del T.F.R., maturati...
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 7 aprile 2014, n. 1630. Integra un abuso del processo la contestazione della giurisdizione da parte del soggetto che abbia optato per quella giurisdizione e che, pur se soccombente nel merito, sia risultato vittorioso, in forza di una pronuncia esplicita o di una statuizione implicita, proprio sulla questione della giurisdizione. Alla stregua del principio del divieto di abuso del processo, precipitato del più generale divieto di abuso del diritto e della clausola di buona fede, deve considerarsi inammissibile il motivo di impugnazione con il quale il ricorrente contesti la giurisdizione, da lui stesso adita, al fine di ribaltare l’esito negativo nel merito del giudizio, ponendosi una siffatta prospettazione in palese contrasto con il divieto del venire contra factum proprium e con la regola di correttezza e buona fede prevista dall’art. 1175 c.c.
CONSIGLIO DI STATO sezione III SENTENZA 7 aprile 2014, n. 1630 SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 4065 del 2010, proposto da: Loredana V., Adele V., Laura V., tutte rappresentate e difese dall’Avv. Lorenzo Tizzi, con domicilio eletto presso l’Avv. Bruno Aguglia in Roma, via Cicerone, n. 44; contro Ministero dell’Interno, in persona...
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 19 febbraio 2014, n. 3954. La definizione agevolata della lite in tema di imposta di registro non è possibile qualora non emerga alcuna maggiore imposta da pagare rispetto a quella assolta in sede di registrazione degli atti
Suprema Corte di Cassazione sezione tributaria sentenza 19 febbraio 2014, n. 3954 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MERONE Antonio – Presidente Dott. CHINDEMI Domenico – rel. Consigliere Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere Dott....
Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 20 febbraio 2014, n. 8081. Premessa la natura sanzionatoria della confisca di cui all'articolo 186, comma 2, lettera c), (richiamato dall'articolo 186, comma 7), essa andava applicata obbligatoriamente con la sentenza di patteggiamento, alla luce dell'esplicita dizione della norma laddove e' previsto che con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se e' stata applicata la sospensione condizionale della pena, e' sempre disposta la confisca del veicolo con il quale e' stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato. Nel caso di specie, come esposto dal P.G. nel ricorso, l'imputato risulta proprietario dell'auto, per cui ricorrendo i presupposti di legge, doveva essere disposta la confisca del veicolo
Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 20 febbraio 2014, n. 8081 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ZECCA Gaetanino – Presidente Dott. IZZO Fausto – rel. Consigliere Dott. BLAIOTTA Rocco Marco – Consigliere Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere Dott. DELL’UTRI...
Corte Costituzionale, sentenza n. 80 del 7 aprile 2014. Dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 10-ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi non superiori, per ciascun periodo di imposta, ad euro 103.291,38
Sentenza 80/2014 Giudizio Presidente SILVESTRI – Redattore FRIGO Camera di Consiglio del 12/03/2014 Decisione del 07/04/2014 Deposito del 08/04/2014 Pubblicazione in G. U. Norme impugnate: Art. 10 ter del decreto legislativo 10/03/2000, n. 74. Massime: Atti decisi: ordd. 211 e 274/2013 SENTENZA N. 80 ANNO 2014 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE...
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 4 aprile 2014, n. 7998. Ai fini dell'addebitabilità della separazione, le ammissioni di una parte non possono avere valore di confessione, a norma dell'art. 2730 c.c., vertendosi in tema di diritti indisponibili, ma possono essere utilizzate come presunzioni ed indizi liberamente valutabili in unione con altri elementi probatori ), sempre che, ovviamente, esprimano non opinioni o giudizi o stati d'animo personali, ma fatti obiettivi e, in quanto tali, suscettibili di essere valutati giuridicamente come indice della violazione di specifici doveri coniugali (art. 143 c.c.).
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 4 aprile 2014, n. 7998 Svolgimento del processo Nel giudizio di separazione personale proposto nel gennaio 2005 la sig.ra M.M.L., a sostegno della domanda di addebito, attribuiva la causa della intollerabilità della convivenza al marito sig. C.G., al quale imputava di avere trascurato la famiglia per dedicarsi completamente...