Consiglio di Stato sezione IV sentenza 6 marzo 2015, n. 1145 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE QUARTA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 6000 del 2014, proposto da: Presidenza del Consiglio – Dipartimento della Protezione Civile e Ufficio del...
Categoria: Sentenze – Ordinanze
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 5 marzo 2015, n. 1113. E' illegittimo il rigetto dell'istanza di accesso agli atti opposto da un ente pubblico in relazione a una e-mail che un soggetto ha indirizzato al Presidente dell'ente al fine di segnalare alcuni episodi relativi all'attività lavorativa svolta dal richiedente l'accesso. Il contenuto dell'e-mail in questione non può ritenersi corrispondenza privata dato che il Presidente ha provveduto a rendere edotti gli uffici dell'amministrazione dell'esistenza di tale informativa e così facendo ha reso egli stesso di rilevanza pubblica il documento
Consiglio di Stato sezione VI sentenza 5 marzo 2015, n. 1113 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE SESTA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 10517 del 2014, proposto da: Istituto Nazionale di Astrofisica-Inaf, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 6 marzo 2015, n. 9792. Il responsabile di un industria alimentare, intesa quale esercizio della preparazione, trasformazione, fabbricazione, confezionamento, deposito, trasporto, distribuzione, manipolazione, vendita, fornitura e somministrazione di prodotti alimentari, deve garantire che tali operazioni siano effettuate in modo igienico, gravando diversamente sullo stesso la responsabilità prevista dall'art. 5 della legge 30 aprile 1962 n. 283 che si riferisce a tutti i soggetti che concorrono alla immissione sul mercato di prodotti alimentari destinati al consumo e non conformi alle prescrizioni igienico-sanitarie. Secondo la norma dell'art. 5 della legge 30 aprile 1962 n. 283, i destinatari delle sue disposizioni sono infatti tutti coloro che concorrono alla immissione sul mercato di prodotti destinati al consumo e non conformi alle prescrizioni igienico sanitarie e quindi tanto i fabbricanti che i rivenditori. Questi ultimi, peraltro, sono da riconoscersi esenti da responsabilità, unicamente quando la non ottemperanza ai precetti della legge riguardi i requisiti intrinseci o la composizione dei prodotti, le condizioni interne degli involucri e cioè ogni qualvolta essi non abbiano la possibilità di controllare fa qualità e la condizione del prodotto posto in vendita . Nel qual ultimo caso la responsabilità grava sul produttore, in quanto in caso di accertata difformità della sostanza alimentare posta in vendita dai requisiti di commestibilità prescritti, la responsabilità del rivenditore viene meno (e, dunque, è il produttore a doverne rispondere) quando trattasi di prodotti posti in vendita in confezioni originali, riscontrati affetti da irregolarità attinenti i loro requisiti intrinseci, o la loro composizione, o le condizioni interne dei recipienti (come nel caso di specie, essendo stato rinvenuto un corpo estraneo), in relazione ai quali il rivenditore non ha la possibilità di controllare la qualità o la condizione del prodotto posto in vendita, non potendosi ammettere, da parte di costui, manomissioni del recipiente o dell'involucro
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 6 marzo 2015, n. 9792 Ritenuto in fatto 1. D.S.G. ha proposto ricorso, a mezzo del difensore fiduciario cassazionista, avverso la sentenza del tribunale di RIETI emessa in data 24/09/2013, depositata in data 24/10/2013, con cui il medesimo, all’esito del dibattimento, era stato condannato alla pena condizionalmente...
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 9 marzo 2015, n. 9962. Il mancato esercizio dei potere dei giudice del dibattimento di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova a norma dell'art. 507 cod.proc.pen. (il cui esercizio postula – come condizioni necessarie – l'assoluta necessità dell'iniziativa del giudice, il carattere di decisività della prova e il fatto che non esorbiti dall'ambito delle prospettazioni delle parti: Sez. Un. n. 41281 del 17/10/2006, Rv. 234907) non richiede un'espressa motivazione, quando dalla valutazione delle risultanze probatorie operata dal giudice possa implicitamente evincersi la superfluità di un'eventuale integrazione istruttoria
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 9 marzo 2015, n. 9962 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza pronunciata il 20.05.2013 il Tribunale di Taranto ha condannato l’imputata V.G., concesse le attenuanti generiche, alla pena (sospesa) di € 250 di ammenda, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni, da liquidarsi in...
Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 6 marzo 2015, n. 9855. Ai fini dell'operatività della così detta clausola di equivalenza di cui all'art. 40, cpv. cod. pen., nell'accertamento degli obblighi impeditivi gravanti sul soggetto che versa in posizione di garanzia, l'interprete deve tenere presente la fonte dai cui scaturisce l'obbligo giuridico protettivo, che può essere la legge, il contratto, la precedente attività svolta, o altra fonte obbligante- e, in tale ambito ricostruttivo, al fine di individuare lo specifico contenuto dell'obbligo – come scaturente dalla determinata fonte di cui si tratta – occorre valutare sia le finalità protettive fondanti la stessa posizione di garanzia, sia la natura dei beni dei quali è titolare il soggetto garantito, che costituiscono l'obiettivo della tutela rafforzata, alla cui effettività mira la clausola di equivalenza
Suprema Corte di Cassazione sezione IV sentenza 6 marzo 2015, n. 9855 Ritenuto in fatto 1. Il G.i.p. presso il Tribunale di Milano, con sentenza in data 10.02.2012, resa all’esito di giudizio abbreviato, assolveva C.N. , T.E. e Pa.St. dal reato di omicidio colposo loro ascritto, per non aver commesso il fatto. Agli odierni imputati,...
Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 6 marzo 2015, n. 9863. Premessa la volontarietà della condotta necessaria ai fini del controllo, la mancata adeguata espirazione, cui consegue l'emissione di scontrino indicante la dicitura (ma con indicazione del tasso alcolemico), in assenza di fattori condizionanti l'emissione di aria (quali patologie atte a incidere sulle capacità respiratorie del soggetto), non può essere ritenuta tale da rendere l'esito dell'esame inattendibile. Ne consegue che, nella descritta situazione, alternativamente, o gli esiti dell'esame sono ritenuti idonei a fondare il giudizio di responsabilità per il reato contestato, secondo l'esito del test effettuato, o conducono a ritenere configurabile il reato di cui all'art.186, comma 7, cod. strada in ragione della dimostrata indisponibilità del soggetto a sottoporsi validamente all'accertamento
Corte di Cassazione sezione IV sentenza 6 marzo 2015, n. 9863 Ritenuto in fatto 1. La Corte di Appello di Torino, con sentenza del 3/04/2014, riformando la formula assolutoria pronunciata in primo grado dal Tribunale di Alba in esito a giudizio abbreviato, ha riqualificato il fatto come violazione dell’art.186 lett. a) d.lgs. 30 aprile 1992,...
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 9 marzo 2015, n. 4663. Ai fini di cui all'art. 2051 cod. civ., il caso fortuito può essere integrato anche dalla colpa del danneggiato
Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 9 marzo 2015, n. 4663 Svolgimento del processo È stata depositata la seguente relazione: «1. A.B. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Cagliari, il Comune di quella città, chiedendo il risarcimento dei danni conseguenti ad una caduta verificatasi in ora notturna e dovuta alla presenza di una...
Corte di Cassazione, sezione II, 2 marzo 2015, n. 4161. Allorché si esperiscano i rimedi riparatori di cui all'art. 1668, 1 co., c.c. il committente deve conseguire la medesima utilità economica che avrebbe ottenuto se l'inadempimento della appaltatore non si fosse verificato, utilità puntualmente correlata, nei rigorosi limiti del valore dell'opera o del servizio oggetto del contratto, al quantum necessario per l'eliminazione dei vizi e delle difformità che l'opera o il servizio prefigurati in contratto abbiano palesato ovvero al quantum monetario per cui gli stessi vizi e difformità incidano sull'ammontare del corrispettivo in danaro pattuito; giammai invero i rimedi ex art. 1668, 1 co., c.c. possono risolversi nell'acquisizione di un'utilità economica eccedente i termini anzidetti
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE II SENTENZA 2 marzo 2015, n. 4161 Svolgimento del processo Con ricorso a questa Corte l’”Ambiente” s.r.l. esponeva: che aveva ricevuto in appalto dalla “Confraternita di S. Maria di Loreto”, giusta contratto siglato in data 29.5.1996, la sistemazione della pavimentazione del settore omissis) ; che, eseguiti i lavori, la committente aveva...
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 2 marzo 2015, n. 1026. La discrezionalità tecnica è suscettibile di sindacato da parte del giudice amministrativo nell'ipotesi in cui emerga la carenza di istruttoria, la incompletezza del procedimento logico valutativo o la sua manifesta irragionevolezza
Consiglio di Stato sezione III sentenza 2 marzo 2015, n. 1026 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE TERZA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 8203 del 2014, proposto da: Co.Fr. quale titolare della Farmacia sita in Campi Salentina, via (…), rappresentata...
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 2 marzo 2015, n. 1018. Ai fini della idoneità al servizio nell'ambito del pubblico impiego, la valutazione della Commissione Medica Ospedaliera in sede amministrativa e la consulenza medica di ufficio possono agire tecnicamente sullo stesso piano quanto all'accertamento della malattia e dello stato fisico del paziente, ma non con riferimento alla verifica di idoneità al servizio. In relazione a tale verifica, invero, le valutazioni dell'organo amministrativamente preposto devono presumersi, salva la prova contraria, basate su maggiore preparazione e competenza, stante la conoscenza dei requisiti richiesti dal servizio e la necessaria uniformità dei parametri da adottare, a meno che la stessa perizia non metta in luce violazioni dei parametri normativamente previsti, palesi illogicità o errori nei presupposti
Consiglio di Stato sezione III sentenza 2 marzo 2015, n. 1018 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE TERZA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 3240 del 2014, proposto da: Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata...