Articolo

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 30 aprile 2015, n. 18220. Il soggetto che in stato di ebbrezza conduce l’auto contromano e crea un incidente mortale non è imputabile a titolo di dolo eventuale per via della sola temerarietà della sua condotta. È necessario, invece, ricercare quegli elementi che leghino in maniera diretta e inequivocabile la condotta con l’accettazione del rischio di uccidere qualcuno. La Cassazione ha così fatto applicazione dei principi elaborati dalla sentenza Thyssen delle sezioni Unite al caso del noto imprenditore che guidando in autostrada sotto l’effetto di sostanze alcoliche e contromano aveva provocato la morte di 4 ragazzi investendo l’auto su cui essi viaggiavano. I giudizi di merito avevano riconosciuto il dolo eventuale, ma la Cassazione, rinviando ad altra sezione della corte d’Appello, ha ritenuto errato il ragionamento seguito e ha fissato dei paletti interpretativi molto rigidi affinché possa essere ritenuto integrato nella fattispecie il dolo eventuale anziché la colpa cosciente

Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 30 aprile 2015, n. 18220 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CORTESE Arturo – Presidente Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere Dott. LA POSTA Lucia – Consigliere Dott. CASA Filippo – Consigliere Dott....

Articolo

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 28 aprile 2015, n. 17681. È possibile contestare l’associazione mafiosa a un presunto affiliato a prescindere dalla prova del suo ingresso formale nel clan, attraverso la valorizzazione degli elementi di prova sostanziali che indicano l’utilizzo del metodo mafioso. La Cassazione, chiamata da un presunto boss a decidere contro un’ordinanza di custodia cautelare, ha così interpretato l’articolo 416 bis del Cp.

Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 28 aprile 2015, n. 17681 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ESPOSITO Antonio – Presidente Dott. LOMBARDO Luigi Giovann – Consigliere Dott. PELLEGRINO Andrea – Consigliere Dott. BELTRANI Sergio – Consigliere Dott. DI...

Articolo

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 27 aprile 2015, n. 17655. La creazione di un pericolo fittizio dal quale proteggere la vittima dell’inganno facendosi consegnare somme di denaro è inquadrabile nel delitto di truffa (articolo 640 del Cp) e non invece nei più gravi reati di concussione (articolo 317 del Cp) o induzione indebita (articolo 319 quater del Cp). La Cassazione ha precisato il giusto reato da applicare nei confronti di un carabiniere e di un suo complice che si fingeva tale i quali inventando un falso pericolo avevano offerto la loro protezione alla persona offesa in cambio di denaro. Per la Corte in questo caso non si configura la concussione perché la persona offesa non paga perché teme un danno ingiusto che può derivare da un uso distorto del potere; non si configura l’induzione indebita perché la vittima non si trova nella condizione di assoggettamento alla potestà; ma si configura la meno grave ipotesi di truffa perché l’aspettativa di un interessamento per risolvere la falsa situazione di pericolo è generata da artifici e raggiri

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 27 aprile 2015, n. 17655 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. AGRO’ Antonio S. – Presidente Dott. ROTUNDO Vincenzo – Consigliere Dott. PETRUZZELLIS Anna – rel. Consigliere Dott. DI STEFANO Pierluigi – Consigliere...

Articolo

Corte di Cassazione, sezione II, ordinanza 21 aprile 2015, n. 16634. È stata rimessa alle sezioni Unite la questione dell’efficacia retroattiva delle notificazioni via Pec effettuate dagli uffici giudiziari nel periodo sperimentale precedente all’entrata in vigore della legge 228/2012. Il caso di specie riguardava il decreto di fissazione dell’udienza dinanzi al tribunale del riesame che era stato notificato al difensore dell’imputato esclusivamente in via telematica mediante Pec.

Suprema Corte di Cassazione sezione II ordinanza 21 aprile 2015, n. 16634 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. FIANDANESE Franco – Presidente Dott. GALLO Domenic – Consigliere Dott. DIOTALLEVI G. – rel. Consigliere Dott. CERVADORO Mirella – Consigliere Dott. CARRELLI...

Articolo

Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 15 maggio 2015, n. 2489. E’ inammissibile l’appello proposto senza il patrocinio di alcun difensore, nel caso in cui l’appellante non risulti aver dedotto o comunque dimostrato di essere titolare della qualità per esercitare il relativo ufficio, in tal modo violando l’art. 101, comma 1°, del c.p.a., ai sensi del quale l’appello deve riportare la sottoscrizione del ricorrente, se sta in giudizio personalmente ai sensi dell’articolo 22, comma 3°, a norma del quale la parte o la persona che la rappresenta, quando ha la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore, oppure del difensore con indicazione, in questo caso, della procura speciale rilasciata anche unitamente a quella per il giudizio di primo grado. Nel giudizio amministrativo innanzi al Consiglio di Stato, inoltre, le parti devono avvalersi obbligatoriamente del ministero di avvocati ammessi al patrocinio presso le giurisdizioni superiori; costituisce eccezione a detta regola la possibilità della difesa personale prevista dall’art. 23 del c.p.a.

Consiglio di Stato sezione V sentenza 15 maggio 2015, n. 2489 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE QUINTA ha pronunciato la presente SENTENZA ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm. sul ricorso in appello numero di registro generale 4089 del 2015, proposto dal signor Ma.Di.,...

Articolo

Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 13 maggio 2015, n. 2400. Nella procedura di gara è inapplicabile una formula matematica di attribuzione del punteggio che individui la migliore offerta pari a zero perché equivale ad una mancata offerta e questo comporta un difetto di elemento essenziale dell’offerta economica

Consiglio di Stato sezione III sentenza 13 maggio 2015, n. 2400 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE TERZA ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 3972 del 2014, proposto da: Co., in proprio e quale mandataria dell’ATI con IN. spa, in persona...