SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE IV SENTENZA 17 dicembre 2014, n. 52455 Ritenuto in fatto Con sentenza resa in data 27/5/2013, la Corte d’appello di Genova ha confermato la decisione in data 14/3/2001 con la quale il Tribunale di La Spezia ha condannato C.L. , B.S. e D.R. alla pena di sei mesi di reclusione...
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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 19 gennaio 2015, n. 2324. Quando sia stata indicata la data dell'udienza per l'esame dei testi, la loro omessa citazione ad opera della parte che li ha introdotti o ha interesse al loro esame comporta la decadenza dalla relativa prova. Il potere organizzativo della gestione delle udienze, quando la complessità del processo renda già dal suo inizio prevedibile l'impossibilità di concluderne la trattazione in giornata, non solo trova specifica fonte normativa negli artt. 468.2, 495 e 496 cod.proc.pen. ma risulta, sul piano sistematico, del tutto coerente sia al principio costituzionale della ragionevole durata del processo sia alle caratteristiche strutturali essenziali del processo di merito di primo grado (oralità ed immediatezza dell'assunzione delle prove), che sarebbero del tutto vanificate se la concreta gestione di tale assunzione venisse lasciata al sostanziale ed insindacabile arbitrio delle parti del processo. Né l'attribuire conseguenze specifiche, e sistematicamente coerenti, all'omessa citazione per un'udienza tempestivamente indicata e concordata dei testi introdotti dalla parte potrebbe configurare alcuna incompatibilità con esigenze di tutela riconducibili ai principi del processo giusto (ex art. Ili Cost.) o equo (art. 6 Cedu)
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 19 gennaio 2015, n. 2324 Considerato in fatto 1. Con sentenza del 5.7.2013 la Corte d’appello di Firenze ha confermato la condanna di Z.L. e C.M. per reato continuato ex artt. 336 e 337 cod. pen. e 4 legge 110/1975 (entrambi), nonché 56, 582, 583, 61 n. 2...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 7 gennaio 2015, n. 59. Omesso versamento INPS; la pubblica accusa può assolvere l'onere probatorio che sul PM incombe, sia mediante il ricorso a prove documentali (in particolare, i cosiddetti modelli DM/10 trasmessi dal datore di lavoro all'INPS) e testimoniali, sia mediante il ricorso alla prova indiziaria, mentre compete alla difesa dimostrare il mancato pagamento delle stesse, non essendo sufficiente a destituire di fondamento la prova, anche indiziaria, fornita dall'accusa, la mera, labiale, affermazione del datore di lavoro di non averle corrisposte
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 7 gennaio 2015, n. 59 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. TERESI Alfredo – Presidente Dott. AMORESANO Silvio – rel. Consigliere Dott. GAZZARA Santi – Consigliere Dott. ANDREAZZA Gastone – Consigliere Dott. MENGONI...
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 31 dicembre 2014, n. 27565. Per la S.C. errata e' la considerazione che non si possano configurare i presupposti per la costituzione di servitu' coattiva di passaggio quando e per la sola circostanza che i terreni di una zona gia' "sono edificati e raggiungibili da attraverso una rete di strade che si e' formata gia' nel tempo con caratteristiche evidentemente diverse da quelle ora imposte dal piano regolatore". Con la decisione del Giudice di appello si e', infatti, ritenuto che il fondo medesimo avesse gia' una strada a proprio servizio e che la medesima strada (anche se di carreggiata inferiore a quella prevista PRG Aosta) era tale da consentire comunque l'uscita sulla via pubblica e cio' anche per il transito di veicoli a trazione meccanica e che, pertanto, "mancavano i presupposti per la costituzione di servitu' coattiva di passaggio". Per la Cassazione la pianificazione urbanistica riservata alla P.A. ben puo', come in ipotesi, prevedere una particolare sezione delle strade di urbanizzazione (sezione "misurata a partire dal loro inserimento nella maglia delle strade pubbliche, non inferiore a metri lineari 3,60") o una particolare pendenza del loro tracciatoi cosi' come stabilito dalle invocate norme di attuazione del locale P.R.G.. In tal caso la necessita' dell'adeguamento dimensionale alle prescritte normative urbanistiche configura i presupposti per la creazione della costituzione coattiva di servitu' cosi' come richiesta in causa.
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 31 dicembre 2014, n. 27565 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ODDO Massimo – Presidente Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere Dott. MATERA Lina – Consigliere Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere Dott. ORICCHIO Antonio...
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 5 gennaio 2015, n. 13. Reputato irrilevante la "inagibilita'" dell'arma dedotta nei motivi di appello, considerato che il reato di detenzione e porto illegale sussiste anche quando l'arma sia scarica, ossia priva di munizionamento. Per la Cassazione, la motivazione del giudice di appello e' giuridicamente corretta e priva di vizi logici. In presenza di un verbale che descrive l'arma sequestrata all'imputato come un fucile da caccia di cui indica marca e modello, e non contiene alcuna annotazione circa una completa inservibilita' o assoluta inefficienza dell'arma per causa non agevolmente rimovibile, non sussisteva alcuna ragione per cui il giudice di merito dovesse disporre una perizia per verificare l'attitudine all'impiego dell'arma a norma dell'arti della Legge n. 895 del 1967.
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 5 gennaio 2015, n. 13 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SIOTTO Maria C. – Presidente Dott. CAIAZZO Luigi Pietro – Consigliere Dott. TARDIO Angela – Consigliere Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere Dott....
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 5 gennaio 2015, n. 5. Siccome non è stata ancora esercitata, la delega al Governo (contenuta nella legge 67/2014) volta ad abrogare, rendendolo un illecito amministrativo, il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio italiano, non è idonea a scriminare le condotte che dunque restano sanzionabili
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 5 gennaio 2015, n. 5 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CORTESE Arturo – Presidente Dott. DI TOMASSI Mariastefan – rel. Consigliere Dott. CAVALLO Aldo – Consigliere Dott. CAPRIOGLIO Piera Maria S. –...
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 5 gennaio 2015, n. 53.
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 5 gennaio 2015, n. 53 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DI VIRGINIO Adolfo – Presidente Dott. PAOLONI Giacomo – Consigliere Dott. VILLONI Orlando – Consigliere Dott. DI SALVO Emanuele – Consigliere Dott....
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 5 gennaio 2015, n. 40. E' ammissibile il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di somme di denaro che costituiscono profitto di reato, sia nel caso in cui la somma si identifichi proprio in quella che e' stata acquisita attraverso l'attivita' criminosa, sia quando sussistono indizi per i quali il denaro di provenienza illecita risulti depositato in banca, ovvero investito in titoli, trattandosi di assicurare cio'che proviene dal reato e che si e' cercato di occultare. In tema di bancarotta fraudolenta, e' legittimo il sequestro preventivo di conti correnti e depositi di titoli, pertinenti alle vicende di una societa' dichiarata fallita, quando il pericolo derivante dalla libera disponibilita' delle cose sottratte o delle risorse economiche frutto della loro alienazione, presenti i requisiti della concretezza e della attualita', nel senso che in seguito alla consumazione del reato possano prodursi conseguenze ulteriori, connotate in termini di antigiuridicita', in quanto consistenti nel volontario aggravarsi o protrarsi dell'offesa al bene protetto, in rapporto di stretta connessione con la condotta penalmente illecita perseguita; e', pertanto, legittimo il sequestro preventivo preordinato all'esigenza di fermare la circolazione del denaro e dei beni fungibili che siano acquisiti dagli indagati in condizioni di presunta antigiuridicita', anche per consentire, nell'ambito del procedimento penale per bancarotta, la verifica definitiva della riferibilita' delle somme sequestrate all'attivita' di sottrazione di beni e risorse della societa' fallita
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 5 gennaio 2015, n. 40 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CORTESE Arturo – Presidente Dott. ROCCHI Giacomo – Consigliere Dott. BONI Monica – rel. Consigliere Dott. MAGI Raffaello – Consigliere Dott. CENTONZE...
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 30 dicembre 2014, n. 53850. Il legittimo impedimento che non permette la presenza fisica dell'arrestato all'udienza non è ostativo alla richiesta di convalida dell'arresto e contestuale giudizio direttismo
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 30 dicembre 2014, n. 53850 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. AGRO’ Antonio S. – Presidente Dott. LEO Guglielmo – Consigliere Dott. CITTERIO Carlo – rel. Consigliere Dott. PETRUZZELLIS Anna – Consigliere Dott....
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 13 gennaio 2015, n. 1186. Il mancato o inesatto adempimento da parte del difensore di fiducia dei doveri funzionali (ivi inclusa la proposizione di eventuali impugnazioni) a qualsiasi causa ascrivibile non è idoneo ad integrare ipotesi di caso fortuito e di forza maggiore (che si manifestano come eventi impeditivi non altrimenti superabili) legittimanti la restituzione in termini ex art. 175 c.p.p. Tale inadempimento si traduce, infatti, in una falsa rappresentazione della realtà, vincibile mediante la normale diligenza ed attenzione, non potendosi escludere -sia pure in via presuntiva- l'esistenza di un onere dell'assistito di vigilare sull'esatta o corretta osservanza dell'incarico conferito, nelle ipotesi in cui il controllo sull'adempimento del mandato difensivo non sia impedito al comune cittadino da un quadro normativo di riferimento caratterizzato da particolare complessità.
Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 13 gennaio 2015, n. 1186 Fatto e diritto 1. Con decreto penale del 31.1.2007 il g.i.p. del Tribunale di Taranto condannava M.R., difeso di ufficio, alla pena di euro 1.340 di multa per il reato di omessa somministrazione dei mezzi di sussistenza in favore della moglie e dei...