Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 13 aprile 2016, n. 7313 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente Dott. MANNA Antonio – Consigliere Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere Dott. RIVERSO...
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Condanna per il datore che lasci lavorare il dipendente senza cuffie per attutire il rumore e che a seguito di ciò contragga ipoacusia e altre patologie legate, per l’appunto, alla mancata predisposizione di adeguate misure di sicurezza. Nonostante le più recenti decisioni abbiano riconosciuto anche una responsabilità del prestatore in caso di infortuni sul lavoro, non sia possibile non riconoscere una responsabilità per l’imprenditore che faccia lavorare un proprio dipendente nella sala macchine di una motonave con protezioni inadeguate a tutela della salute. Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 12 aprile 2016, n. 7125.
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 12 aprile 2016, n. 7125 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere Dott. BERRINO Umberto – Consigliere...
Poiche’ il diritto di prelazione e di riscatto agrari costituiscono ipotesi tassative, regolate dalla legge e non suscettibili di interpretazione estensiva, i diritti di prelazione e di riscatto del confinante, previsti dalla L. n. 817 del 1971, articolo 7, comma 2, n. 2), non spettano al socio della societa’ semplice, affittuaria del fondo rustico, ancorche’ il socio sia anche comproprietario del fondo, dal momento che la norma richiede la coincidenza tra la titolarita’ del fondo e l’esercizio dell’attivita’ agricola, nella specie riferibile alla societa’. Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 25 marzo 2016, n. 5952.
Suprema Corte di Cassazione sezione III sentenza 25 marzo 2016, n. 5952 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente Dott. AMBROSIO Annamaria – rel. Consigliere Dott. SESTINI Danilo – Consigliere Dott. RUBINO Lina – Consigliere Dott. CIRILLO...
Ai fini della configurabilità dell’aggravante della minaccia commessa con armi nella commissione della rapina, ciò che conta è l’effetto intimidatorio che deriva sulla persona offesa dall’uso di un oggetto che abbia l’apparenza esteriore dell’arma, in quanto tale effetto intimidatorio è dipendente non dalla effettiva potenzialità offensiva dell’oggetto adoperato, ma dal fatto che esso abbia una fattezza del tutto corrispondente a quella dell’arma vera e propria cosicché possa incutere il medesimo timore sulla persona offesa. Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 20 aprile 2016, n. 16366.
Suprema Corte di Cassazione sezione II sentenza 20 aprile 2016, n. 16366 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza 13 gennaio 2015, la Corte di Appello di Napoli ha confermato la dichiarazione di penale responsabilità dell’imputato M.S. pronunciata dal GIP presso il Tribunale di Napoli Nord in data 12/3/2014 rideterminando la pena previa concessione delle circostanze...
Il cd. secondary meaning, il quale, secondo il senso letterale dell’espressione (“significato secondario”, inteso sia come successivo, sia come aggiunto) e le ricostruzioni degli interpreti, si verifica tutte le volte in cui un segno, originariamente sprovvisto di capacità distintiva per genericità, mera descrittività o mancanza di originalità, si trovi ad acquistare, in seguito, tali capacità, in conseguenza del consolidarsi del suo uso sul mercato. Tale fenomeno è stato elaborato ai fini della cd. riabilitazione o convalidazione del segno originariamente privo di capacità distintiva perché mancante di originalità, in quanto generico o descrittivo, e che, tuttavia, finisce con il riceverla dall’uso: esso, pertanto, pur a volte utilizzato al fine di cogliere ogni evoluzione della capacità distintiva (anche come rafforzamento della capacità distintiva del marchio in origine debole), ricorre propriamente quando il marchio descrittivo divenga successivamente distintivo attraverso la diffusione, la propaganda e la pubblicità. In tale ipotesi, l’ordinamento recepisce il dato di fatto dell’acquisizione successiva e “secondaria” della “distintività”, attraverso un meccanismo di “convalidazione” del segno, espressamente previsto dalla legge marchi nella formulazione successiva alla novella di cui al d.lgs. n. 480/1992, con l’inserimento, ad opera di quest’ultimo, dell’art. 47-bis l. Mar. (v. ora art. 13 c.p.i.). La modifica introdotta dal d.lgs. n. 480/1992 abbia codificato un principio già affermato in giurisprudenza, secondo cui può divenire valido un marchio che, pur originariamente privo di carattere distintivo, tale carattere abbia acquisito nel tempo per l’uso che ne sia stato fatto. In sostanza, è soprattutto per effetto dell’elevata diffusione commerciale, a sua volta sovente dipendente da massicci investimenti pubblicitari ed azzeccate strategie di marketing, che un marchio inizialmente privo di capacità distintiva può acquistarla. Massicce attività di pubblicizzazione del marchio possono indurre ad una radicale trasformazione della sua percezione distintiva nel mercato dei consumatori, nel quale si sia diffusa l’identificazione del prodotto contraddistinto dal marchio, sebbene questo consti in origine di un termine generico. L’esito del processo comporta la possibilità per il titolare del marchio di agire in contraffazione. Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 aprile 2016, n. 7738
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 19 aprile 2016, n. 7738 Svolgimento del processo La Corte d’appello di Milano con sentenza del 25 agosto 2011, respingendo gli appelli principale ed incidentale, ha confermato la decisione del Tribunale di Milano del 5 novembre 2008, la quale aveva dichiarato, accogliendo la domanda riconvenzionale di Industrie Cartarie...
Le condotte legalmente predeterminate che, alternativamente o congiuntamente, costituiscono la fattispecie criminosa di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù hanno tutte in comune lo stato di sfruttamento del soggetto passivo, ed implicano per loro natura il maltrattamento del soggetto passivo, a prescindere dalla percezione che questi ne abbia, sicché non può ritenersi, in ragione del principio di consunzione, il concorso con il reato di maltrattamenti in famiglia, che può, invece, ritenersi sussistente solo nel caso di assenza di una condizione di integrale asservimento ed esclusiva utilizzazione del minore ai fini di sfruttamento economico, quando la condotta illecita sia continuativa e cagioni al minore sofferenze morali e materiali. Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 14 aprile 2016, n.15632.
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 14 aprile 2016, n.15632 Ritenuto in fatto La Corte di Assise di Appello di Roma, con sentenza dell’8 maggio 2015, ha parzialmente riformato la sentenza della Corte di Assise di Roma del 19 marzo 2014 ed ha mantenuto ferma la condanna alla pena ritenuta di giustizia di K.H....
Nelle ipotesi di danno cagionato da animali, la rilevanza del fortuito deve essere apprezzata sotto il profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre ad un elemento esterno, anziché all’animale che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi. Nelle ipotesi di danno cagionato da animali, al caso fortuito è riconducibile anche la colpa del danneggiato, che, però, per avere effetti liberatori, deve consistere in un comportamento cosciente che assorba l’intero rapporto causale, e cioè in una condotta che, esponendo il danneggiato al rischio e rendendo questo per ciò stesso concreto, si inserisca in detto rapporto con forza determinante. Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 21 aprile 2016, n. 8042.
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III SENTENZA 21 aprile 2016, n.8042 Motivi della decisione La Corte ha affermato che i verbali di s.i.t. rese poco dopo il fatto dal T. e dal C. inducevano a ritenere che fosse stato il cavallo di quest’ultimo a scalciare, precisando che ‘le dichiarazioni di T. ai Carabinieri, valutate nel...
L’espressione in questione “ti restano pochi giorni” (del tutto equivalente a quella “devi morire’, di cui a Sez. 5, 10.4.2010 De Ceglie, non massimata) se, in astratto, è inidonea a configurare gli estremi della minaccia – perché si perfezioni il delitto di minaccia, è necessario che l’agente prospetti un male ingiusto che, quand’anche non proveniente da lui, dipenda dalla sua volontà – può assumere, nel particolare contesto in cui è stata pronunciata od in ragione di peculiari modalità della vicenda o della qualità delle persone coinvolte, il contenuto della minaccia, ove l’evento morte possa, plausibilmente e realisticamente, prospettarsi come riconducibile alla volontà dell’agente. Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 14 aprile 2016, n. 15646
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 14 aprile 2016, n. 15646 Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza indicata in epigrafe, il Tribunale di Perugia-sezione distaccata di Assisi riformava la sentenza del 9 marzo 2011 del Giudice di pace di Assisi, dichiarando G.F. colpevole dei reato di minaccia in danno di Clemente Lori e,...
In tema di delitti contro la persona, per distinguere il reato di lesione personale da quello di tentato omicidio, occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell’agente sia alla differente potenzialità dell’azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall’idoneità dell’arma impiegata nonché dalle modalità dell’atto lesivo. Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 14 aprile 2016, n. 15479.
Suprema Corte di Cassazione sezione I sentenza 14 aprile 2016, n. 15479 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 13 dicembre 2013, il Tribunale di Roma, dichiarava R.U. responsabile dei reati di tentato omicidio ai danni di C.E. e della propria moglie S.R. e, unificati gli stessi sotto il vincolo della continuazione, esclusa l’aggravante di...
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 19 aprile 2016, n. 16141. Nelle ipotesi di abolitio criminis di cui al d.lgs. n. 7/2016 è precluso al giudice penale, nel giudizio di impugnazione, disporre in ordine alle statuizioni civili. Tale decreto, invero, prevede che, in tali ipotesi, sia competente a decidere il giudice civile che, peraltro, può applicare una sanzione civile in caso di accoglimento della domanda risarcitoria
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 19 aprile 2016, n. 16141 Ritenuto in fatto Con sentenza deliberata il 30/03/2015, il Tribunale di Taranto ha confermato la sentenza in data 24/07/2014 con la quale il Giudice di pace di Taranto aveva dichiarato R.R. colpevole dei reato di ingiuria in danno di S.C., condannandolo alla pena...