L’accordo raggiunto tra il professionista e il Comune per la progettazione di lavori di urbanizzazione ha un suo valore giuridico e, quindi può considerarsi valido, solo se il finanziamento legato all’esecuzione dei lavori sia approvato. In caso contrario il professionista non può pretendere la parcella per il mancato avveramento di una condizione fondamentale quale per...
Categoria: Corte di Cassazione
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 19 maggio 2016, n. 10318.
Le norme dei regolamenti edilizi che fissano le distanze tra le costruzioni in misura diversa da quelle stabilite dal codice civile, infatti, in virtu’ del rinvio contenuto nell’articolo 873 c.c., hanno portata integrativa delle disposizioni dettate in materia dal codice civile; e tale portata non si esaurisce nella sola deroga alle distanze minime previste dal...
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 18 maggio 2016, n. 10252
In base al fondamentale ed inderogabile principio dell’immutabilità delle ragioni del recesso, il datore di lavoro non ha l’onere di specificare dettagliatamente le giornate di assenza del dipendente ma se lo fa (come nel caso in esame visto che nella lettera di recesso era stato allegato un prospetto indicante le assenze effettuate) non può poi,...
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 18 maggio 2016, n. 10192
Nell’avviso di liquidazione avente ad oggetto il recupero delle maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale fondate sull’accertamento della decadenza dall’agevolazione d’imposta abitualmente denominata come “prima casa”, l’Ufficio é tenuto ad esplicitare il presupposto di fatto che avrebbe dovuto giustificare, in diritto, l’attribuzione all’abitazione in oggetto della qualifica di abitazione di lusso in relazione a...
Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 19 maggio 2016, n. 21021
Al fine dell’accertamento dell’idoneità dell’espressione utilizzata a ledere il bene protetto dalla fattispecie incriminatrice di cui all’art. 595 c.p., occorre fare riferimento ad un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell’offeso e dell’offensore nonché al contesto nel quale detta espressione sia pronunciata; nel contempo è necessario considerare che l’uso di un linguaggio meno...
Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 23 maggio 2016 10612, n.10612
La qualificazione di una disposizione testamentaria, nel caso di specie quale sostituzione fedecommissaria o lascito sottoposto a condizione, costituisce quaestio voluntatis; il giudice è tenuto pertanto ad indagare l’effettiva volontà testamentaria, anche attraverso la valutazione dell’insieme delle espressioni usate dal de cuius. SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE II CIVILE SENTENZA 23 maggio 2016 10612, n.10612...
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 6 maggio 2016, n. 18954
Il rinvio dell’articolo 324, comma 7, ai commi 9 e 9-bis dell’articolo 309 c.p.p. comporta, per un verso, l’applicazione integrale della disposizione di cui al comma 9-bis e, per altro verso, l’applicazione della disposizione del comma 9 in quanto compatibile con la struttura e la funzione del provvedimento applicativo della misura cautelare reale e del...
Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 3 maggio 2016, n. 18478
L’intervenuta abrogazione della fattispecie di reato prevista dall’art. 485 c.p. operata dal legislatore attraverso l’art. 1 del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, determinando il venir meno della possibilità di una pronuncia definitiva di condanna agli effetti penali perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, comporti conseguentemente il venir meno del...
Corte di Cassazione, sezione I penale, sentenza 2 maggio 2016, n. 18162
Ai fini della concessione del beneficio della continuazione del reato la ludopatia non è assimilabile alla tossicodipendenza. Anche se la cura della ludopatia è entrata tra le patologie inserite nei «livelli essenziali di assistenza», essa resta comunque non assimilabile, ai fini della concessione del beneficio della continuazione del reato, alla tossicodipendenza Suprema Corte di Cassazione...
Corte di Cassazione, sezione VI civile, sentenza 12 maggio 2016, n. 9707.
In tema di radiofonia mobile, l’abrogazione dell’art. 318 del dpr n.156/1973ad opera dell’art. 218 del dlgs. N.259/2003 non ha fatto venire meno l’assoggettabilità dell’uso del telefono cellulare alla tassa governativa di cui all’art. 21 della tariffa allegata al dpr n.641/1972, in quanto la relativa previsione è riprodotta nell’art. 160 del dlgs. n.259 cit. Va esclusa...




