La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31431 del 6 dicembre 2024, ha affrontato una questione procedurale delicata: come si impugna una decisione relativa alla liquidazione dei compensi di un avvocato? In questi casi, infatti, si utilizza spesso il rito sommario di cognizione (articolo 702bis del Codice di procedura civile), che prevede l'ordinanza come forma di provvedimento e un determinato tipo di impugnazione.
Tuttavia, la Corte ha chiarito che non è tanto importante il rito che avrebbe dovuto essere utilizzato, quanto piuttosto il rito che il giudice ha effettivamente seguito. Se, ad esempio, il giudice ha consapevolmente trattato la causa con il rito ordinario di cognizione, emettendo una sentenza, anche se questa scelta è errata, l'impugnazione dovrà seguire le regole previste per il rito ordinario, ossia l'appello.
Questo principio si basa sulla "apparenza e ultrattività del rito": in altre parole, la forma del provvedimento adottato dal giudice, sia essa sentenza o ordinanza, determina il percorso di impugnazione, anche se tale forma è frutto di una scelta errata. Ciò che conta, in definitiva, è la forma che il giudice ha scelto di dare al provvedimento, in quanto essa indica la sua intenzione di seguire un determinato iter processuale.






